LA LUNGA TRAVERSATA DAL DOLORE ALLA SPERANZA

PER IL "SIGNOR IK" PRINCIPE TZELTAL,

FONDATORE DEL CCRI-CG DELL'EZLN

CADUTO NEI COMBATTIMENTI

DI OCOSINGO, CHIAPAS,

NEL GENNAIO 1994

(OVUNQUE SIA)


CAPITOLO PRIMO

Dove si narra dei canti

Neoliberali di 24 sirene,

di scogliere d'oro,

di arenamenti nei banchi di sabbia,

dello scoramento e di altri

pericoli che minacciano

i pirati in alto mare.


PARLA LA PATRIA

PARLANO LA PATRIA E I SUOI DOLORI

Mi hanno dato come un pezzo

di terra dolorante,

piena di cicatrici,

e di ferite che non si chiudono,

di colpi, di cadute.

Mi hanno dato come una maledizione

che non ha fine,

come una casa distrutta e amara.

Come pesa la storia!

Sono colma di tradimenti e di furti,

ogni umiliazione si somma e cresce,

ogni miseria si accumula.

L'Aquila Imperiale dilania le mie viscere

e potenti signori si dividono

i miei mari e le mie montagne,

i miei fiumi e i miei deserti,

le mie valli e i miei valichi.

Questi sono i miei dolori, sono grandi e non terminano:

il dolore per il mio suolo contaminato,

il dolore per la mia terra impoverita,

il dolore per il mio figlio tradito,

il dolore per la mia lotta sconfitta...


Si può arrivare a questo paese o per i piani alti o per il sotterraneo.

Al Messico del sotterraneo si arriva camminando e piangendo... nel fango.


Al Messico dei piani alti... si arriva in aereo. Un aeroporto nel Distretto Federale, a Monterrey, Guadalayara o ad Acapulco, costituisce l'entrata a un ascensore che non sale nè scende, ma attraversa orizzontalmente il paese dei 24 uomini più ricchi. I corridoi del Messico della modernità: uffici governativi dove si amministra il neoliberismo, club imprenditoriali dove è sempre più diffusa la bandiera nazionale, centri di vacanza la cui vera vocazione è quella d'essere specchio di una classe che non vuole vedere quello che c'è sotto i suoi piedi: una lunga scala, chiocciola e labirinto, che scende fino al Messico del sotterraneo, quello a piedi, quello di fango.

Sul sangue e sul fango che popolano il sotterraneo di questo paese, i 24 onnipotenti sono impegnati a contare i milioni di dollari, omaggio di sei anni di modernità.

Il Messico che sta sopra non ha tempo per guardare sotto, è impegnato in complicati calcoli macroeconomici, si scambia promesse, lusinghe e indici di inflazione, tassi di interesse e percentuali di investimenti stranieri, concessioni di importazione ed esportazione, liste di ricchezza, infine bilanci dove la patria e la dignità non pesano. Ogni anno questo paese paga sempre più debiti e, comunque, ogni anno il debito aumenta sempre più.

Il Signor Presidente è, nel Messico di sopra, il presidente... però di un consiglio di azionisti.

La modernità, nella neopolitica messicana, trasforma i funzionari pubblici in una specie di venditori ambulanti, e il presidente della repubblica, in responsabile delle vendite di una gigantesca impresa: Messico, S.A. di S. B.. Essere un politico del partito di stato, in Messico, è il miglior affare.

La "legge della giungla" del libero mercato ripeterà la dose: più monopoli, meno occupazione.

"Crescere" per la politica economica neoliberale significa "vendere". Per fare politica bisogna trasformarsi in mercanti.

Il Messico di sopra non ha vocazione straniera. Per avere vocazione straniera bisogna possedere una nazionalità e l'unico paese di cui si sente parlare, con sincerità, in questo sempre più stretto piano di sopra, è del paese del denaro. Questo paese non ha patria, ha solo indici di perdita e di guadagno. Ogni volta sono sempre meno quelli che possono rimanervi. A volte con delicatezza, altre volte con brutalità, gli incapaci sono obbligati a scendere... le scale. Per uscire da qui bisogna scendere, scendere, fino ad arrivare... al Messico di mezzo.


Al Messico di mezzo si arriva in automobile. E' urbano e la sua immagine è una copia al carbone, che si ripete in varie parti del paese e del Distretto Federale. Immagine concreta che non può negare la contraddizione della convivenza tra ricchezze e povertà estreme: il Messico di mezzo puzza. Qualcosa sta marcendo lì dentro, nello stesso tempo in cui si diluisce il sentimento di collettività. Il Messico di mezzo sì possiede vocazione straniera. Questa vocazione di esilio come sinonimo di successo, che non ha nulla a che vedere con l'attraversamento fisico di una frontiera. C'è chi, pur andandosene, rimane. E c'è chi, pur rimanendo, se ne va.

Il Messico di mezzo sopravvive nella peggiore maniera: credendo di vivere. Ha tutti gli svantaggi del Messico di sopra: ignoranza storica, cinismo, opportunismo e un vuoto che i prodotti di importazione riempiono poco o niente. Possiede tutti gli svantaggi del Messico di sotto: instabilità economica, insicurezza, sconcerto, perdita progressiva di speranza, e, in più, la miseria che bussa, ad ogni angolo, al finestrino dell'auto.

Prima o poi, il Messico di mezzo dovrà scendere dall'automobile ed entrare, in taxi se gli rimane qualcosa, oppure in metro o in autobus, e scendere sempre più in basso fino ad arrivare... al Messico di sotto.

Al Messico di sotto... si può arrivare quasi immediatamente. Convive in una conflittualità permanente, con il Messico di mezzo. Il Messico di sotto, non condivide, disputa uno spazio urbano e rurale che, ciò nonostante, ha le sue linee interne di divisione, le sue frontiere. Fattorie, latifondi e grandi imprese agricole, impongono il loro spazio rurale a ejidos e comunità contadine. Le colonie urbane, il loro nome e localizzazione, i servizi di cui dispongono, il modo di parlare della loro gente, la forma di vestire, i loro divertimenti, la loro educazione, tutto delimita e cerca di classificare, cerca di ordinare, di sistemare il caos che domina le città messicane.

Il Messico di sotto ha vocazione di lotta, è valoroso, è solidale, è banda, è quartiere, è colomba, è razza, è sciopero, è manifestazione e comizio, è occupazione di terre, è blocco stradale, è " non ci credo!", è " non lo permetto!", è "orale!".... Il Messico di sotto è maestro, muratore, lattoniere, operaio, autista, impiegato, studente, spazzino, casalinga, piccolo affittuario, venditore ambulante, piccolo commerciante, minatore, colono, contadino, ejidatario, provinciale anche se abita nella capitale, bracciante, scaricatore di porto, pescatore e marinaio, robivecchi, macellaio, artigiano: è gli eccetera che uno incontra su qualsiasi camion, in qualsiasi angolo di strada o in un qualsiasi angolo di un qualsiasi posto di un qualsiasi Messico... di sotto.

Il Messico di sotto è carne di prigione, di razzie, di licenziamenti, di sgomberi, di sequestri, di torture, di scomparse, di maltrattamenti, di morte. Il Messico di sotto non ha niente... però non se n'è accorto. Il Messico di sotto ha già problemi di sovraffollamento. Il Messico di sotto è milionario di miserie e di disperazioni. Il Messico di sotto condivide spazi urbani e rurali, scivoloni e cadute, lotte e sconfitte. Il Messico di sotto sta sotto, tanto sotto che sembra che non ci sia niente più sotto, tanto sotto che quasi non si vede quella piccola porta che va...nel Messico del sotterraneo.


Al Messico del sotterraneo... si arriva a piedi, scalzi, o con sandali, o con stivali di gomma... Per arrivarci c'è da scendere lungo la storia e risalire per gli indici di emarginazione. Il Messico del sotterraneo fu il primo, quando il Messico non era ancora Messico: quando tutto doveva ancora iniziare l'attuale Messico del sotterraneo esisteva, viveva. Il Messico del sotterraneo è indio perché Colombo pensò, quando arrivò più di 500 anni fa, che la terra in cui era arrivato era l'India. Indios chiamarono allora i nativi di questa terra sotterranea, indigena. Il Messico del sotterraneo è indigeno però per il resto del paese non conta, non produce, non vende, non compra, cioè non esiste.... Lei rilegga il testo del Trattato di Libero Commercio (NAFTA), e vedrà che, per questo governo, gli indigeni non esistono.

Il Messico del sotterraneo accumula tradizione e miseria, possiede i più alti indici di emarginazione, e i più bassi di alimentazione. Dei 32 stati, 6 hanno indici di emarginazione molto alti. 6 hanno un'alta percentuale di popolazione indigena: Puebla, Veracruz, Hidalgo, Guerrero, Oaxaca e Chiapas.

Tra fango e sangue, si vive e si muore nel sotterraneo del Messico. Nascosto, però alla sua base, il disprezzo di cui soffre questo Messico gli permetterà di organizzarsi e di scrollare il sistema intero. La mancanza di democrazia, libertà e giustizia per questi messicani, si organizzerà ed esploderà per illuminare... gennaio 1994.

Gennaio 1994... ricordo' al paese intero l'esistenza di questo sotterraneo. Migliaia di indigeni armati di verità e fuoco, di vergogna e dignità, scrollano il paese dal dolce sogno della modernità. "Già basta! " grida la sua voce, basta sogni, basta incubi. Satelliti, strumenti di telecomunicazione e raggi infrarossi vigilano i suoi movimenti, localizzano la ribellione, segnalano sulle mappe militari i luoghi per la semina di bombe e di morte. L'esercito messicano, con sangue indigeno, vuole lavare il suo orgoglio di servire il potente, d'essere complice dell'ingiusta divisione del dolore e della povertà.

Gli indigeni zapatisti pagheranno con il sangue il loro peccato. Quale? Quello di non accontentarsi di elemosine, quello di insistere nelle loro richieste di democrazia, libertà e giustizia per tutti, per tutto il Messico, quello del loro " tutto per tutti, niente per noi".

- Non potevamo continuare così senza fare niente... continuare così tutta la vita, con i nostri figli che vivranno così come noi. Le diciamo la verità di quello che succede qui. E quando vediamo la situazione nazionale... è proprio lo stesso dappertutto. Molti di noi non conoscono neanche Ocosingo, perché non ci sono soldi, né una macchina,... anche se vogliono non c'è denaro.

- Dei 10 punti (11) per cui stiamo combattendo: terra, tetto, scuola, cibo, salute... è quello di cui sempre si parla fra compagni.

Il Messico del sotterraneo è il più pericoloso nella stagione dei saldi organizzata dal Messico di sopra. Il Messico del sotterraneo è quello che non ha nulla da perdere, è quello che ha tutto da guadagnare. Il Messico del sotterraneo non si arrende, non si vende, resiste...

"Che il sangue non sia inutile. Che la morte non sia vana" dicono le montagne. Che le parole uniscano i diversi cammini, che la ribellione sia anche con... le donne.


Le donne: doppio sogno, doppio incubo, doppio risveglio

Se nei maschi la divisione nei vari tipi di Messico è senz'altro evidente, nelle donne produce nuovi effetti che potenziano sottomissione e ribellione.

Mentre nel Messico di sopra la donna ribadisce la sua posizione di addobbo, di decorazione alla scrivania manageriale del mondo telematico e di "efficace" amministratrice del benessere familiare (cioè, il dosaggio delle uscite a cena al McDonald's), e nel Messico di mezzo segue l'antico ciclo di figlia-fidanzata-sposa e/o amante-madre, nei Messico di sotto e del sotterraneo l'incubo si raddoppia nei microcosmi dove il maschio domina e determina.

Per le donne di sotto e del sotterraneo tutto si raddoppia (meno il rispetto): riferite alle donne le percentuali di analfabetismo, le condizioni di vita miserabili, i bassi salari, l'emarginazione, si incrementano in un incubo che il sistema preferisce ignorare o truccare dentro gli indici generali che non segnalano lo sfruttamento di sesso che rende possibile lo sfruttamento generale.

Però qualche cosa comincia a non andare più bene in questa doppia sottomissione: il doppio incubo raddoppia il risveglio.

- Ho pensato che sì, c'è bisogno di lottare, la causa era giusta. Ho deciso di lasciare la mia famiglia e di integrarmi nell'Esercito Zapatista.

- Io credo che noi donne abbiamo più coscienza nella lotta perché siamo quelle più maltrattate, non c'è rispetto, né gentilezza. Gli uomini in casa ci guardano come inferiori a loro e così ci trattano. Qui ci sentiamo più sicure e più coscienti nella lotta: a volte ci sono compagni che non sopportano perché sono abituati a fare solo i loro lavori, mentre qui anche agli uomini tocca preparare da mangiare per tutti. Quello che può fare la donna, lo può fare anche l'uomo ma l'uomo lo sente più difficile perché erano le donne che lo facevano nella sua casa.

Donne di sotto e di più sotto si risvegliano combattendo contro il presente e contro un passato che le minaccia come futuro probabile.

La coscienza di umanità passa per la coscienza della femminilità, il sentirsi esseri umani implica sentirsi donne e lottare. Non c'è già più bisogno che nessuno parli per loro, la loro parola segue la doppia rotta della ribellione con proprio motore... Il doppio motore di donne ribelli.


CAPITOLO SECONDO

Che narra di tormente, uragani e mareggiate, che scuotono la nave e la volontà dei marinai, di naufragi che non esistono ma appaiono, e di altre incredibili (perché non ci crede nessuno) storie elettorali che si raccontano fra la flotta nemica.


PARLANO LA PATRIA

E I SUOI TIMORI

Operai del mare e della terra

sono miei figli,

le macchine e la campagna li divorano,

poveri nascono e poveri muoiono.

Ricchi signori il loro sangue bevono,

sono grassi e soddisfatti

mentre gli eroi giacciono

nelle umide lettere della scuola.

Temo ogni mattina di svegliarmi

vuota di uomini e di donne

sola infine e sconfitta.

Temo che nessuno alzi la testa,

temo che nessuno mi rinnovi

e che in un angolo dei musei

mi abbandonino i miei uomini e la storia...


Elezioni Agosto 1994

Tre letture dei risultati elettorali

Prima lettura (in pubblicità e risorse)

Il piano alto di questo paese legge che la metà dei messicani è ammirata e felice dell'amministrazione della modernità (cioè con l'esistenza dei 24 campioni della patria e del denaro), che è orgogliosa della storia nazionale (cioè dei 65 anni di storia del PRI) e che vede il futuro con ottimismo (cioè sono entusiasti di arrivare al 2000 sotto la sapiente conduzione del PRI).

I primi a comprendere questo messaggio patriottico sono i grandi mezzi di comunicazione: la radio e la televisione. Sia per ottenere nuove concessioni, sia per non perdere le attuali, gli impresari della parola, dell'immagine e del suono serrano le fila intorno al PRI.

Seconda lettura (confinata nel poco che resta dei mezzi di comunicazione onesti)

Il piano basso del Messico non si mette d'accordo come leggere il processo elettorale passato.

I più fragili (dal punto di vista della morale e della teoria) leggono sconfitta e cercano i colpevoli.

Per farla breve, la sconfitta si deve al fatto che non si sono seguiti i loro consigli.

Altri leggono disillusione. La sconfitta sta, dicono, nell'aver confidato nel popolo del Messico. Oppure, i più frustrati, leggono inutilità della lotta. Si disperano davanti ad un popolo che si rifiuta, dicono, di essere redento da così brillanti redentori.

Naturalmente in altre parti del piano basso si evita la lettura facile, la pigrizia di cercare. Illumina il suo capire il dubbio, l'affanno sincero di capire per capire la lotta, di spiegare per spiegare la lotta, di sapere per saper lottare. Si leggono ingiustizie nelle campagne elettorali, nella ripartizione delle risorse, nell'accesso ai mezzi di comunicazione, (cioè all'opinione pubblica), nella struttura corporativa, nei morti che votano, nelle urne che si ingravidano e cominciano a partorire due o tre volte il numero originale di schede, nelle minacce, nei ricatti, nell'ignoranza, nella repressione. Questa parte del Messico comincia a rastrellare irregolarità, mini e microfrodi, frodi medie, grandi frodi, macro frodi. Poco a poco il dubbio comincia a confermarsi: non è legittimo il trionfo.

- Abbiamo passato tutta la mattina chiedendo e sollecitando la scheda elettorale per votare. E ci hanno detto che non ci sono più schede... andate alla sezione tal dei tali.

Dentro a questa lettura poco a poco comincia a svegliarsi, ad organizzarsi, a camminare, un movimento di resistenza civile.

Tutto punta ad un medesimo risultato: queste elezioni sono le più sporche della storia del Messico.

Confluiscono in questo movimento la Convenzione Nazionale Democratica, settori onesti del PRD, del PAN, della Società Civile, di osservatori indipendenti e onesti, di intellettuali coerenti e una parte di quello che chiamano popolo.

La maggioranza dei voti "nuovi" sono andati all'opposizione. La percentuale di voti per l'opposizione si triplica dal 1991 al 1994. Il "voto della paura" non è andato al PRI. Gli astensionisti di ieri sono andati a votare contro il partito di Stato.

Terza lettura (ancora da fare)

Nel sotterraneo del paese non si legge. L'analfabetismo qui cerca la sua lettura da un'altra parte, legge se stesso, si parla secondo codici ancestrali, con immagini di prima, con suoni di molti ieri, si comunica attraverso canali sotterranei. Il cambio si costruisce sotto, dicono e ripetono. Lo scetticismo non incrocia le braccia. Affila con pazienza, la tenera punta della speranza.

Nel sotterraneo del Messico si intuisce la verità: anche con la jumbo-frode, due terzi dell'elettorato è contro il PRI. La maggioranza di questo paese vuole un cambio democratico, vuole che abbia fine il sistema del partito di Stato. Coincide questa intuizione con la conclusione della lettura che fa il Messico di sotto, quello intelligente: è necessario un movimento civile di resistenza e di lotta. Il Messico del sotterraneo conosce una verità che circola da qualche anno, tra i vasi comunicanti delle profondità nazionali: non è possibile farla finita con il sistema del partito di Stato con le stesse armi che lo sostengono e lo avvallano di fronte all'opinione pubblica. E' necessario per la democrazia un governo di transizione, di cambiamento. Per questo gli appelli alla formazione di un grande fronte d'opposizione, che unisca tutti questi milioni di messicani che sono contro al sistema di stato, questi appelli, sono visti con speranza.

- Ricordatevi voi tutti chi è che ha lanciato l'appello a unirci, chi è che ha chiamato alla convenzione, al fronte d'opposizione, a questo, a questo gran movimento! I nostri fratelli zapatisti, l'EZLN ce l'ha detto molto chiaramente: loro con le armi in mano, loro hanno chiesto a noi tutti che non abbiamo altre armi che la forza della nostra decisione, della nostra organizzazione, che non ci disarmiamo. E questo è ciò che io voglio, sento che in mezzo a noi c'è lo spirito dei fratelli zapatisti che non possono essere presenti e le loro parole.

Parentesi: il PAN di "Maquiò" e il PAN del "Jefe Diego".

Il partito di Azione Nazionale non è un partito di sinistra, ma è difficile negare la sua tradizione di lotta democratica. AN conta su militanti onesti e molto combattivi.Con Manuel Clauthier, il PAN dimostra la sua indipendenza e onestà come forza oppositrice al regime. Con Diego Fernandez De Cevallos, il PAN mostra la sua peggiore immagine, la claudicazione in cambio di benefici, la vendita della dignità a prezzo di poltrone.

Ma invalidare il programma oppositore del PAN a causa del "Jefe Diego" sarebbe come invalidare la lotta del PRD per il servilismo di Jack Demostenes che ha dato il suo avvallo all'imposizione di Robledo Rincon in Chiapas.

Il movimento per la democrazia non si circoscrive alla sinistra in una complicata geometria politica, ma giunge a coinvolgere settori molto ampi.

Rispetto alla lotta democratica non sono molto chiare le ubicazioni di centro, destra e sinistra. Sembra più adeguato classificarli in quelli che sono per un cambio democratico e quelli che sono per la continuismo antidemocratico. C'è materiale umano per questo grande fronte d'opposizione. Il suo ruolo sarà, se si concretizzerà, determinante per il transito alla democrazia.

Altra parentesi: Cardenas e il PRD

Ora confinato, pure da membri del suo partito, in un'apparente posizione di intransigenza e volontarismo, Cahutemoc Cardenas non è stato che coerente con gli impegni di lotta che si era assunto nel 1988. Già precedentemente si era visto colpito ed esibito davanti all'opinione pubblica come promotore della violenza e dell'opposizione ad oltranza, del caos, del disordine e dell'anarchia. Ma succede proprio il contrario: nelle passate elezioni, Cardenas significava la speranza di un cambiamento pacifico, giusto e democratico per milioni di messicani che abitano il Messico di sotto e del sotterraneo, non solamente per quelli che hanno perso tutto, ma anche per settori medi e medio-alti.

Viene criticato per essere apparso nella foto nella quale anelavano apparire Salinas, Camacho e Zedillo: dando la mano agli insorti, che sono esempio di dignità e resistenza.

Viene criticato perché ha optato di farsi propaganda a contatto con la gente anziché utilizzando gli imbellettamenti televisivi.Viene criticato per aver diretto, per via pacifica e legale, il malcontento dei poveri più poveri del paese.

Una parentesi ancora: la Convenzione Nazionale Democratica

Una mano in tasca, salutando il porto, dicendo arrivederci e grazie.Nella vigilia elettorale cominciò a prendere corpo una nuova forza politica. Ha fra le sue virtù quella di essere Nazionale. La CND è giovane nella politica messicana, ma ha a suo favore le caratteristiche di fronte popolare e la freschezza della gioventù che forma la sua base principale. Con rappresentanti in tutti gli stati, la CND è chiamata a guidare il vuoto di una sinistra in Messico.

In mezzo a questo lungo navigare dal dolore alla speranza, la lotta politica vede sè stessa spogliata dai vestiti arrugginiti che gli lascia in eredità il dolore, è la speranza quella che obbliga a cercare nuove forme di lotta, cioè, nuove forme di essere politici, di far politica.

Una nuova politica, una nuova morale politica, una nuova etica politica, non è solo un desiderio, è l'unica possibilità per avanzare, di balzare in avanti. C'è ancora molta strada da percorrere, continuano a governare questa terra la stupidità e la superbia. Un vento nuovo si alza, arriva con aria di novità e con aria che soffia inconfondibilmente verso il domani. Questo vento nuovo è giovane nella sua gente e nelle sue idee, cerca terre migliori per piovere il suo tormento, per urtare con il vento prepotente che festeggia il suo futuro sull'onda stessa del suo ultimo passo. Questo vento è salito a bordo, in mancanza di una nave se ne è costruita una propria, la più inverosimile, la più assurda, la più bella, la migliore.

CANZONE

La nave salpò come di dovere, in mezzo ad una tormenta che lavò occhi e cuori, ruppe catene e liberò l'arma più potente: l'immaginazione. Possiede una ciurma e un timoniere. Possiede una bandiera e un vasto mare per fare ciò che una nave deve fare: navigare, navigare in una lunga attraversata dal dolore alla speranza. Questo veliero assurdo che solca il mare della nostra storia nasce nella selva e si dirige lungo una buona rotta.

Mentre decine di migliaia di messicani stanchi per lo stesso motivo vegliano le loro armi, la CND ha la parola, la possibilità del transito pacifico alla democrazia, alla libertà e alla giustizia sono nelle sue mani. Nella CND c'è la possibilità di unire tutte le forze oneste e oppositrici alla menzogna che governa la nostra Patria. Nella CND c'è ora la speranza di un movimento nazionale rivoluzionario che volti la pagina vergognosa che oggi si scrive nella storia del Messico).

L'ultima parentesi, credo: e Zedillo?

Erede di Salinas non solo per il progetto economico e per la vocazione da mercante, ma anche per l'illegittimità e la frode: Gli toccherà essere l'ultimo dei governanti priisti, il fade out di questo film tragicomico che cominciò 65 anni fa... e che si spegnerà, senza rimedio, con il secolo.


Tratto dalla lettera di Marcos del 3 dicembre 1994

Signor Ernesto Zedillo Ponce De León:

Benvenuto nell'incubo. Lei deve sapere che il sistema politico che lei rappresenta, (al quale lei deve la sua scalata al potere e non alla legittimità ), si è prostituito a tal punto che nel linguaggio di oggi "politica" è sinonimo di menzogna, di crimine, di tradimento. Io solo le dico quello che milioni di messicani vorrebbero dirle: non le crediamo.

Lei è parte di un sistema che è già arrivato all'aberrazione più grande, a ricorrere all'assassinio per dirimere le proprie differenze come se si trattasse di un gruppo di criminali. Lei non si rivolge a noi come rappresentante della nazione, lei parla con un'enorme macchia nelle sue parole: la macchia del sangue di migliaia di assassinati, inclusi quelli che appartennero al suo circolo politico, una macchia che copre il Partito Rivoluzionario Istituzionale. Perché dovremmo credere nella sincerità del suo invito ad una soluzione negoziata?Qualunque sia l'esito di questa guerra, presto o tardi il sacrificio che ora sembrerà inutile e sterile a molti, si vedrà ricompensato nei lampi che illumineranno altre terre. La luce arriverà, sicuramente, fino al profondo sud e farà scintillare il Mar de la Plata, le Ande, la terra di Artigas, il Paraguay e tutta questa piramide capovolta e assurda che è l'America Latina. La forza non è dalla nostra parte, la forza non è mai stata dalla parte degli espropriati. Però la ragione storica, la vergogna e questo ardore che sentiamo nel petto e che chiamano dignità, fanno di noi, i senza nome di oggi, uomini e donne veri, quelli di sempre.

Il governo supremo ha sempre preso la misura giusta per toglierci da un problema e farci crescere. Davanti al rischio di estinguerci per isolamento politico, per il vuoto, il governo, con la sua turpe politica locale e regionale, alimenta un fuoco che dovrà consumarlo prima o poi.

Voi dovete sparire, non solo perché rappresentate un'aberrazione storica, una negazione umana e una crudeltà cinica, dovete sparire anche perché rappresentate un insulto all'intelligenza. Voi ci avete reso possibili, ci avete fatto crescere. Siamo il vostro altro, il vostro siamese al contrario. Per scomparire noi, dovete scomparire voi.

E' molto difficile cercare di ascoltarvi. Uno pensa di parlare con esseri razionali e invece no, perché siete così abituati a comprare, corrompere, imporre, rompere e assassinare tutto quello che vi sta di fronte, che assumete, di fronte alla dignità, l'atteggiamento del commerciante scaltro che cerca solo di ottenere il miglior prezzo possibile. Questo è stato l'atteggiamento del vostro sistema in questa instabile tregua di 11 mesi.

Le ripeto le nostre richieste per avere la pace: DEMOCRAZIA, LIBERTA' E GIUSTIZIA PER TUTTI I MESSICANI.

Mentre le nostre richieste non ricevono risposta, ci sarà la guerra nelle terre messicane.

Bene. Saluti e un paracadute per il burrone che c'è nel suo domani.

Dalle montagne del Sudest Messicano

Subcomandante Ribelle Marcos

Messico, 3 dicembre 1994


CAPITOLO TERZO

Che parla della tenerezza che muove questa nave, della speranza che, dicono si vede all'orizzonte, di poemi che avvertono e di altre meraviglie che già accadono e dimostrano che, in alto mare, la morte è a mala pena un tuffo.


PARLANO LA PATRIA

E LE SUE MATTINE

Però non tutto è del triste grigio delle mie pene.

Perlomeno ci sono alcune cose

per le quali rallegrarsi e sperare

ogni mattina, ogni sera, in ogni passo,

sotto gli alti riccioli delle mie ceibe.

I miei soldati

si cullano nel mio sogno di polvere

e garofani con i loro passi camminerò di nuovo.

Gli insorti rifaranno la mia casa

la mia notte li ripara e li protegge

loro costruiscono il mio domani.

Rossa sarà la mattina e limpida.

Sono qui, cercatemi bene.

Con le sue mani l'operaio mi trasforma,

il contadino il mio frutto semina

e i miei soldati mi muoiono

con la morte dei grandi.

Con il loro cuore per lievito,

faranno il pane di luna

laveranno i miei vestiti ed i miei pianti.

E attraverso questo mare che tanto duole,

giungeranno, marinai, ai miei porti.

Presto ci vedremo.

Ecco gli ingredienti:

sale-sudore,

sale-mare,

sale-pianto.

Il panettiere attizza il forno della storia

sotto gli alti riccioli delle mie ceibe.


La lotta per la democrazia, la libertà e la giustizia non è iniziata il primo gennaio né è finita il 21 agosto. I risultati elettorali non riflettono la verità più importante: il "Già basta!" che mobilita il passo di uomini e donne in tutto il territorio nazionale. La lotta civile e pacifica per la transizione democratica non si limita alle elezioni, la trascende. Le rivendicazioni centrali che hanno convocato e animano la navigazione della Convenzione Nazionale Democratica continuano ad essere validi. Questa nave continua, continua il suo lungo viaggio dal dolore alla speranza. Sotto, nel sotterraneo di questa grande nave, i migliori rematori continuano a vogare. Sotto il bavaglio che avvolge il volto si indovina che stanno sorridendo, sanno che il loro dolore ha ora una rotta condivisa. Non si sono ancora accorti dello scoraggiamento che dilaga in coperta, sanno che la traversata è appena iniziata, che nessuna nave che si rispetti giunge in porto quasi immediatamente dopo essere salpata. Sanno che il domani viene dopo la notte. Il motore di questa nave continua ad essere indigeno. I più piccoli, i migliori. La lotta continua. Continueremo nella navigazione, arriveremo... Tra i rematori comincia, con un mormorio, un ritornello che si percepisce appena: "Già si intravede all'orizzonte, combattente zapatista..."L'EZLN non ha condizionato il suo appoggio alla CND a un risultato elettorale favorevole ad un partito d'opposizione. L'EZLN non ha puntato su una vicenda elettorale. L'Esercito Zapatista ha scommesso sul popolo, crediamo in lui, viviamo per lui, lottiamo per lui, moriamo per lui. L'Esercito Zapatista continua a lottare, continua a sperare... a camminare... a navigare... naviga con la CND.

Il nostro piccolo esercito di pazzi di speranza saluta, con le mie parole, l'esistenza condivisa di follie che lasciano in un angolo l'"io" e levano alta la bandiera del "noi". Noi, tanto piccoli, siamo grandi sapendo che voi esistete.

Assurdi del mare, diranno alcuni. Non importa, ugualmente navigheremo... sempre.


POEMA IN DUE TEMPI

E UN FINALE SOVVERSIVO


PRIMO TEMPO

Scivolai per il sorriso di una parola balbettata.

Questa è la mia origine...

Però,

non ricordo se sono stato espulso

oppure se ho preso le mie cose

e mi sono perso pensando...


SECONDO TEMPO

Furono parole

quelle che ci crearono.

Ci formarono,

e stesero i loro fili per controllarci.


FINALE SOVVERSIVO

Però io so che

alcuni uomini si riuniscono in caverne

e TACCIONO...

NOI ZAPATISTI NON SAREMO SOLI MAI PIU'...

Dalle Montagne del Sudest Messicano

Subcomandante Marcos

In questo paese dalla storia dolorosa chiamato Messico abbracciato dal mare e, presto, con il vento a favore

Settembre 1994, mese in cui la storia ricorda a questo paese che Chiapas è tutto Messico


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