Da La Jornada 26 agosto 1997

Rinforzo militare in San Cayetano dopo il ritiro zapatista

Circa 300 soldati dell'Esercito Messicano a bordo di almeno 30 unità militari penetrarono nell'accampamento di San Cayetano, costruirono trincee con serpentine di filo spinato e rafforzarono le loro posizioni castrensi per almeno un ettaro intorno.

Gli zapatisti hanno disfatto a mezzanotte il cerchio umano formato da più di mille indigeni tzotziles che avevano teso attorno ai militari, per posteriormente ritirarsi alle loro comunità del municipio di San Andrés Larráinzar e El Bosque. Dopo, in gruppi compatti, si spostarono alle loro posizioni di montagna.

La mattinata di questo lunedì fu rotta la tranquillità per terza volta consecutiva, quando un gruppo di uomini e donne zapatisti --che coprivano i loro visi con passamontagna o paliacates rossi-- arrivarono all'accampamento trincerato di San Cayetano per domandare, ancora una volta, il ritiro immediato dell'Esercito federale e la restituzione delle terre ai loro legittimi proprietari.

Intanto, le autorità comunali insieme a militanti dei partiti Rivoluzionario Istituzionale (PRI) e della Rivoluzione Democratica (PRD), così come da simpatizzanti dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), sollecitarono formalmente l'andata via delle truppe federali da San Cayetano.

Nel documento inviato alle commissioni Nazionale di Intermediazione (Conai), di Concordia e Pacificazione (Cocopa) e Nazionale dei Diritti Umani (CNDH) assicurano: "Gli uomini dell'Esercito hanno perforato i terreni occupati, così come ostacolano acqua delle tubazioni, pestano il panteon della comunità, creano centri di prostituzione e inoltre addestrano gente priísta creando guardias blancas e spie. Per tale ragione, sollecitiamo il ritiro immediato dell'Esercito Messicano, che il popolo reclama per il suo diritto invaso, perché il governo federale e statale conoscono che noi gente indigena non abbiamo riserve de terre".
Il documento porta la firma di Lorenzo González Gómez, Antonio Hernández Gómez, Miguel González Gómez e Antonio López González, commissario comunale, consigliere di vigilanza, agente municipale rurale e agente municipale autonomo, rispettivamente.

Posizione dell'EZLN

In tanto, comandanti dell'EZLN esortarono il governo del presidente Ernesto Zedillo a dimostrare che vuole la pace e una soluzione pacifica in Chiapas, ritirando gli accampamenti dell'Esercito Messicano dalle comunità indigene, e avvertirono che al continuare la presenza militare si corre il rischio di uno scontro bellico nella regione di Los Altos.

"Stiamo esigendo al governo che dimostri che adempie con gli accordi di San Andrés Larráinzar e dimostri volontà politica. La presenza dell'Esercito Messicano è un segnale che non vuole adempiere, è un segnale che vuole continuare perseguendo e controllando, per questo vogliamo denunciare che non rimanga più qui", assicurò il comandante zapatista Javier, intervistato nell'Aguascalientes di Oventic.

E: "Il governo non ha volontà politica per dar soluzione ai problemi. Al posto di seminare mais, vogliono farne accampamento militare". Il comandante Guillermo ricorda nell'intervista che il reinizio del dialogo di pace di San Andrés Larráinzar "dipende dal governo".

Il governo, aggiunge, non ha adempiuto alle cinque condizioni; "mentre non adempia a queste condizioni non può esserci avanzamento nel dialogo di pace".

Da parte sua, la Settima Regione Militare ha reso noto che la notte di questa domenica, la maggioranza degli integranti dell'EZLN che tentava impedire il reinstallamento dell'accampamento di San Cayetano, distrutto dallo stesso Esercito Messicano il passato 12 agosto, si ritirarono "volontariamente e pacificamente".

Per questo motivo, ha aggiunto, si poté ristabilire l'installazione militare il cui obiettivo è "controllare la sicurezza nella regione".

Il portavoce castrense informò che in nessun momento si sono sgomberate le centinaia di zapatisti --in Città de Messico, fonti della Sedena si sono riferite a loro come "zapatisti catechisti"-- che dal sabato hanno tentato di rompere il cordone che i militari mantengono nel posto dove era ubicato l'accampamento.

Contrariamente, disse, gli effettivi militari "mantennero la calma e non risposero alle aggressioni" degli zapatisti.

Aggiunse che dal passato 23 de agosto, attorno alle 11 circa, un gruppo de 150 soldati, al comando del generale Sergio Bautista, arrivò al posto che avevano abbandonato giorni prima con l'obiettivo di cedere alla petizione di "la popolazione non zapatista del posto, che si sono lamentati che da quando è stato abbandonato l'accampamento ci sono stati diversi assalti e pertanto domandavano di nuovo l'installazione dell'accampamento militare".

Aggiunge che nella zona di San Cayetano esiste un forte traffico di droga e dato che questo è periodo di raccolta, il comando della Settima Regione Militare ha deciso di reinstallare l'accampamento "che rimarrà sul posto".

Quello stesso 23 agosto, attorno alle 5 del pomeriggio, "un gruppo di 50 contadini ebbri arrivò ad insultare i militari esigendo che si ritirassero", aggiunge il portavoce.

La domenica, alle dieci della mattina, furono rafforzati con centinaia di zapatisti delle comunità di Simojovel, El Bosque e Larráinzar, che tentarono rompere il cordone spingendo e picchiando sul viso i militari. Questi si trattennero e non fecero dimostrazioni di forza".

Secondo questa versione, un gruppo di stranieri --una giapponese, due spagnoli e cinque statunitensi-- si mantennero in stretta relazione con gli zapatisti. Attorno alle dieci della notte si ritirarono e ritornarono il lunedì in un gruppo più ridotto.

Protesta di membri della Cocopa

Il senatore Pablo Salazar Mendiguchía sostenne che i recenti scontri tra contadini zapatisti e membri dell'Esercito Messicano "son realmente preoccupanti"..., sopra tutto "alla vigilia della Relazione presidenziale e dell'annunziata marcia zapatista, che ha generato simpatie".
Avvertì: "Qualsiasi tensione può generare una scintilla che incendi questa prateria."

Il deputato perredista Juan Guerra, membro de la Cocopa, opinò che gli indigeni zapatisti sono nel loro diritto come messicani di esigere che tolgano l'accampamento dell'Esercito, perché nessuno vuole avere i soldati nel cortile di casa sua.
Avvertì che il governo non può "continuare a giocare" con gli indigeni.

"Prima ordina il ritiro di truppe e accampamenti e dopo vuole tornare a ricollocarli", disse.

Per il legislatore, queste azioni son "parte di un gioco... si tratta di una provocazione che può essere molto pericolosa per tutti".


Editoriale

CHIAPAS: PROPIZIARE LA DISTENSIONE

I recenti fatti in Chiapas, fra cui si distaccano le proteste pacifiche contro la reinstallazione dell'accampamento che l'Esercito Messicano manteneva in San Cayetano e l'annuncio della prossima marcia degli zapatisti a Città del Messico, hanno riportato in primo piano il tema chiapaneco in circostanze di speciale significato politico, come sono i negoziati tra i partiti per l'inizio dei lavori della 57° Legislatura e la presentazione, da parte dell'Esecutivo, della sua terza Relazione di governo.

Nel caso della reinstallazione degli accampamenti castrensi in diverse località della zona in conflitto, le proteste indigene sono un indicatore del grave stato di disperazione in cui si trovano le comunità, sui cui campi di lavoro si sono installati gruppi delle forze armate.
Incidenti come quello successo in San Cayetano risultano estremamente preoccupanti, dato che possono deviare in scontri che in niente aiuterebbero a riattivare i negoziati di pace e che, a il contrario, potrebbero danneggiare ancora più il già teso clima che si vive nella regione.

Per questo, di fronte alla urgente necessità di propiziare la distensione nella zona e rendere possibile, in questa maniera, le condizioni per il reinizio del dialogo, il governo federale deve considerare il ritiro definitivo degli accampamenti militari dalla regione di los Altos e riprendere gli accordi di San Andrés e la proposta di legge formulata dalla Cocopa in materia di diritti e cultura indigeni, come le principali vie per raggiungere una pace giusta in Chiapas. In questa tessitura, risultano di buon auspicio i segnali formulati venerdì dalla Segreteria di Governo nel senso che gli zapatisti avranno garantiti la loro sicurezza ed il libero transito nella marcia verso il Distretto Federale.

Senza dubbio però, deve essere segnalato -come hanno fatto diversi legislatori e membri della società civile- che le condizioni poste da Bucareli per permettere l'arrivo dei rappresentanti dell'EZLN alla capitale del paese -non portare armi e mantenere il volto scoperto-, l'unica giuridicamente valida, e che i rappresentanti indigeni si sono impegnati a rispettare, è la prima, dato che in nessun momento la legge impedisce ai cittadini di nascondere il loro volto dietro un passamontagna o paliacates...

(a cura del Comitato Chiapas)


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