La Jornada 31 maggio 1998

Amnesty International:

Restrizioni "senza precedenti" nelle nuove regole per osservatori

Trionfo Elizalde

Amnesty International (AI) ha informato ieri che i nuovi visti per difensori stranieri dei Diritti umani renderanno difficile alle organizzazioni non governative (ONG) internazionali ed agli individui collaborare nella protezione di quelle garanzie in Messico e potrebbero incrementare "considerevolmente" i rischi coi quali già si devono confrontare i difensori nazionali.

Le nuove regole annunciate dal coordinatore dell'Istituto Nazionale di Immigrazione, Alejandro Carrillo Castro - "senza precedenti su tutto il continente americano" -, esigono, per quelli che desiderano investigare sulle condizioni dei Diritti umani, tutti i dettagli circa i loro piani di lavoro e dei gruppi e delle persone con cui richiedono d'incontrarsi durante la loro permanenza in Messico, il che "limiterà seriamente" la loro capacità di difensori internazionali dei Diritti umani d'investigare sulle denunce in relazione a possibili violazioni.

"La natura sensibile del lavoro di difesa dei Diritti umani richiede un livello confidenziale, tanto per le vittime come per i testimoni ed i familiari che rendono testimonianza di fronte a difensori dei diritti umani", ha affermato AI, per cui "forse è ancora più grave il requisito di avvisare con 30 giorni di anticipo sul viaggio, il che chiaramente impedisce che i difensori di diritti umani e le ONG possano reagire opportunamente in situazioni di emergenza".

AI ha riconosciuto il diritto del governo messicano di regolare il flusso migratorio, però la preoccupano i regolamenti fissati dalla Segreteria di Governo, perché "allontano e porrebbero in pericolo il lavoro degli stranieri impegnati nella difesa dei Diritti umani".

Per AI, le nuove misure "sono entrate in vigore nel contesto di un incremento significativo del numero di espulsioni di attivisti stranieri nei mesi passati". Il rifiuto del diritto di ascolto agli espulsi "contraddice il principio di avere diritto ad un dovuto processo e potrebbe lasciare aperta la possibilità di considerare arbitrarie quelle espulsioni".

Allo stesso modo, ha segnalato che le misure "sembrano contraddittorie" con lo spirito e le intenzioni degli accordi internazionali recentemente adottati dal Messico. Nel 1993, per esempio, insieme ad altri 120 governi, quello messicano ha adottato la Dichiarazione di Vienna e il Programma di Azione risultante dalla Conferenza Mondiale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Questo documento riconosce fra il resto il ruolo importante che le ONG giocano nella difesa dei Diritti umani.

Ugualmente, conforme allo spirito della Dichiarazione di Vienna e rispettando la legislazione messicana, AI "richiama urgentemente il governo del Messico a desistere dall'introduzione di misure che potrebbero essere interpretate come un tentativo di ostacolare la difesa dei Diritti umani".

Ha chiesto che detti regolamenti "siano riconsiderati e modificati, nel senso di non creare ostacoli ingiustificati nel lavoro dei difensori dei Diritti umani".

 

"Preoccupante", la discrezionalità concessa ai funzionari dell'INM

Se si vuole regolare l'ingresso di osservatori internazionali nel Messico, il governo non dovrebbe limitarsi a lasciare al "giudizio arbitrario" di qualche funzionario l'accettazione, senza includere questa figura nella Legge Generale di Popolazione e nel suo regolamento, in cui si stabiliscano criteri chiari e obiettivi.

Hanno suggerito quanto precede, in maniera congiunta, la Commissione Messicana di Difesa e Promozione dei Diritti Umani, il Centro di Diritti Umani Fray Francisco di Vitoria e Azione dei Cristiani per l'Abolizione della Tortura.

Analizzando alcuni punti delle misure annunciate dal Governo, le tre ONG hanno pensato che, nel caso di fatti gravi come quelli di Acteal e di Aguas Blancas, il requisito di accreditarsi con 30 giorni d'anticipo come osservatore "risulta inoperante, dato che i fatti successi potrebbero venire modificati sostanzialmente, addirittura anche senza l'intervento delle autorità responsabili".

Hanno considerato "preoccupante la discrezionalità" concessa ai funzionari dell'INM per valutare l'esperienza e la serietà delle organizzazioni dei diritti umani visitanti e per decidere sulla loro approvazione.

Hanno sottolineato che 10 giorni "non sono sufficienti per realizzare un'osservazione integrale, imparziale e completa", per le difficoltà nel trasporto verso le diverse zone del paese "per la natura accidentata del territorio e la lontananza di molte comunità" e inoltre che risulta scarso il tempo per riunirsi con tutte le parti coinvolte.

"Le misure di controllo, oltre che unilaterali ed arbitrarie, ci sembrano incomplete, dato che solo si stabiliscono a metà gli obblighi degli osservatori e non si precisano chiaramente i loro diritti" come l'accesso all'informazione, alla versione delle autorità ed a tutte le zone che gli osservatori considerino necessarie come risultato delle relazioni previe e delle interviste con funzionari.


(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)



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