LA SITUAZIONE IN MESSICO E LA SUA POSSIBILE EVOLUZIONE

Intervista con Andres Barreda, economista e docente della UNAM,

consigliere dell'EZLN

La Realidad, Chiapas 3/8/96

Il momento attuale

Siamo in fase di transizione: i vicoli ciechi che si erano creati, provocando un ristagno nello sviluppo delle forze politiche, si stanno finalmente superando generandone una ricomposizione. È questa ricomposizione che caratterizza l'attuale momento di transizione. Dopo un lungo processo, durato due anni, in Messico esistono ora fondamentalmente quattro grandi "spazi", differenti tra loro. Tale visione forse semplifica le cose, ma può aiutare a comprenderle.

Nell'ambito della sinistra una prima grande forza è il PRD; l'altra forza sono l'EZLN e le sue basi d'appoggio, ormai non soltanto chiapaneche: parliamo di tutto lo zapatismo nazionale che si raggruppa nell'FZLN, ma non solo (c'è molta gente zapatista che non sta nell'FZLN); una terza forza, che non necessariamente si identifica con l'EZLN, molto ampia, organizzata, con esperienza in organizzazione sociale e, pare, articolata in modo complesso a tutti i livelli di lotta (assolutamente in tutti), è raggruppata adesso col nome di FAC-MLN.

Queste sono le tre grandi forze ben definite e già operanti, alle quali se ne aggiunge una quarta, che pur non funzionando come forza in senso stretto, è però uno spazio, è "ciò che resta": vi sono agglutinati molti gruppi di centro (di opposizione di centro), come il Gruppo San Angel, il gruppo di Demetrio Sodi de la Tijera, politici usciti dal PRI e da altre organizzazioni, che hanno dato vita a numerose ONG, nuovi attori politici che parteciperanno al processo elettorale del 1997, così come quella parte di società civile che di solito si asteneva e che per questa via sta trovando l'interesse a partecipare. Evidentemente in questo spazio si colloca anche El Barzon, organizzazione gigantesca, che da tre anni a questa parte è cresciuta e continua ad avanzare nelle sue proposte di lotta, di organizzazione, nella sua capacità di aggregazione; El Barzon è infatti "un'espressione contro la crisi": quanto più danneggiate sono le classi medie, contadine o urbane, tanto più hanno la tendenza a raggrupparsi, la necessità di organizzarsi. El Barzon è un'organizzazione complessa, uno spazio politico molto amorfo in quanto non unitario, assai più difficile da classificare rispetto al PRD, all'FZLN o al FAC-MLN. Per rendere l'idea: vi si trovano dirigenti del PRD e basi del PAN. Nel PRD ci sono dirigenti che vanno verso il centro e basi che vanno verso lo zapatismo, ma all'interno di El Barzon il grado di contraddittorietà è più alto. Questo è il contesto cui mi riferivo parlando di forze che si sono compattate e si sono man mano definite nel corso di questi ultimi due anni e mezzo.

Il processo unitario

La questione di fondo rimaneva quella di non essere riusciti a concretizzare alcuna iniziativa di unità. Gli zapatisti hanno insistito in molteplici forme sulla necessità di realizzare l'unità del movimento.

All'inizio hanno fatto appello alla Convenzione Nazionale Democratica nell'Aguascalientes di Guadalupe Tepeyac, come possibilità di un incontro nazionale, ma le discrepanze tra PRDisti e la sinistra più radicale, che volevano capitalizzare l'unità a proprio favore, hanno portato in qualche modo all'insuccesso.

All'inizio del 1995 quindi, per la seconda volta, convocano a formare un Movimento di Liberazione Nazionale e Marcos invita Cardenas a capeggiarlo. L'MLN fallisce di nuovo. Sono questi fallimenti che portano alla Consulta Nazionale Democratica, anche un po' per sondare il perché, se tutti vogliono l'unità, questa non riesce mai.

Ne scaturisce l'idea di realizzare l'unità su diversi piani: in primo luogo l'unità degli zapatisti, in quanto tali; in secondo luogo l'unità dello zapatismo nazionale civile articolato insieme ad altre forze, compresi i partiti: ciò porta a distinguere l'FZLN come proposta di unità zapatista, l'MLN come una proposta di unità nazionale.

Nella misura in cui però esiste una sinistra che si sente, e si autoproclama, più a sinistra dell'EZLN, ed un'altra che si proclama più al centro dell'EZLN, tale riferimento per l'unità nazionale evidentemente non funziona, non quaglia.

Di fatto, un mese fa, nel Foro per la Riforma dello Stato, si è cominciato a parlare di tre treni differenti: l'FZLN, conforme agli zapatisti; il FAC-MLN, ovvero il FAI, il Frente Amplio de Izquierda, che rappresenta l'unità di tutta la sinistra tradizionale, dei gruppi e delle organizzazioni sociali, contadine che si proclamano più radicali; il FAO, Frente Amplio Opositor, molto più ampio e "lasso".

Si tratta di vedere ora quali coincidenze vi siano, ad esempio, sul piano delle elezioni, o su piani più generali; si tratta di esplorare se esistono possibilità di accordo con persone come Demetrio Sodi de la Tijera, ecc.

La proposta si va ampliando, sviluppando, affinando.

Questo è il contesto globale nel quale situare gli avvenimenti politici ed i risultati del Foro per la Riforma dello Stato, svoltosi poco meno di un mese fa, nel contesto più particolare del secondo tavolo per il Dialogo di San Andres.

Questo Foro ebbe luogo a San Cristobal de las Casas ed uno dei suoi principali risultati fu la stipulazione di un patto di mutua difesa, appoggio e solidarietà tra lo zapatismo ed il versante cardenista del PRDismo, il cui leader attualmente è Andres Manuel Lopez Obrador.

Questa unità fra neozapatismo e neocardenismo è un avvenimento molto, molto importante.

In primo luogo la proposta politica di Obrador nel PRD esprime il sentimento della maggioranza dei militanti (fu eletto col 75% dei voti), la loro necessità ed il loro desiderio di cambiare la linea politica del partito andando verso una proposta di lotta sociale, non strettamente elettorale (ogni 3 o 6 anni), ma di lotta quotidiana nelle organizzazioni sociali di contadini, di coloni (n.d.t.: abitanti dei quartieri marginali), di sindacati, nelle mobilitazioni su problemi concreti per risolvere le diverse carenze presenti nei differenti gruppi sociali. Ciò va fatto con energia, dando corso ad una politica che dal basso vada verso l'alto, concretizzandosi in una costante politica di mobilitazione nazionale. Obrador ha parlato della necessità di difendersi, di non accettare più altri omicidi di PRDisti e di bloccarne lo stillicidio, di organizzare realmente il partito in modo che assolva a questa funzione (già più di 500 PRDisti sono stati assassinati e ciò non può essere materia di negoziato). È un aspetto importante e molto sentito all'interno dell'organizzazione e finalmente Obrador gli dà voce, non semplicemente a livello di discorso o di promessa. Egli rappresenta già una traiettoria, uno stile politico, caratterizzato dalla sua esperienza di lavoro nelle comunità indigene di Tabasco.

I gruppi indigeni chontales dell'area di Tabasco (classificati come maya, anche se non sono strettamente maya), da più di 15 anni stanno conducendo un notevole lavoro di identità culturale e politica, un'esperienza di base in cui è coinvolto anche Obrador. Egli non è quindi un dirigente dell'ultimo momento, uno che ha cavalcato un movimento indigeno, ma una persona che è stata con loro e che loro stessi hanno candidato al governo dello stato nel 1988. Quelle elezioni non le vinse, ma gli indigeni, per la seconda volta, portarono avanti tutto il lavoro di preparazione della sua candidatura a governatore dello stato nel 1994, allora come membro del PRD. Fu un gruppo enorme di Tabasco, che si unì alla lotta del PRD, che dimostrò di lottare in un altro modo, diverso da quello cui era stata solita fino a quel momento la direzione tradizionale del PRD (vale a dire linea, stile politico, burocrazia alla Porfirio Mu¤oz Ledo, Amalia Garcia, ecc.).

Obrador spiega in un libro il suo pensiero politico: non è per la lotta armata, è per la lotta pacifica, addirittura rivendica le strategie di lotta di massa di Gandhi, il che è sommamente significativo in un contesto come quello attuale, in cui la cosa più facile è che scivoliamo in una situazione di violenza generalizzata, di balcanizzazione del paese, in cui non vi sarebbe effettivamente alcuna forza in grado di mantenere la coesione e l'unità, con le relative conseguenze.

Obrador già da molto tempo aveva dimostrato la sua simpatia, la sua vicinanza, il suo interesse verso lo zapatismo; era infatti entrato già tre o quattro volte nella selva a dialogare con la direzione dell'EZLN, da quando si era organizzata la "Grande Marcia" da Tabasco a Città del Messico, una marcia molto famosa, perchè un gruppo gigantesco di indigeni di Tabasco camminò per quasi due mesi, per presentare richieste e proposte, concludendo con la consegna di una cassa contenente le prove esaurienti della frode elettorale e della connessione col narcotraffico di Madrazo, governatore dello stato di Tabasco. Obrador disse che in quella marcia Durito li accompagnava nel cammino e che provava simpatia per lo zapatismo. Non è dunque una novità, bensì qualcosa di annunciato, che risponde ad una logica ovvia: esprime movimenti di base, profondamente radicati, che sorgono dal basso.

In questo senso c'è una possibilità d'incontro fra EZLN e PRD, che forse Cuahutemoc Cardenas non era in grado di realizzare, anche per una questione di personalità...

Se si definiscono meglio i termini della questione e si continua ad avanzare su una buona strada, Obrador potrebbe realmente rimpiazzare la figura "magnetica" di Cardenas e si profilerebbe come il candidato presidenziale del PRD per l'anno 2000.

L'incontro e l'alleanza tra l'EZLN e questo PRD cardenista, rappresenta anche un superamento del vicolo cieco in cui ristagnava la sinistra: non più ognuno a tirar l'acqua al proprio mulino.

Nel contesto precedente, in cui ciascuno tirava dalla propria parte, era molto facile sabotare processi unitari, ad esempio con una qualsiasi posizione molto spinta verso il centro o troppo volta a questioni in quel momento irrealizzabili. Ed era quanto succedeva.

L'unità tra zapatismo e cardenismo toglie il "boccone facile" a coloro che vivevano e si riproducevano proprio grazie al lavoro di disgregazione. Cessando la frammentazione si modifica l'equilibrio di forze all'interno di moltissimi gruppi e da ogni parte.

Credo non sia casuale che a distanza di poco tempo (la settimana prima dell'Incontro Intercontinentale), vi sia stata la visita di El Barzon nella selva, per stipulare un altro patto simile con l'EZLN. Quelli di El Barzon sono davvero, in termini di composizione di classe, tra i gruppi più lontani dall'EZLN (sono, ad es.: contadini ricchi, che posseggono trattori, camionette, che dispongono di crediti), eppure sono venuti qui nel fango, ad utilizzare lo spazio di Aguascalientes prestato loro dallo zapatismo (come spazio della società civile) per discutere e fare la loro prima Convenzione Nazionale come barzonisti. La conclusero con un patto di mutuo appoggio e solidarietà con lo zapatismo, totalmente pubblico, apertamente dichiarato di fronte agli occhi di Dio e del mondo. Credo che questo sia un sintomo di qualcosa che sta cambiando, perchè El Barzon aveva già fatto pubblicamente questo tipo di dichiarazioni, a partire dal 1994, ma non si concretizzavano in nulla, mentre adesso il tutto è ufficiale.

Molti gruppi sono entrati in questa logica, partiti di una sinistra tanto "dubbiosa" come il PT , dubbiosa per il nesso che mantenne e, forse, ancora mantiene con Salinas de Gortari; sono gruppi che hanno dovuto cedere, parlare con la dirigenza dello zapatismo, entrare in questa logica di unità.

In questo contesto, la forza che rimarrebbe più debole ed isolata è il FAC-MLN, che ha posto resistenza al concretizzarsi di una proposta di unità con lo zapatismo.

La questione è delicata, perché il FAC-MLN, in ogni caso, rappresenta un movimento sociale ampio, non semplicisticamente definibile di "estrema sinistra" e senza maggior radicamento: nulla di più sbagliato! Hanno dimostrato in tutta la repubblica messicana una capacità di mobilitazione gigantesca, specialmente all'interno del movimento operaio, del movimento contadino, del movimento dei coloni: è una forza di tutto rispetto con cui bisogna stringere accordi. Si frappongono forti problemi di cultura politica, di concezione circa il processo politico di transizione alla democrazia e, più ancora, circa il processo rivoluzionario.

Questo è il punto. E forse a ciò obbedisce l'apparizione dell'EPR.

L'incontro di Aguas Blancas fu organizzato dal FAC-MLN e fu l'evento a cui maggiormente lavorarono in quanto a propaganda, mobilitazione, organizzazione nel corso di quest'anno.

Per questo motivo il FAC-MLN affronta attualmente gravi problemi di persecuzione politica, con molti ordini d'arresto contro i dirigenti .

Molti gruppi componenti il FAC-MLN, che non erano informati o che non erano completamente d'accordo con ciò che accadde ad Aguas Blancas, se ne sono ritirati .

Ma la mia non è un'opinione molto autorevole, perchè non conosco veramente le cose dall'interno, è semplicemente un'impressione, dall'esterno, su ciò che sta accadendo.

Il Foro per la Riforma dello Stato

Il Foro per la Riforma dello Stato, che si è svolto da poco, è stato un foro aperto a cui tutti sono stati invitati: vi hanno partecipato El Barzon, casalinghe, il PRD, ricercatori, medici, organizzazioni sociali, coloni, ecc. Arrivarono 1500 persone e, all'interno di questo ventaglio, i rappresentanti dei Comitati Civili di Dialogo Nazionale si sono trovati tutti insieme per la prima volta; si può dire che un mese fa è avvenuto il primo "incontro nazionale dei Comitati di Dialogo". I Comitati sono un'esperienza così recente che non vi era ancora stata l'opportunità perchè tutti s'incontrassero, per vedere quanti sono, chi sono, che cosa vogliono, di che cosa parlano.

Il Foro si suddivise in 8 tavoli:

tavolo 1: discussione su quale potrebbe essere una politica di tipo nuovo, tavolo coordinato da Javier Elorriaga e Alfredo Velarde ed in cui si concentrarono tutti i Comitati Civili.

tavolo 2: economia, che toccò a me, trattò di progetti economici alternativi e delle 16 richieste fondamentali del popolo messicano.

tavolo 3: politica, ovvero chi sono gli attori politici e come si pianificano le relazioni tra queste grandi forze; a questo tavolo parteciparono Cardenas e Obrador.

tavolo 4: Nuova Costituente, fu un tavolo soprattutto di avvocati, dove si discusse della necessità non solo di riformare o perfezionare questo o quell'articolo della Costituzione, ma anche di cambiare completamente la Costituzione, già completamente alterata dalle tante riforme neoliberali degli ultimi 15 anni. Fu il tavolo più importante, le cui conclusioni suscitarono il maggiore entusiasmo. L'idea di dover cambiare completamente la Costituzione può essere un elemento rilevante di un futuro processo politico.

tavolo 5: l'umanità contro il neoliberismo, ovvero il contributo messicano in vista dell'Incontro Intercontinentale.

tavolo 6: quello dei gruppi indigeni, che lavorarono sul problema dell'autonomia.

tavolo 7: cultura e mezzi di comunicazione, il tavolo degli artisti, dei comunicologi, ecc.

tavolo 8: diritti umani, di tutti i tipi: vi parteciparono ONG, organizzazioni cristiane, ecc.

Obiettivo del Foro era creare uno spazio di discussione sulla transizione alla democrazia in Messico; lo spazio era necessario perché non esisteva.

I partiti avevano organizzato una discussione di vertici, fra 5 dirigenti, di cui ora Marcos si è burlato dicendo che si trattava di una riforma politica; un altro gruppo di intellettuali molto noti si riunì nel castello di Chapultepec, gruppo più ampio di quello della Riforma dello Stato, ma riservato comunque ad un'élite; il gruppo San Angel organizzò un altro incontro per discutere sulla transizione alla democrazia, ma nuovamente si trattò di un gruppo ristretto di personalità politiche.

L'EZLN, dal canto suo, cercò di aprire lo spazio perché tutti quelli che volevano venire a dire qualsiasi cosa potessero farlo, e realmente arrivarono 1500 persone da tutte le parti, a parlare del problema e definire delle proposte.

Nel tavolo sull'economia, a cui parteciparono 150 persone, rappresentanti di organizzazioni, si trattava di vedere come può essere strutturata la transizione alla democrazia, costruendo una piattaforma di lotta economica comune, che condividano tutti i gruppi, tutte le organizzazioni, senza comunque chiudere già lì la questione, ma semplicemente in preparazione del tavolo 3 del Dialogo di San Andres, che tratterà il problema dell'economia.

Sebbene sia improprio affermare che il Foro per la Riforma dello Stato sia stato "il primo congresso nazionale dei Comitati Civili di Dialogo", per la complessità dell'incontro, perché in realtà questi comitati dovettero convivere con moltissimi altri gruppi, con una realtà nazionale molto variegata, in un certo senso l'affermazione è vera, in quanto per la prima volta si riunirono e confrontarono una serie di problemi. Altra cosa è essere uno zapatista radicale nel tuo quartiere o nel modo in cui tu lo intendi e lo interpreti. La maggior parte della gente dei Comitati Civili, ad esempio, è profondamente antielettorale, si identifica molto con l'EZLN per la critica ai partiti politici, però interpreta questo in modo molto semplicistico, molto piatto, del tipo "ogni volta che appare un partito politico bisogna pestarlo, distruggerlo e bruciarlo vivo", senza maggiore riflessione politica, mediazione e visione d'insieme.

Un esempio: nel momento in cui si riuniva il tavolo 1 e si discuteva sul come bisogna agire, organizzarsi, lavorare politicamente, l'EZLN si riuniva col PRD per stringere il patto col cardenismo. Nel tavolo 1 si cominciò a questionare sul perché ciò stava avvenendo e sul fatto che l'FZLN ed i Comitati Civili non erano mai stati consultati riguardo a tale unità. L'EZLN dovette rispondere dicendo che l'unità non era dell'FZLN col PRD, ma dell'EZLN col PRD e che era una deliberazione delle comunità, da compiersi, perchè da tale accordo dipendevano due cose. In primo luogo per loro la questione non è il radicalismo o l'estremismo, ma la priorità data al fatto che la gente sopravviva e risolva i suoi problemi. Non si può giocare ad un ultraradicalismo che vada al di là delle possibilità reali.

Il secondo problema è che per le elezioni del 1997 si sta profilando un trionfo schiacciante del PAN, che aggregherà tutti i voti del malcontento. Se il PRI è un partito di estrema destra, il PAN sta più a destra ancora, è un partito estremamente pericoloso, ha al suo interno elementi davvero di taglio fascista. Un suo trionfo schiacciante permetterebbe il consolidamento di un bipartitismo, ossia, gli si concederebbe di arrivare al potere a condizione di non scatenare una persecuzione nei confronti dei PRIisti (vi sono già indizi di un negoziato in atto fra vertici di PRI e PAN). UN trionfo del PAN nel 1997 sarebbe quindi terribile e lo zapatismo ha assimilato un errore, che si commise in Los Altos De Chiapas nelle elezioni precedenti, quando invitò le comunità indigene a non votare, generando così un gravissimo problema. In Chiapas esistono comunità che sono, al 90%, basi zapatiste e che sarebbero andate a votare per il loro candidato nelle liste del PRD. Ma non votarono, lasciando così in mano a minoranze del 5-10% le presidenze municipali, che ora ricevono tutti i fondi dello stato e stanno organizzando tutti gli scontri cui stiamo assistendo.

Il problema della non-partecipazione è molto complesso, non si tratta semplicemente di un gioco in cui "per principio" non si partecipa.

Lo zapatismo prospetta la necessità di non sviluppare, durante l'anno venturo, una politica antielettorale, ma di stringere un patto col PRD. E questo senza che l'FZLN si trasformi in un'organizzazione partitica, con propri candidati: rimane un'organizzazione che appoggia, ma criticamente, ossia condiziona il sostegno ed obbliga a che il mandato sia un "comandare obbedendo". L'FZLN è una forza che si sta organizzando in questa direzione, in modo che il PRD non sia più (come succede dal 1988) ciò che tiene "imprigionato" il voto di tutta la gente di sinistra, non esistendo alternative.

È un fenomeno simile a quello che vivete voi in Italia, con l'Ulivo, con Rifondazione Comunista: il voto viene catturato perché non c'è altra opzione, a meno di votare per i fascisti o lasciar avanzare di posizione i fascisti. Gli si dà il voto, ma alla fine non si ha il modo di esigere nulla.

Ciò che sta cercando di organizzare l'EZLN è precisamente un'istanza che condizioni la consegna del voto, senza diventare un ulteriore ingranaggio di questo macchinario pazzo ed alienato che è il gioco parlamentare. Sta cercando d'inventare una realtà ed un'istanza nel gioco politico e nel gioco della democrazia, che può essere molto utile anche nei paesi del primo mondo, come quelli europei. Bisogna pensarci su, vedere se è reale tale analogia, se la cosa è fattibile; certo è interessante pensare alla logica che sta sviluppando l'FZLN all'interno del gioco politico qui in Messico.

Lo zapatismo che vedeva le cose in modo molto semplicistico, dal suo quartiere, è venuto a confrontarsi con tutti gli altri gruppi nazionali, con i grandi problemi globali ed ha dovuto assumere la responsabilità di questi problemi, ovvero ha dovuto pensare. Dal mio punto di vista, l'aspetto maggiormente positivo dell'incontro dei Comitati Civili di Dialogo nel tavolo 1, è stato il fatto che hanno constatato la complessità di questa realtà, identificato problemi, scambiato punti di vista, intrecciato relazioni, pur non essendo un congresso nazionale, perché non si è concluso con alcuna risoluzione.

In ogni caso si è progredito, un po' come qui nell'Incontro Intercontinentale.

Consulta Nazionale su Lavoro e Libertà Sindacale

Parlavamo di spazio ripartito in quattro, fra PRD, EZLN-FZLN, FAC-MLN ed El Barzon: se lo sezionassimo a livello del movimento operaio, ritroveremmo la medesima composizione, riferita all'ambito sindacale.

Questa è l'Intersindacale 1ø Maggio: al suo interno vi sono fondamentalmente un gruppo di simpatia zapatista-FZLN, un gruppo di simpatia PRDista, un gruppo di simpatia FAC-MLN. Molto minoritario il gruppo legato a El Barzon. Quest'ultimo sta cercando di organizzare un sindacalismo barzonista (o per lo meno ne ha parlato il 1ø maggio).

L'Intersindacale per il 1ø maggio ha organizzato due mobilitazioni nazionali impressionanti: è riuscita a riempire completamente lo Zocalo. Il che, quest'anno, si è combinato con una crisi all'interno del sindacalismo ufficiale, con il corteo dei "foristi".

L'Intersindacale è in ascesa: altre organizzazioni vi si stanno incorporando. Tuttavia non bastano le mobilitazioni gigantesche del 1ø maggio. Questo il bilancio che faceva già l'anno scorso uno dei rappresentanti dell'Intersindacale, Edur Velasco: quel 1° maggio era un gigante enorme steso al suolo, senza la capacità muscolare di muovere il proprio corpo, senza la forza di alzare un dito o sollevarsi e fare un passo. Quest'anno si ripeté una mobilitazione ugualmente rilevante, ma già con la preoccupazione di farla sfociare in qualcosa, in un progetto, in un programma di lotta. La consulta che ora si farà venne proposta il 1° maggio e si è lavorato da allora fin da adesso in un processo di discussione ed elaborazione delle domande.

Il processo è stato molto complesso, perché erano già in lista una decina di domande complicate, a cui evidentemente nessuno avrebbe risposto. Di per sé già alle 6 domande della Consulta Zapatista, a livello popolare era stato assai difficile rispondere, perché non si dispone dei mezzi per informare previamente la gente, non ci sono radio o televisioni disponibili, è molto difficile che con una scritta per la strada si possa dare una la spiegazione esauriente dei 6 quesiti. La formulazione di domande più elaborate, com'erano quelle dell'Intersindacale, risultava quindi piuttosto difficile. Io assistetti un po' alle riunioni, seguii lo sviluppo del lavoro, suggerii alcune domande e vedendo la complessità del problema dissi che bisognava semplificarle il più possibile, conservando l'idea centrale che ispira l'Intersindacale. L'interessantissimo obiettivo della consulta è cercare di riattivare e, per quanto possibile, raggruppare tutto l'attivismo sindacale potenziale, attualmente immobilizzato, che c'è dentro e fuori dalle fabbriche, risultato di una lotta di classe di 20 anni. L'idea di molti nell'Intersindacale, è che se vi fossero delle iniziative chiare, con progetti di lavoro, si potrebbero creare "vivai" di attività sindacale nella maggior parte delle fabbriche e degli spazi sindacali del Messico. Non a caso la Consulta si realizzerà alle porte delle fabbriche. Il termine "porta di fabbrica " è un'espressione molto importante per noi messicani, perché tutto l'attivismo operaio degli anni '70, che fu una lotta per democratizzare i sindacati, e l'insurrezione del sindacalismo indipendente, che sollevò una mobilitazione nazionale gigantesca specie negli anni '75 e '76 e che fu sul punto di spingere tutti alla realizzazione di uno sciopero generale, fu un attivismo che cominciò a "porta di fabbrica", con la distribuzione di volantini davanti ai cancelli, con appelli e slogans urlati, con inviti alla gente ad organizzarsi dall'interno per avere i propri comitati.

Lotta per la terra e lotta per il lavoro

L'Intersindacale si propone inoltre un obiettivo ed un lavoro che vadano oltre il sindacato, perché il 70% dei lavoratori in Messico non sono sindacalizzati; non sono iscritti non perché abbiano perso la fiducia nel sindacato, come da voi, dove la gente ne è uscita: qui non vi sono nemmeno entrati. C'è molto lavoro informale, molto lavoro senza contratto, che non riceve salario e che tanto meno ha un sindacato. Molti dei coloni, che si stanno organizzando come tali, sono lavoratori informali non sindacalizzati. Quindi l'Intersindacale cerca di incidere fondamentalmente nello spazio del sindacato, generando e raggruppando un attivismo articolato anche con la lotta dei coloni.

In ambito operaio l'intenzione, interessantissima, è quella di avvicinare e strutturare un settore di cui nessuno si sta occupando. Il paese sta patendo un cambiamento di composizione industriale. Il D.F. da 2 anni a questa parte non sta crescendo in termini industriali, mentre invece sta crescendo moltissimo l'industrializzazione nel nord del paese, al confine con gli Stati Uniti, con la comparsa di città industriali molto importanti. Dalla metà in su dello stato di Aguascalientes fino alla linea di frontiera, sorgono città che si proletarizzano in modo massiccio e dove esistono molti quadri sindacali, che lottarono negli anni '70, ma attualmente inattivi. Si tratta di attivarli e di sviluppare un sindacalismo nel nord, che rappresenterebbe il ponte fondamentale, il ponte fisico indispensabile con il sindacalismo nordamericano, che sta già dando molti segni di riattivazione e riorganizzazione.

Perciò l'iniziativa dell'Intersindacale 1ø Maggio esprime grande creatività; sento che ha assimilato la creatività degli zapatisti e la sta applicando sul proprio terreno, senza che ciò presupponga l'essere zapatisti, in quanto, come già detto, la sua composizione è complessa, eterogenea. Hanno assimilato il cercare cose nuove, modalità nuove, inventare spazi d'azione, preoccuparsi moltissimo di rivolgersi alla gente, quella che sta al di fuori di tutto, ma che ha molti problemi, molti desideri e che si può organizzare. Soprattutto cercano di porre come asse di lotta in questo paese la lotta per il lavoro, perché finora è stata solo lotta per la terra.

Lotta per la terra è stata quella dei barzonisti, degli zapatisti (seppur intesa in modo complesso, molto aperto verso tutti gli altri, però in fin dei conti è iniziata per il problema della terra), lotta per la terra è quella dei coloni, quella per la sovranità sulle risorse strategiche, sul petrolio. Di fatto tutte le diverse lotte che si stanno svolgendo in Messico - il cardenismo, lo zapatismo, il barzonismo, la lotta dei coloni - sono lotte per la terra. Evidentemente in Messico è in crisi la proprietà e l'uso della terra, risultato del Trattato di Libero Commercio; in questo senso è logico che il problema della terra costituisca un asse di lotta. Ciò vuol anche dire, però, che in Messico non è ancora il momento della lotta del proletariato, dei salariati, della lotta per il lavoro, come già sta avvenendo in Francia, in Germania, negli Stati Uniti, ed in una certa misura in Italia, dove comunque si svolge qualche lotta sociale e sindacale.

Nel Primo Mondo l'asse di lotta riguarda il lavoro: è questo che si sta riattivando. In Messico ancora no. Lo sforzo dell'Intersindacale 1ø Maggio è quindi volto ad articolare la lotta per il lavoro con la lotta per la terra.

In Brasile sta avvenendo una cosa analoga. Il PT, Partito dei Lavoratori, articola la sua lotta in modo solidale con i sindacati nordamericani, sindacati del Primo Mondo, mentre parallelamente esiste una lotta per la terra, espressa dal Movimento dei Senza Terra. La Volkswagen ha appena comprato in Brasile una superficie equivalente a Paraguay ed Uruguay messi insieme, un territorio gigantesco, riserva di biodiversità. Le grandi transnazionali nel Terzo Mondo si stanno impadronendo della terra, perché lì vi sono le risorse, la biodiversità, i minerali, i giacimenti. Si sta portando a termine la privatizzazione di praticamente tutti i giacimenti petroliferi del Sudamerica. Hanno privatizzato giacimenti, direttamente, Venezuela, Colombia, Bolivia, Perù, Ecuador, Brasile ed Argentina. Di fatto chi deve ancora privatizzare giacimenti è il Messico. In tutto il Terzo Mondo acquirenti dirette di grandi porzioni di territorio sono le imprese transnazionali, con la loro capacità di movimento, che nel Primo Mondo si manifesta con grande arroganza: "Noi possiamo andarcene in qualunque momento, pertanto voi dovete diventare più moderati, più malleabili, dovete permettere più tagli ai salari, più tagli ai servizi, più privatizzazioni, dovete cedere le conquiste storiche del XX secolo". Per questo il movimento stesso del capitale mondiale da un lato si manifesta con una crisi della proprietà della terra, dall'altro con una crisi delle condizioni dei salariati.

Quindi sono due assi di lotta differenti che bisogna articolare.

In Brasile il PT non si è articolato col Movimento dei Senza Terra, perché quest'ultimo lì non è così definito, mentre la classe operaia ha una lunga tradizione di lotta e di organizzazione.

Al contrario, in Messico la resistenza che si è sviluppata in relazione al problema della terra ha dato vita ad un movimento molto articolato, mentre, sul versante opposto, il problema del lavoro è meno strutturato che in Brasile. Pertanto il compito che si sta proponendo l'Intersindacale 1ø Maggio è di prim'ordine: sviluppare un fronte di lotta intorno al lavoro, che si articoli con la lotta per la terra.

L'importante della consulta è ciò che verrà dopo, soprattutto l'attivismo che fomenterà nelle fabbriche, nelle piazze, nei quartieri.

L'EZLN ha appoggiato la Consulta dell'Intersindacale 1ø Maggio, si darà da fare per pubblicizzarla e per rendervi partecipe attivo l'FZLN. Tutto questo è molto importante.

Studenti e lavoratori della scuola

Gli studenti è come non esistessero, stanno dormendo. C'è un giro di vite, molta crisi, molti cambiamenti nei piani di studio, un indurimento sempre maggiore nella privatizzazione dell'insegnamento; è stata posta ora una serie di filtri per accedere ai diversi livelli di istruzione, filtri molto severi, che stanno tagliando fuori non solo più dall'università, ma anche dai livelli medi preuniversitari, cioè dalla preparatoria e dalla secondaria, decine o addirittura centinaia di migliaia di studenti. Ora possono permettersi di farlo, perché questo movimento è stato mal avviato, mal diretto, ha sprecato le sue possibilità di mobilitazione, io credo per un eccesso di protagonismo da parte della dirigenza, per una mancanza di intelligenza e di esperienza nella conduzione del movimento: questo è frutto della distruzione di una tradizione di lotta, di una cultura politica.

Disgraziatamente non si è riusciti ad ottenere effetto, non perché non vi sia necessità, proprio adesso la necessità è più che mai evidente, ma non si è concretizzato nulla di importante. Di fatto, per la maggior parte, gli studenti si mobilitano verso l'esterno, si incorporano all'FZLN, vanno nella selva, organizzano carovane, però non è realmente la scuola ciò su cui si stanno organizzando, essi stessi non hanno neppure un attivismo chiaro, definito, intenso all'interno dell'università. Ho l'impressione che saranno gli studenti più giovani a farne maggiormente le spese, e forse quelli che spontaneamente si mobiliteranno, come successe in Italia alcuni anni fa. Lavoro all'università e sono piuttosto disincantato circa la disposizione e la lucidità degli attivisti, studenti e professori - mi autoincludo in questo - nel lavoro universitario. Siamo creativi piuttosto verso l'esterno, non verso l'interno, verso lo spazio universitario.

Altra cosa è il movimento dei docenti di istruzione primaria e secondaria, escludendo quindi gli universitari, soprattutto di quei settori che hanno a che fare con l'educazione, che non sono solamente gli insegnanti: la Segreteria dell'Educazione Pubblica, i lavoratori dei musei, tutti coloro che sono raggruppati nel SNTE, Sindacato Nazionale dei Lavoratori dell'Educazione, il sindacato più grande dell'America Latina, credo intorno ai 200.000 iscritti o molti di più, non ricordo esattamente, comunque un numero gigantesco. Il SNTE è un sindacato "charro", che ha al suo interno un coordinamento di sinistra, il Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell'Educazione (CNTE), quello che si mobilita. Il SNTE è diretto dai "foristi", quelli che marciarono in corteo il 1ø maggio contro Fidel Velasquez (n.d.t.: da decenni capo indiscusso della CTM, Confederazione dei Lavoratori Messicani), ma che tradizionalmente sono "charros" (n.d.t.: immagine mutuata dal folklore nazionale, in cui il charro è colui che doma e monta i cavalli; il termine viene usato per indicare i sindacati venduti, controllati dal governo, che a loro volta servono per tenere sotto controllo i lavoratori), ossia negoziano la lotta, negoziano la democratizzazione del sindacato. Il CNTE nel 1989 portò avanti con successo una lotta ed una mobilitazione nazionale esemplari, dopo di che si disattivò.

Il magistero in questo paese lotta dagli anni '50. È uno dei settori più vecchi e combattivi, credo il settore sindacalizzato più costante nella lotta da 40 anni a questa parte: è sempre stato presente e ciclicamente riattiva la sua lotta. Ma è anche qualcosa di più: molti dei movimenti guerriglieri di questo paese provengono dal movimento del magistero; Lucio Caba¤a e Genaro Vasquez appartenevano al magistero.

Non è ancora stata ricostruita la sua storia ed il suo ruolo in tal senso, ma è una categoria con una lunghissima tradizione di lotta, per cui ciò che avviene ora non è frutto d'improvvisazione. Nell'89 ebbero una delle loro lotte migliori, ma allo stesso modo lottarono all'inizio degli anni '80, negli anni '70, in modo esemplare negli anni '60, e così negli anni '50. Adesso si stanno riattivando. La lotta di due mesi fa, non è stata quella importante. Essi hanno in preparazione la loro grande mobilitazione verso gli ultimi mesi di quest'anno, quando saremo in piena consulta sindacale.

In termini di lotta di classe e sul piano del lavoro, la seconda metà di quest'anno si preannuncia quindi come un periodo di ascesa, di confluenza, di consolidazione della lotta operaia, sindacale, di salariati... Ci sarà per lo meno un forte attivismo all'interno dell'Intersindacale 1øMaggio, combinato con quello del PRD, con la lotta di base di Lopez Obrador, con l'appoggio dell'FZLN e con una grande mobilitazione del magistero. Sarà "un assaggio", sarà un preambolo alle elezioni del 1997.

La sfida è: non lasciar trasformare tutto ciò che facciamo nella campagna elettorale di qualche candidato, ma farlo diventare davvero la piattaforma di lotta che permetta il convergere dei diversi gruppi e la maturazione delle differenti organizzazioni.

Questo è ciò che ci aspetta.

L'Intersindacale 1° Maggio ed il SUTAUR

All'inizio la lotta dei compagni del SUTAUR fu quella che rese possibile la composizione dell'Intersindacale 1° Maggio: per oltre un anno le loro mobilitazioni permanenti, molto creative e combattive permisero di agglutinare in solidarietà con loro molta gente.

Ma la sollecitazione ormai è stata data, l'Intersindacale 1ø Maggio va avanti ormai senza poggiare sulle spalle del SUTAUR e la crisi di Ruta-100, quindi, non porrà in questione tale coordinamento.

L'Intersindacale è un'iniziativa che avanza con energia, con creatività, riunendo molte forze. Il CNTE , ad esempio, vi partecipa, ed è un movimento impressionante, molto importante, pur senza il grado di coesione, disciplina e dottrina che ha il SUTAUR, esemplare ed assai difficile da eguagliare.

Il SUTAUR in questo è molto simile all'EZLN.

È un gruppo organizzato che si è preparato per anni, che ha lavorato per la formazione dei quadri, per la maturazione della loro coscienza di classe. È molto difficile che sorga oggi un'organizzazione di questo tipo, tuttavia esistono iniziative di altro genere, che si basano su altri principi, che crescono e si vanno definendo con altre regole, come succede all'interno del CNTE, in cui convivono infinità di correnti: molti stanno nel FAC-MLN, molti sono zapatisti, molti del PRD, molti nulla di tutto ciò.

Ma ci sono tanti altri sindacati.

Il SITUAM è un altro sindacato molto forte, che ha portato a termine delle lotte notevoli.

Vi sono i compagni della Cooperativa Pascual, che è un sindacato molto importante, e così via.

Fanno parte dell'Intersindacale circa 40 organizzazioni, una più forte dell'altra ed in ulteriore espansione.

Tradotto dal Collettivo Internazionalista - Torino

Indice dell'Incontro Intercontinentale