La Jornada 28/07/96

Storie di Babele (2)

Al centro Don Bosco è arrivato Douglas Bravo, il guerrigliero venezuelano degli anni settanta. È arrivato Hugo Blanco, quello che negli stessi anni organizzava gli indigeni in Perù e dalla prigione scriveva in quechua a Jose Maria Arguedas. Sono arrivati molti giovani che non sono stati né in guerra né in carcere per loro fortuna e di tutti noi. È arrivato anche il signore italiano che mi fu presentato e, scambiandomi per un altro mi ha detto: "Io sono quello che ha perso l'aereo". Io gli ho stretto la mano e gli ho risposto: " Piacere. Io sono quello che ha perso il treno, ma molto tempo fa....". C'era anche Gloria che accreditava giornalisti. Gloria si dedica ad insegnare cucina creativa nelle comunità, cioè a cucinare dando sapore al riso con quel che c'è. È mentre insegna l'arte di condire con poco gli parla di anatomia e di come è fatto dentro il corpo umano e parla loro di astronomia e come sono fatte fuori l'universo e le stelle. Pare che sia per questo che vengono ai suoi corsi da comunità lontane ad imparare la cucina ed il resto. Si, dicono, Gloria lo sa.

In mezzo a tutto questo, mentre alcuni già partono in autobus verso Oventic facendo un gran baccano, altri fanno solamente ancora coda per accreditarsi perché i loro autobus sono stati bloccati per molte ore da un blocco stradale di contadini a Oaxaca. I contadini hanno offerto loro di lasciarli passare perché andavano all'incontro, ma loro, gli europei, hanno detto di no, che per nessun motivo passerebbero il blocco. Se gli abitanti di Oaxaca hanno aspettato trent'anni per la questione delle terre che ha generato il blocco, loro ben potevano aspettare alcune ore, gli hanno detto. Risultato, poco fa si stavano ancora iscrivendo.

Io mi sono accreditato nel centro stampa. Ho consegnato la mia foto, ho detto che ero un giornalista della Jornada ed ho scritto il mio nome nel formulario: "Rafael Sebastian Guillen" era quasi pronto il mio pass quando qualcuno ha guardato la foto ed ha detto: "Non ci somiglia affatto". "Ha chi?", ha chiesto un altro. "A quello che ti ho detto", ha detto il primo. "Lui dice la stessa cosa", ho commentato io tra il disilluso e l'allegro. Così la Jornada s'è persa l'opportunità di avere il più accreditato corrispondente ad Oventic e questa è l'ora in cui non so se mi sono accreditato o mi sono screditato.

Storie di Babele (3)

Testo di Adolfo Gilly

È una città piccola la Babele che hanno costruito gli zapatisti ad Oventic. La torre, dicono, verrà poi. Oggi, dal grande palcoscenico della piazza Maggiore Anna Maria ha dato il benvenuto: "Dietro queste facce nere siamo voi".

Nelle vette del potere c'è chi sussurra che sono già vinti. È meglio che nessuno si sbagli. Chi sa organizzare così la pace, sa ancora come organizzare la guerra.

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)

Indice dell'Incontro Intercontinentale