COMUNICATO STAMPA

29 luglio 1996, La Garrucha, Chiapas

Nonostante la notizia che alla stampa non si stava permettendo l'accesso ai diversi Aguascalientes, si è confermato che il lavoro nei luoghi stabiliti si è concluso in modo organizzato e non è sorto fino a questo momento nessun problema con l'ingresso dei giornalisti. E' stato unicamente negato l'accesso a quelli che non presentano l'accreditamento relativo al caso.

L'assemblea plenaria del Tavolo 5, "In questo mondo vi stanno molti mondi", è iniziata nell'auditorio. Dopo il Benvenuto e la cerimonia inaugurale, i rappresentanti dei popoli indigeni del Nordamerica hanno attuato il cerimoniale della pipa che chiama all'unità tutti i popoli del mondo; in detta cerimonia hanno partecipato attivamente indigeni del Messico, Stati Uniti e alcuni altri rappresentanti; un rappresentante del popolo Dakota ha dato il benvenuto nel suo dialetto. Successivamente c'è stata una preghiera per l'uomo, per tutti i viventi e per il successo dell'Incontro.

I rappresentanti delle delegazioni presenti hanno esternato pubblicamente il loro più cordiale benvenuto. Un rappresentante del popolo Chocholteca ha annunciato una prossima marcia che partirà da Oaxaca con destinazione Città del Messico per esigere la smilitarizzazione delle comunità indigene.

Già dentro alla dinamica dell'incontro si è affrontato il problema dei sottotemi del tavolo e si è elaborata una direttiva generale.

In questo lavoro si sono stabilite le seguenti categorie:

Plenaria generale

Plenaria per sottotemi

e rispetto alle relazioni:

Relazioni per iscritto (12 minuti)

Relazioni orali (5 minuti)

Ci si è accordati per riprendere i lavori alle cinque e trenta del pomeriggio, ora sudorientale, tuttavia c'è stato un piccolo ritardo con l'inizio della sessione alle sei in punto, ora sudorientale.

Nella sessione1, gli interventi sono stati incentrati sull'autonomia e l'autodeterminazione dei popoli, si è parlato del caso Basco, quello delle Isole Canarie e di alcuni popoli stabiliti in Francia, e, ovviamente, si è parlato dell'autonomia dei popoli indigeni del Messico. Una delle relazioni, risultato della discussione di un comitato di appoggio al Chiapas di Tolosa (Francia) ha affrontato il tema dell'importanza della scuola come organo repressivo delle culture minoritarie, e ha citato alcune delle azioni di resistenza che si realizzano soprattutto in Francia.

Un rappresentante del Canada ha spiegato la situazione dei popoli indigeni in quel paese, menzionando la grave emarginazione pratica, giuridica, politica e culturale che affrontano queste comunità.

Nella sessione 2 si è iniziato con la partecipazione di un rappresentante Mohawk, che sensibilmente ha scoperto in tutti i presenti lo spirito dell'identità indigena parlando della centenaria e riuscita lotta del suo popolo. Un belga ha ricordato all'assemblea che gli eredi dei druidi e alchimisti hanno lottato nel corso di molti secoli, fin dal cuore d'Europa. Un paio di relatori si sono focalizzati unicamente sulla diagnosi storica. Un francese ha dichiarato che in quest'epoca molta gente in Europa è disperata, ha detto che per loro non c'erano strade per viaggiare a bordo della speranza. Un chicano ha proposto di recuperare i simboli comuni di tutti i popoli indigeni. E, per finire, un'italiana ha polemizzato nella discussione sul concetto di identità.

Nella sessione 3 (Muri che dividono il pianeta: migrazione ed esilio) si sono trattati vari temi in relazione con le migrazioni e i processi culturali, politici, economici e sociali che queste causano. In prima istanza, l'antropologo francese Pierre Beaucage ha riconosciuto che l'antropologia è una scienza che è servita come strumento per giustificare il dominio e la colonizzazione occidentale sui popoli indigeni.

Successivamente la discussione si è indirizzata verso la problematica che riguarda il diritto d'asilo. Come c'era da aspettarsi, questa discussione ha prodotto molte posizioni contrastanti, tuttavia la situazione è stata "salvata" con l'argomento che il diritto d'asilo non si sarebbe contrapposto alla soluzione delle gravi cause che obbligano gli esseri umani a migrare da un paese all'altro. Tra le diverse cause, si sono citate le guerre civili, le carestie e le crisi politico-economiche.

Si sono anche affrontati i temi della libera circolazione e transito degli esseri umani per tutto il pianeta e delle frontiere che dividono i popoli che prima formavano una sola nazione. Per ultimo si è deciso che il tema delle cause dell'esilio fosse affrontato attentamente il giorno 30.

Nella sessione 4 si sono dibattuti i diversi aspetti della questione indigena, il contadino e la donna con i loro problemi attuali e le relative proposte di soluzione; hanno assistito circa ottanta persone di diverse nazionalità e gruppi etnici del mondo; si sono lette alcune relazioni e ci sono stati vari interventi orali riferiti a esperienze di lavoro e vita quotidiana. Tra i temi di maggior risalto si trovano: abitudini comunitarie, autonomia, liberazione nazionale, unione di popoli e una rete di lotte nel mondo.

Tra le relazioni ha richiamato l'attenzione quella di un rappresentante giapponese che ha insistito sul problema degli emigranti latino-americani in Giappone; gente che non ha assistenza medica; operai, nella maggioranza donne, con salari assolutamente discriminatori; industria sessuale con donne molte volte minorenni. La sua proposta è basata sullo stringere i legami tra il suo paese e l'America Latina, per realizzare una lotta di liberazione contro il sistema dominante rappresentato dagli Stati Uniti.

Un'altra relazione ha messo in evidenza gli aspetti relativi all'ambito culturale: ecologia, economia, educazione, politica, medicina, lavoro, processi sociali e il controverso tema della donna; comparando la visione occidentale con l'indigena per rivendicare così quest'ultima.

Sul tema della donna si è parlato più specificamente della discriminazione sociale unificata alla violenza intrafamilare, i ruoli, i malintesi etc. In questo caso si è proposta una revisione dei costumi e un'educazione che metta in risalto il valore delle donne nella società.

Altre riflessioni importanti girano intorno alla difesa della terra, intesa come territorio e come alimento; il rispetto della diversità culturale, sessuale, sociale, etc.; il ruolo dell'educazione come base per il cambiamento; l'unità sociale e la vita comunitaria.

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)

Indice dell'Incontro Intercontinentale