La Jornada 27 luglio 1996

Ad Oventic, ultra e riformisti nazionalisti ed internazionalisti.

Hermann Bellinghausen, inviato, San Cristobal De Las Casas, Chiapas, 26 luglio 1996.

Alcune ore prima dell'inizio dell'Incontro Intergalattico nelle montagne del Sudest Messicano, la situazione in città è abbastanza complicata come c'era da aspettarsi. Per cominciare, non ci sono alberghi, e meno ancora camere in pensioni e camere in affitto. San Cristobal è piena di turisti tipo habitual: zaino e sleeping bag, ansiosi di un'amaca e di spostarsi verso territori Maya. Solo che questi di adesso hanno un'altra storia, e vengono per un'altra storia. La loro meta non è Bonampak o Toninà, ma Oventic e l'Ejido Morelia, e vengono da lotte diverse. Una contro il neoliberismo un altra contro i poliziotti dell'immigrazione appostati nella chiamata zona di conflitto.

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La sinistra è uguale da tutte le parti. Qui ci sono alcuni che si salutano molto e che si baciano quando si incontrano, ed altri che neanche si salutano. "E quello, cosa ci fa qui?", c'è chi si chiede costernato.

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Ci sono quelli che stanno leggendo da più di due anni comunicati, navigando in Internet in cerca di notizie zapatiste. Sono qui i traduttori al francese, italiano, tedesco, giapponese, inglese, portoghese, greco, danese, delle storie del vecchio Antonio, delle quattro dichiarazioni della Selva Lacandona. Si trovano qui gli attori delle marce, sit-in e concerti dicendo "Ya Basta!" a Roma e Berlino, Buenos Aires, Parigi e Tokyo. Gli spettatori della videografia zapatista che circola in Belgio, Cile e la vecchia Jugoslavia.

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Quanti spazi dell'emarginazione internazionale ricevono attenzione ed il beneficio della curiosità della stampa dominante? Contro cosa si scontreranno? Per molti, sarà la prova della realtà. "L'uomo nuovo" che vive nella Selva cosi com'è ancora in crescita, imperfetto e contraddittorio come buon figlio del mais. Gente qualsiasi, come tutta, indigeni, che chiamano a comandare obbedendo e rinunciano a tutto per vincere.

Discuteranno che gli tzotziles, tzeltales, choles e tojolabales che li hanno invitati sono piccoli e poveri, saggi ed ignoranti tanto sconclusionati come loro, i canadesi, irlandesi, nicaraguesi e svizzeri che cercano come sopravvivere e vanno e vengono allegramente nell'oscurità.

Nel frattempo i commercianti "coletos" vivono le loro proprie contraddizioni. Gli zapatisti riempiono un'altra volta la città d'invitati, e portano quello che più assomiglia ad un simbolo di speranza. La lotta territoriale a San Cristobal è chiara. I taxisti chamulas, i commercianti del mercato, gli sfrattati che invadono i terreni, le forze vive che vogliono espellere. Una città assediata, con blocchi un giorno si ed uno no, riceve i 1600 stranieri e non si sa ancora quanti messicani pronti per salpare verso le cinque direzioni delle Aguascalientes. "Un'evanescenza di profumi e razze" (perché sempre appare Neruda).

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)

Indice dell'Incontro Intercontinentale