27 agosto 1996

Messaggio ricevuto via internet da CONPAZ:

COMUNICATO STAMPA

Come conseguenza ai fatti accaduti il passato 23 agosto e all'inesattezza dei dati uniti alla confusione di nomi apparsi sui differenti giornali, vediamo la necessità di emettere il seguente comunicato:

Le persone detenute furono:

Rocio Diaz Arroyo, Matea Jimenez Lopez e Carlos Alvarez Hernandez, cittadini messicani maggiorenni, collaboratori dell'Associazione CIAM che realizza diversi lavori nelle comunità della zona.

Jesus Velasco Salazar y Mario Velasco Salazar cittadini messicani maggiorenni autisti del veicolo.

Ana Dolores Paez Gonzalez, Sandra Redondo Gonzalez, Joana Baquer Danes, Maria Josè Chinè Labrador, Marta Inmaculada Chinè Labrador, Rosa Maria Bouzas Escolano, Oscar Garcia Serrano e Juan de Dios Martin Gil, maggiorenni e cittadini spagnoli debitamente identificati in qualità di turisti invitati a visitare il Chiapas per conoscere una delle comunità e dare continuità a progetti di Alfabetizzazione e Diritti Umani.

Appartenenti alla ONG Fundacio Pau I Solidaritat-CCOO y Associacio Catalana de Brigadistes a Nicaragua.

RELAZIONE DEI FATTI:

Il giorno 23 agosto approssimativamente verso le 10.00 della mattina siamo stati, insieme ad altri passeggeri, indebitamente detenuti con la forza dalla PJE e Sicurezza Pubblica a "el Carmito" dove ci hanno obbligati a scendere dal veicolo dal quale viaggiavamo, in modo ostile e a volte intimidendo sessualmente e minacciando le cittadine messicane.

Dopo siamo stati condotti ad un altro veicolo per essere trasportati a Simojovel come presunti implicati in conflitti armati insieme ad un altro veicolo che trasportava dei cadaveri, con l'intenzione di porre in relazione entrambi i fatti. Durante il tragitto i poliziotti hanno offeso gli spagnoli dicendo loro: "cabrones ilegales", "drogadictos" e realizzando minacce verso i cittadini messicani.

Quando siamo arrivati a Simojovel hanno lasciato liberi i restanti passeggeri lasciandoci rinchiusi all'interno della camionetta ed esibendoci come criminali.

Da Simojovel siamo stati trasportati a Puerto Catè e portati in un ufficio di immigrazione. Durante il tragitto gli insulti e le minacce si sono ripetuti.

Da Puerto Catè siamo stati trasportati a Bochil dove ci hanno obbligato a scendere e ci hanno messo in carcere. Una volta all'interno della prigione ci è stata negata la possibilità di comunicare telefonicamente così come l'assistenza medica per le persone che erano malate. Nel momento in cui ci hanno restituito gli oggetti che ci avevano trattenuto abbiamo constatato che dalla borsa di una cittadina messicana mancavano 100 pesos. Ci hanno obbligati a sborsare la quantità di 200 pesos in cambio di acqua e alimenti. Siamo stati detenuti con l'impossibilità di comunicare nel carcere di Bochil dalle 4 alle 7 della sera senza mai comunicarci quali erano le accuse a nostro carico.

Dal carcere di Bochil ci hanno trasportato nuovamente, questa volta a Tutxla Gutierrez, in un veicolo di trasporto pubblico nel quale eravamo stati detenuti anteriormente, insieme a vari convogli militari, e durante il percorso le detenute sono state nuovamente molestate sessualmente.

All'arrivo al municipio di Soyalo siamo stati portati alla presenza municipale e di nuovo abbiamo ricevuto acqua e cibo in cambio di denaro, 100 pesos. Durante il tragitto al cittadino spagnolo Juan de Dios è stato sottratto il passaporto e il portamonete con 350 dollari.

L'arrivo a Tutxla è avvenuto approssimativamente alle 9.30 p.m. e da lì siamo stati trasferiti alla caserma della polizia, nella quale ci hanno separati dai messicani che sono stati fatti salire in un altro veicolo senza informare nessuno dei detenuti di dove sarebbero stati trasportati.

I messicani sono stati interrogati in modo ostile e insidioso. Gli autisti sono stati obbligati a subire la visita medica in presenza delle detenute. Dopo le dichiarazioni sono stati messi in libertà senza alcuna accusa.

Noi spagnoli e spagnole siamo stati trasferiti ad un altro ufficio di immigrazione di Tutxla, dove siamo stati interrogati in modo insidioso e tendenzioso sulle questioni politiche con il timore che le nostre dichiarazioni venissero manipolate. Ci hanno obbligati a firmare il verbale e ci hanno tolto il visto dandoci il tempo per lasciare il paese e senza nessuna spiegazione né motivo comprovato. L'interrogatorio è durato dalle 11 della notte alle 11 della mattina del giorno seguente, impedendoci di dormire. Se non firmavamo il verbale ci hanno minacciati di tenerci detenuti fino al lunedì 26.

In conseguenza con quanto detto nella relazione:

- Desideriamo far constatare l'irregolarità di tali fatti che significano violazione dei diritti universali e sono considerati come delitti dalla legge e Costituzione messicane.

- Manifestare la nostra preoccupazione per l'impunità con la quale si commettono tali delitti, giustificandoli con la situazione di conflitto che vive il Chiapas.

- Esprimere la nostra preoccupazione riguardo alla sospensione dei progetti se la situazione di aggressione alla popolazione e al personale del CIAM si aggrava.

Siamo sicuri che i mezzi di comunicazione metteranno a conoscenza con veridicità i fatti accaduti come parte del loro lavoro nella costruzione della vera democrazia in Messico.

Molte grazie per l'attenzione.

FUNDACIO PAU I SOLIDARITAT

ASSOCIACIO CATALANA DE BRIGADISTES A NICARAGUA.

San Cristobal de las Casas, Chiapas 26 Agosto 1996.

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)