CHIAPAS L'ALTRA GUERRA

Lei è una combattente zapatista. Parla la lingua tzotzil. Un idioma incomprensibile per la maggioranza dei messicani. Un linguaggio, fra gli altri, che molti non hanno voluto capire...

Al principio fu l'immagine... la televisione: il mezzo ideale per farci conoscere le buone notizie del salinismo riformatore, del liberismo sociale, modernizzatore e audace.

CSG - "Solidarietà" vuole dire ospedali e scuole pubbliche, registro della proprietà, acqua potabile, elettricità e servizi pubblici. Ma va oltre. Alcuni si chiedono: che cos'è il Trattato del Libero Commercio che abbiamo siglato adesso? Non c'è un lavoro più piccolo né contributo minore alla nuova grandezza messicana. Dopo tanti anni di crisi nelle campagne, abbiamo promosso una nuova riforma agraria propria dei contadini, fatta da loro e per loro.

- I problemi della terra e dell'articolo costituzionale n. 27 sono le cose più dolorose per noi tutti, contadini indigeni. Lì abbiamo sentito che si chiudevano le porte e abbiamo dovuto prendere una decisione...

E così alcuni hanno deciso di non aspettare più il seguente discorso televisivo...

Sono appena i primi minuti dell'anno 1994 in San Cristobal de Las Casas, Chiapas.

Queste donne e questi uomini fanno parte dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Oltre a San Cristobal hanno occupato militarmente Ocosingo, Altamirano, Margaritas e Chanal.

Si propongono di deporre Carlos Salinas de Gortari dalla Presidenza della Repubblica, lottano per elezioni libere ed hanno dichiarato la guerra all'Esercito Messicano.

Il 12 gennaio, governo e insorti pattuiscono un cessate il fuoco indeterminato.

Il numero delle perdite è indefinito.

Marcos - Abbiamo perso una quarantina di elementi della forza combattente, perché non appaiono né nelle carceri né da altre parti, quindi pensiamo che siano stati sepolti in fosse comuni. Ma consideriamo pure tutti i civili come nostre perdite, perché sono persone che in quel momento hanno simpatizzato con noi ed hanno aderito alla nostra causa nell'euforia di vedere le truppe zapatiste lì, anche se noi dicevamo loro: "Andate via! Andate via!". Questo è quello che è successo, ma non ne siamo sicuri. Da parte loro si sa che in un magazzino della zona militare di Tuxtla c'erano 180 cadaveri di elementi della truppa, loro però riconoscono solo 14 perdite.

Trattato di Libero Commercio (NAFTA), Programma di Solidarietà, il mito della pace sociale: le pedine strategiche del sessennio improvvisamente si screpolano. L'elaborata immagine nazionale e internazionale di Carlos Salinas si sfoca. La sua decisione di far intervenire l'Esercito Messicano contro gli zapatisti lo indica come responsabile degli eccessi attribuiti alle forze armate.

Messico, si dice, è un altro dopo il primo gennaio 1994.

Manuel Camacho - accantonato politicamente dopo la proposta a candidato per la Presidenza della Repubblica di Luis Donaldo Colosio - diventa il Commissario governativo per la Pace e la Riconciliazione.

Il vescovo di San Cristobal de Las Casas, Samuel Ruiz, supera l'assedio governativo nei suoi confronti quando viene proposto come mediatore dagli insorti.

L'insurrezione in Chiapas ha causato dei cambiamenti nella gerarchia ecclesiastica.

Mentre i preparativi per il dialogo avanzano lentamente, in Chiapas le conseguenze dell'insurrezione aumentano la confusione.

Parecchi presidenti municipali, come quello di Teopisca, cadono sotto la pressione popolare.

- L'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ci ha fatto riflettere e ci ha aperto la strada per organizzarci e difendere i nostri reclami, i nostri diritti...

In altri punti della regione vengono occupate quasi cinquanta proprietà di allevatori di bestiame.

Javier Lopez, il nuovo governatore ad interim, passa inavvertito.

Javier Lopez - !Facciamo la pace!. Ci troviamo di fronte all'opportunità storica di realizzarla. Per Chiapas la sfida è perentoria. Siamo per una nuova ed esaltante relazione del potere pubblico con le comunità indigene...

Absalòn Castellanos, ex governatore del Chiapas e prigioniero degli zapatisti fin dal 2 gennaio, parla tre giorni prima della sua liberazione.

Absalòn Castellanos - Loro mi ingiunsero di accompagnarli; io li accompagnai volentieri, e lì fu quando mi bendarono e mi legarono le mani e rimasi così in diversi luoghi.

Non so esattamente quali, non me ne sono reso conto fino ad arrivare qui, in questo posto. Ma questo sì, in ogni momento sono stato trattato bene.

Il mio desiderio è che si risolva presto questo problema. Dobbiamo pensare che siamo tutti fratelli, siamo chiapanechi e siamo tutti colpevoli di questa situazione, non solo il governo, siamo tutti colpevoli e dobbiamo tutti mettere qualcosa da parte nostra per dare una soluzione. E i nostri fratelli che oggi hanno dovuto prendere le armi, lo hanno fatto obbligati dalle circostanze e dobbiamo trovare un accordo così che dopo non ci sia una caccia alle streghe ma che anche loro abbiano tutta la sicurezza per poter continuare a vivere e progredire dentro il nostro Stato e dentro il nostro Paese.

Il 17 febbraio, nel villaggio di Guadalupe Tepeyac, l'ex governatore viene liberato dall'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

La popolazione di Guadalupe Tepeyac fa un resoconto del suo operato come governatore.

- Durante il suo governo, Absalòn Castellanos Dominguez, si è saputo che ha derubato tutti i soldi degli insegnanti assegnati qui. Inoltre ha assassinato... Julio Vargas Velasquez negli uffici di ... Comitàn Chiapas, e il Signor Gregorio Lopez Aguilar assassinato in Las Margaritas, Chiapas. Tra le sue azioni c'è lo sgombero dei contadini di Nuovo Monte Cristo, trasferiti senza i loro beni. Per finire Absalòn Castellanos Dominguez, con tutta la sua razza, è colui che più ha sfruttato le risorse naturali, come il disboscamento in tutta la selva chiapaneca. Durante anni ha saccheggiato migliaia di alberi, danneggiando così l'equilibrio ecologico e gli esseri viventi che lì abitano. Per questo si è visto e si vede chiaramente che con questo tipo di governo ci hanno manipolati non solo in questo Stato, ma in tutta la Repubblica Messicana. Grazie.

Alla vigilia dell'inizio del dialogo: un incidente nel Municipio di Altamirano.

Questa carovana composta da studenti universitari consegna aiuti all'ospedale San Carlos di questa località.

Mentre si dirigono all'ejido Morelia vengono bloccati.

[Un gruppo di uomini priisti organizzato aspetta il convoglio al varco e obbliga a scaricare per la strada gli aiuti. I soldati dell'esercito federale, interpellati, se ne lavano le mani].

Così gli alimenti e le medicine non sono arrivati a destinazione.

A partire da quel giorno le religiose dell'ospedale verranno costantemente minacciate e si tenterà espellerle dalla cittadina.

Forse questo è stato il loro "delitto" nei giorni della guerra.

-Compagni, contadini, siamo del popolo, popolo priista, popolo chiapaneco, popolo che sa lavorare. Compagni gridate: Viva Messico! Viva Chiapas!

-Viva!

-Vogliamo pace, ... vogliamo la pace con il governo del Chiapas, con il governo federale, con Carlos Salinas de Gortari, ...

Anche da parte del Governo della Repubblica si cerca di isolare gli insorti.

Camacho - Il contenuto della riunione è l'agenda che abbiamo accettato entrambi. Con interesse ascolterò i loro punti di vista su altri temi, sapendo che non si includeranno i temi nazionali nei punti risolutivi.

Il commissario Camacho comunica gli ordini superiori: - No all'agenda nazionale - il che significa nessun cambiamento alla politica economica. Non ci saranno nè cambiamenti in materia agraria né alle regole elettorali del salinismo.

Questa guerra di 12 giorni e questi morti sono appena stati sufficienti per far sì che il governo riconoscesse il suo obbligo di costruire scuole ed ospedali, aprire strade e portare l'elettricità alle comunità.

- Lottiamo affinché il popolo ottenga la terra perché è il suo unico mezzo per sopravvivere, per poter vivere, per poter mangiare. Di questo vive la gente del popolo, la gente contadina. Abbiamo bisogno di un cambiamento, di un governo eletto democraticamente dal popolo, perché gli attuali governi sono corrotti, servono solo alla borghesia e non c'è niente per la gente povera, per i contadini e per la gente sfruttata.

Domenica 20 febbraio cattedrale di San Cristobal

Dietro a questi cordoni composti da polizia militare, membri di Organizzazioni Non Governative e della Croce Rossa, si svolge il dialogo.

Samuel Ruiz - Oggi vorremmo dire che la traiettoria dei giorni preparatori e di questi primi giorni di Dialogo, non sono stati senza effetti positivi.

L'ottimismo iniziale mantiene i problemi di fondo.

Marcos - Ciò che succede ora, all'inizio del dialogo, è che un dialogo non può cominciare con una sconfitta. Bisogna fare uno sforzo per far sì che s'incammini su una buona strada. Quindi cominciamo il dialogo da dove pensiamo ci sarà una soluzione. Questo è il 50% che pensiamo avrà successo quasi automaticamente. E' abbastanza logico che se chiedi scuole: - Sì ti darò le scuole. Vuoi gli ospedali? ti darò gli ospedali. Alimentazione? farò in modo da mandarti mense scolastiche - e cose di questo tipo per lasciare le cose più scottanti alla fine quando si vede che non c'è un'altra via d'uscita. Per questo il tema della democrazia, delle elezioni, del ruolo dell'esecutivo federale, viene alla fine del dialogo. Adesso, noi non siamo sposati con l'idea che per forza deve rinunciare il titolare dell'esecutivo federale. Ci piacerebbe molto e penso che a molti messicani non disturberebbe che succedesse. Ma già alla vigilia di un sessennio che si spegne, e in più di un senso, si spegne, forse l'alternativa sarebbe cercare qualcosa di più solido: una riforma elettorale che davvero garantisca il libero gioco democratico ed è lì che noi diciamo che la società civile deve prendersi il potere di decidere chi dirige questo paese indipendentemente dalla corrente politica.

- Pensiamo che l'articolo 27 ha aggravato il problema della terra e la situazione dei contadini: è la soppressione e il seppellimento totale degli ideali di Zapata che diceva: "La terra è per chi la lavora". La soppressione dell'articolo 27 porta conseguenze molto negative per il popolo contadino.

- Abbiamo deciso la guerra per ottenere la terra e non perché ce l'abbiano i latifondisti. Questa rivendicazione non è per una sola regione, nè per un solo stato, ma a livello nazionale per tutti quelli che non hanno terra.

Marcos - Il Trattato del Libero Commercio, si dice testualmente nel nostro documento di richieste, è una sentenza di morte per le comunità indigene. Perché il criterio centrale di questo trattato è quello della competitività della forza lavoro o del capitale in questo caso. Ma che qualifica può avere la forza lavoro di un contadino indigena che non sa leggere e scrivere? Che semina con la "coa" [palo appuntito] e perciò l'introduzione della coppia di buoi e l'aratro rappresenterebbe già un salto tecnologico di un secolo? Dico dei buoi aggiogati, scordati del trattore o di altro ancora. Allora, come possiamo noi competere con le "farmers" dei gringos o con i "payson" del Canada? Non abbiamo la minima possibilità. Quindi quello che noi chiediamo è che si riveda il Trattato del Libero Commercio. Questo è ciò che fa drizzare i capelli al governo. Come possiamo fare una cosa simile? Come può venirmi a dire - un indios che non sa neppure parlare lo spagnolo - venire a dire che nel progetto del sessennio non è stato preso in considerazione se non preparargli una bara, nel migliore dei casi, o neanche quello? Il commissario mi stava rispondendo che ci sarà uno studio dell'impatto del Trattato del Libero Commercio tra le comunità indigene ed io gli ho detto che se lo risparmi perché glielo faccio gratis, senza difficoltà e gli posso far avere le previsioni del tasso di mortalità che porterà il Trattato del Libero Commercio tra nelle comunità indigene e tra le file zapatiste. "Le dimostrerò che non è necessario l'esercito messicano per sterminarci, se applica il Trattato del Libero Commercio già solo con questo ci sterminerà tutti".

La contesa elettorale per la Presidenza della Repubblica è passata in secondo piano, a causa della ribellione del Chiapas.

Cuauthemoc Cardenas converte il conflitto nel tema centrale della sua campagna e si mantiene a prudente distanza dai ribelli.

Luis Donaldo Colosio si mostra prudente nelle sue scarse allusioni al tema del Chiapas.

Per Diego Fernandez risulta inaccettabile dialogare con chi porta un'arma in mano e un calzino in testa.

Chiapas è lontano da coloro che aspirano governare il Messico.

Marcos - Quando siamo scesi dalla montagna caricando nel nostro zaino i nostri morti e la nostra storia, siamo venuti nelle città a cercare la patria... la patria che ci aveva dimenticato nell'ultimo angolo del paese, ... nell'angolo più solitario, più povero, più sudicio: il peggiore.

Siamo venuti a domandare alla patria, ... alla nostra patria, perché? ... perché ci aveva dimenticato lì per tanti e tanti anni, perché ci aveva abbandonato lì con così tanta morte.

Siamo venuti in città ed abbiamo trovato questa bandiera: la nostra bandiera.

Questo abbiamo trovato. Non abbiamo trovato denaro, non abbiamo trovato ricchezza, non abbiamo trovato nessuno che ci ascoltasse un'altra volta.

Abbiamo trovato la città vuota e solo questa bandiera. E' qui. Sotto questa bandiera vive e muore una parte di paese, la cui esistenza era ignorata e disprezzata dai potenti. Morti e morti si stavano accatastando sotto il cielo di questa bandiera, finché altri messicani non si sono voltati: voi!

Voi ci avete chiesto di dare un'opportunità alla pace e noi abbiamo ricevuto il messaggio e siamo venuti qui con animo sincero ed onesto. Se c'è un'altra strada che possa condurre allo stesso luogo, al luogo dove questa bandiera possa sventolare in democrazia, libertà e giustizia, indicatecelo. Non giocheremo col sangue dei nostri. Se è possibile che questa bandiera, la nostra bandiera, la vostra bandiera s'innalzi con dignità, senza che sia necessario la morte che concima in suolo in cui si pianta, sia! Apriremo questa porta e continueremo a camminare con altri passi. Se è possibile che non siano più necessari né le armi né gli eserciti, che non ci si sia più bisogno di fuoco e sangue per lavare la storia, sia! Però se, torneranno a serrarci le porte? e se la parola non riesce a superare i muri della superbia e dell'incomprensione? e se la pace non sarà né degna né onesta? chi - domandiamo -? chi ci negherà il sacro diritto di vivere e morire come uomini e donne sinceri e degni? chi?

Non lasciateci soli! Con voi siamo tutto. Senza di voi, siamo di nuovo questo angolo sudicio e dimenticato della patria.

Noi, Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, siamo venuti con la stessa speranza con cui siamo giunti il primo gennaio di quest'anno: non la speranza del potere, non la speranza di benefici per pochi, ma la speranza di una pace con giustizia, dignità, democrazia e libertà.

Per questo ci siamo fatti soldati, perché un giorno non siano più necessari i soldati.

La patria che tutti vogliamo, deve nascere un'altra volta. Dalle nostre spoglie mortali, dai nostri corpi spezzati, dai nostri morti e dalla nostra speranza dovrà alzarsi un'altra volta questa bandiera.

Succeda quel che succeda, noi sappiamo che in questo lungo e doloroso parto della storia abbiamo fatto qualcosa.

Non capiamo perché vi preoccupiate tanto dei nostri volti, se prima del 1 di gennaio non esistevano per voi: né Ramona, né Felipe, né David, né Eduardo, né Ana Maria, nessuno esisteva per questo paese il primo gennaio.

Ma se volete sapere che volto c'è dietro il passamontagna, è molto semplice: prendete lo specchio e guardate...

Carlos Salinas - In considerazione del periodo straordinario l'iniziativa della Legge di amnistia comporta generosità e contemporaneamente l'impegno corresponsabile di tutti i legislatori del Paese in favore di questa linea verso la pace, la negoziazione e la riconciliazione. Così lo ha condiviso con me il Presidente di una nazione latino-americana: "Perbacco! - mi ha detto - Voi vi comportate in un modo completamente diverso da come ci si è comportati in qualsiasi delle nostre nazioni, perché andate incontro a qualsiasi cosa vi si chieda".

Marcos - Quando CSG dice che l'atteggiamento del governo al tavolo della trattativa di San Cristobal è generosa, è qualcuno anche se non ha l'obbligo di dare niente, lo fa lo stesso perché è buono. Cioè, ha assunto l'atteggiamento di: non importa ciò che chiedi, ma la forma in cui me lo chiedi. Se me lo chiedi a voce alta o incappucciato, con un'arma in mano non te lo darò. Me lo devi chiedere in ginocchio, chiedendo scusa, riconoscendo la mia alta investitura e cose di questo genere. Insomma con un movimento che nasce con la dignità come punto centrale, non lo va a fare, il dialogo s'interrompe, non ci sarà accordo.

La tregua in Chiapas è fragile, le conseguenze della guerra creano nuovi conflitti.

L'indagine sull'assassinio di tre persone nell'ejido Morelia è un punto di tensione.

- Noi accusiamo direttamente i soldati, nessun altro. Nessuno può dire che quel tale ha ucciso mio padre, perché noi con i nostri occhi abbiamo visto che i soldati l'hanno preso e sappiamo pure che lo hanno visto mentre lo torturavano in carcere. C'erano 35 persone in carcere. In carcere ha fatto una dichiarazione ancora una volta, dopo di che se li sono portati via in elicottero tutti e tre e li hanno buttati da quelle parti.

- Ci sono ancora dei prigionieri?

- Ci sono ancora otto prigionieri.

- C'è questo assedio militare a Las Margaritas, perché siamo molto accusati, dicono che noi siamo zapatisti e che il centro degli zapatisti è qui, in questo posto. Per questo noi non possiamo muoverci, né a Las Margaritas, né a Comitàn, nè da altre parti, siamo seriamente accusati.

- E' vero, da Morelia sono usciti alcuni, le persone vicine al presidente municipale, latifondisti. Anzi, se ne sono già andati già tre giorni fa perché il presidente municipale ha fatto sapere loro che sarebbe stata bombardata Morelia. "Andatevene in fretta perché Morelia sarà ridotta in polvere".

Mentre gli abitanti di Morelia sono assediati, il vescovo di San Cristobal Samuel Ruiz è candidato a Premio Nobel per la Pace e contemporaneamente riceve minacce di morte.

I latifondisti, le loro guardie bianche e alcuni attori del PRI locale sono all'offensiva. Molti leader ed attivisti contadini vengono assassinati, la minaccia di una nuova tappa della guerra cresce.

Marcos - Questo significherebbe che si può arrivare ad un accordo di pace con l'Esercito Federale, ma continuerebbe la dichiarazione di guerra adesso contro i latifondisti per la loro aggressività e prepotenza. Credo che qualcuno abbia dichiarato: per fortuna che i zapatisti non hanno dichiarato la guerra a noi perché noi li avremmo annientati. Non sanno davvero in che guaio si mettono. Noi siamo gli uomini della notte, gli tzotziles: gli uomini pipistrello. Noi possiamo smembrare un'unità completa, un uomo alla volta, uno al giorno per molto tempo, per molti anni e nessuno saprà da dove viene l'attacco, nessuno.

Il 2 marzo si conclude il dialogo gli insorti tornano nel loro territorio, portano documenti con importanti impegni del governo: riforma elettorale federale e ripartizione agraria.

Nelle sue comunità l'Esercito Zapatista discute le proposte del governo.

- Nei primi quindici giorni del mese di aprile si discuteranno le modifiche della costituzione di Chiapas, la legge dei municipi e la legge elettorale...

- Continueremo a chiedere al governo fino ad ottenere ciò che chiediamo perchè per il momento ci sono solo tanti documenti firmati ma non c'è ancora niente di realizzato.

Al principio ci fu l'immagine...

CSG - I giri di lavoro che realizzo ogni settimana in tutta la Repubblica mi hanno permesso un contatto permanente con molti di voi, senza barriere nè interlocutori, nella capitale e in ogni stato e regione del Paese. Ho ascoltato le vostre richieste e aspirazioni ed ho il mandato di cambiare il modo di far le cose. Ho colto la vostra speranza che ogni risposta del governo sia una risposta onesta tradotta in fatti.

Questo è il Messico che non appare nella televisione.

Quelli che vivono nella miseria sono solo 20 milioni.

Gli indigeni che non conoscono il programma Solidarietà.

Invece quelli che contano la loro fortuna in migliaia di milioni di dollari sono 13 persone.

Coloni e polizia nei dintorni della residenza presidenziale.

Questa è l'altra faccia della vita sindacale in Messico.

Questo è quanto succede in molte occasioni dopo i processi elettorali.

Si direbbe che la violenza non è cominciata il primo gennaio del 1994.

Da dove viene questa violenza?

E' il 23 marzo 1994, fra alcuni istanti Luis Donaldo Colosio, candidato presidenziale del PRI verrà assassinato.

Il fatto, circondato da contraddizioni ed elementi confusi, sconvolge la vita politica del paese e minaccia seriamente lo sviluppo pacifico delle elezioni presidenziali.

Dopo la morte di Colosio, l'Esercito Zapatista sospende il dialogo e si dichiara in allerta. Nuovi movimenti dell'Esercito Federale aumentano l'inquietudine nella regione.

A meno di una settimana dall'assassinio, Ernesto Zedillo, il coordinatore della campagna elettorale di Colosio è designato candidato del partito ufficiale.

Il clima di incertezza mette a rischio il processo di pace in Chiapas.

Una linea fragile separa le forze dell'esercito messicano dalle posizioni degli insorti.

La tregua in Chiapas anche se fragile e minacciata potrebbe comunque essere un gran passo per costruire un paese con una pace vera, nel quale i voti dei cittadini contino più delle pallottole... per far sì che Messico sia un paese dove ci sia posto per la dignità di tutti e dove abbiano ascolto tutte le sue lingue.


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