PROPOSTA PER IL DIBATTITO NEL

II INCONTRO INTERCONTINENTALE CONTRO

IL NEOLIBERISMO E PER L'UMANITÀ.

1. SITUAZIONE GENERALE

È d'obbligo segnalare in breve il quadro politico, economico e sociale in cui siamo ora. Con l'arrivo al Governo della destra si accentuano e si accelerano i cambiamenti che il sistema capitalista sta facendo. Di giorno in giorno si disegna più chiaramente il "nuovo ordine internazionale" e quindi anche la situazione in cui rimarrà lo Stato Spagnolo.

- L'economia spagnola si trasforma da una situazione di scarso e debole apparato produttivo a una economia di servizi. E questa è la trasformazione più conosciuta in Andalusia. Non abbiamo mai avuto una forte presenza economica e nemmeno politica sulla scena internazionale. Abbiamo sempre avuto delle relazioni di dipendenza e secondarie. Con la nuova distribuzione dei ruoli, dove i piani economici sono decisi sempre meno dai paesi, ma invece da organismi ed istituzioni a livello mondiale, si sta smantellando la nostra già scarsa industria andalusa, per giungere a basare la nostra economia quasi esclusivamente sui servizi, soprattutto il turismo.

In questa prospettiva la nostra debole posizione internazionale di dipendenza si accentua rendendoci ancora più dipendenti.

- In agricoltura, a causa dei problemi dovuti a tecniche produttive, si è giunti a produrre così tanto che ce n'è di troppo in quasi tutto, provocando un grave problema di eccedenze di cui il sistema non sa che farsene.

Ora le nuove politiche incentivano l'abbandono delle terre, i rovinosi prezzi dei prodotti servono ad obbligare a produrre sempre meno, ecc. Intere zone stanno cessando d'essere produttrici di alimenti per molteplici motivi, e fra queste la Spagna e in special modo l'Andalusia. Eccettuando alcuni settori competitivi, come l'olio d'oliva, che incomincia ad avere problemi, i prodotti ortofrutticoli, le fragole e poco altro, gli altri settori sono lasciati alla libera concorrenza (neoliberismo) o, il che è lo stesso, nel più assoluto abbandono. Questo oscuro panorama della campagna andalusa si aggraverà con gli adeguamenti dell'economia per rispondere agli obiettivi di Maastrich.

In futuro le terre per l'uso agricolo non avranno lo stesso valore che anni fa, e cosa ancor più grave, diventeremo un paese che non è capace nemmeno di produrre gli alimenti necessari per dar da mangiare alla propria popolazione. Dipenderemo dagli altri, con il rischio che ciò comporta.

- Non c'è già più un blocco socialista a cui dimostrare che il mondo capitalista dà più benessere ai suoi cittadini. Pertanto non è necessario continuare a mantenere il cosiddetto Stato Sociale che si era costruito dopo la II Guerra Mondiale. Questo Governo cammina verso lo smantellamento di quei livelli di benessere raggiunti da lavoratori e lavoratrici. La riduzione dei fondi per Educazione, Sanità, pensioni, disoccupazione, sviluppo dei posti di lavoro, liquidazioni di fine impiego, investimenti pubblici per le infrastrutture, ecc. sarà costante in questi anni, fino ad arrivare a non poterlo mantenere per niente. Questa politica avrà delle conseguenze molto negative per la maggioranza della popolazione, facendoci tornare indietro di molti anni nel benessere e nella protezione pubblica, aggravando la situazione di mancanza permanente di posti di lavoro.

- Quello che impropriamente viene chiamato sviluppo economico ha già prodotto una degradazione molto preoccupante dell'ecosistema. Il turismo di massa e l'agricoltura intensiva stanno già provocando un avvelenamento delle nostre terre, dei fiumi, dei boschi e delle falde acquifere fino al limite estremo. Per citare due casi che sono già normali nelle zone rurali, non si può quasi più bere acqua dalle falde nei nostri paesi come abbiamo sempre fatto, dato che gli indici dei nitrati contenuti nell'acqua sono molto superiori ai valori considerati nocivi per la salute.

Un altro punto è che i prodotti chimici che si usano in agricoltura hanno dichiarato la fine in molte zone dell'economia di sussistenza che manteneva migliaia di persone durante i periodi di disoccupazione: lumache, caccia, asparagi, "tagarninas" (piante selvatiche che si raccolgono e si mangiano in insalata), ecc. sono quasi sparite dalle nostre terre.

La difesa dell'ecosistema non è più una rivendicazione solo d'élite né di persone della città, che a volte non avevamo capito. Diventa ora la difesa di ciò che ci sta attorno e della nostra stessa sopravvivenza.

- La economia si internazionalizza, i centri di potere e di decisione si riducono a un numero sempre minore di persone. Gli Stati Nazionali sono sempre meno autonomi e le decisioni politiche si prendono sempre di più in quei centri di potere a livello mondiale. Si sta perdendo la sovranità, correndo così tutti i rischi a cui ci può portare il fatto che gruppi di potere estranei decidano delle nostre vite.

- La cultura militare guadagna terreno sulla società civile. Controllare quelle popolazioni che perdono i loro diritti e retrocedono nel loro benessere obbliga a rafforzare questo potere che condiziona sempre di più le grandi decisioni dei Governi. Ci trasformiamo in una democrazia autoritaria e vigilata e pertanto fittizia. Si militarizza la vita, si riducono i diritti e le libertà. Le ultime leggi lo testimoniano, e in nome di una presunta sicurezza e di un presunto ordine si approvano leggi restrittive: legge Corcuera, legge sugli stranieri, possibile legge sullo sciopero, possibile legge sui Segreti Ufficiali...

- Per la nostra situazione geografica, iniziamo a svolgere un ruolo molto importante nei piani militari della NATO. Ci trasformiamo nel nuovo muro di contenimento dell'emigrazione africana che, fuggendo dalle guerre e dalla fame, arriva in Europa. E in più ci trasformiamo in piattaforma di aggressione contro altri paesi: Libia, Iraq... Le basi militari americane in Andalusia adempiono ad un compito ben importante in questa strategia di aggressione. Inoltre l'esercito spagnolo partecipa sempre di più a conflitti militari in altri paesi essendo già ormai obbligato per il fatto d'esserci inseriti nella NATO.

La risposta che viene data a questa politica militarista e aggressiva, è il rifiuto che molti giovani hanno di compiere il servizio militare, quindi l'obiezione di coscienza e la "insumisión" (come rifiuto pure del servizio civile) sono lotte che stanno andando forte nella nostra zona.

- Nel 1995 l'arrivo dei turisti nel nostro paese ha raggiunto la cifra record di più di 63 milioni di persone. Questi turisti portano denaro, però ci portano pure miseria ed altre conseguenze ancora. Al seguito di questo denaro e del turismo di massa arriva pure la mafia e il traffico di droga, la prostituzione, le armi, ecc. Oggi la Spagna si sta trasformando pericolosamente nel paese europeo attraverso il quale penetra più droga, sia dall'Africa attraverso le coste andaluse, come dall'America del Sud attraverso le coste della Galizia. Dalla Spagna poi viene inviato in tutta l'Europa. Sono ormai quotidiane le notizie di persone incarcerate coinvolte con i gruppi mafiosi di molti paesi.

- Senza il "nemico" del Blocco dell'Est, il conflitto diventa più chiaro, come è sempre stato. Pochi paesi del Nord saccheggiano le ricchezze dei paesi del Sud, producendo impoverimento e miseria per i tre quarti della popolazione mondiale schiacciati in guerre fratricide, dalla fame e in una lenta agonia.

Questi paesi arricchiti sono colpevoli di questa situazione: il sistema capitalista del saccheggio delle ricchezze e delle risorse non sue, e la maggioranza delle popolazioni di quei paesi per la loro complicità e per aver accettato di vivere nello sperpero e nella sovrabbondanza alle spalle della miseria di altri.

La solidarietà attiva con questi paesi e con i loro movimenti di lotta è un obbligo per noi. La comprensione di queste cause, la diffusione dei loro problemi e delle loro lotte e l'appoggio su qualsiasi terreno è la nostra missione. Insieme al rifiuto attivo di questa società consumista in cui viviamo.

2.-LA NECESSARIA RIFORMA AGRARIA

Con queste tendenze nel campo economico e politico dobbiamo articolare i nostri obiettivi, le nostre rivendicazioni. Questo discorso non può ridursi alla difesa degli interessi degli stagionali. E nemmeno alla soluzione dei problemi a breve scadenza di questo settore. Bisogna stabilire una strategia a lunga scadenza che difenda l'ecosistema rurale e tutti i suoi abitanti. Degli obiettivi chiari che ci guidino pure con certezza nella lotta quotidiana per dare soluzione ai problemi più immediati.

In questo quadro dobbiamo difendere una Riforma Agraria che serva per ottenere cambiamenti sociali ed uno sviluppo rurale che ci faccia avanzare nel benessere, in uguaglianza e in giustizia.

1.- La Riforma Agraria che propugna il SOC deve basarsi sulla distribuzione sociale delle risorse naturali (terra, acqua e energia). Una Riforma Agraria che trasformi la ingiusta proprietà attuale della terra. La proprietà e l'uso delle terre è il mezzo di base per appoggiare uno sviluppo andaluso che serva per creare benessere, diminuire le disuguaglianze sociali ed economiche, impartire giustizia e solidarietà e trasformare questa società capitalista ingiusta e crudele. E soprattutto bisogna assicurare l'autosufficienza alimentare della popolazione. Una trasformazione sociale non può basarsi solo sulla distribuzione e sul giusto utilizzo della terra, però questo è in Andalusia un elemento fondamentale per far avanzare la situazione, e per questo si rende necessario la creazione di una banca pubblica delle terre che corregga gli squilibri di proprietà presenti sulla terra d'Andalusia.

Sappiamo che il collettivo dei contadini stagionali oggi non ha le stesse caratteristiche che anni fa, perché è molto più diffuso e perché questa professione è sfocata e ha perso di prestigio. Queste circostanze ed altre rendono molto difficile e lontano questo obiettivo.

- La politica dei sussidi praticata da molti anni, ha distrutto in modo grave la cultura del lavoro, l'iniziativa per l'occupazione e la coscienza di classe, rafforzando la mentalità della dipendenza, della sottomissione, della non solidarietà e di vivere dello Stato.

- La politica agricola dell'Europa, allontana dagli occhi della gente la visione della possibilità di conseguire questi obiettivi, convertendo i nostri governi in puri uffici amministrativi al servizio degli interessi dell'Europa del capitale. L'abbandono delle terre a causa delle sovvenzioni, i bassi prezzi dei prodotti, l'abbandono di molte produzioni, in definitiva il libero e crudele neoliberismo, ci rendono le cose molto difficili.

- La degradazione del lavoro nella campagna e dell'ecosistema rendono ancora più difficile la difesa delle zone rurali come spazio per vivere in dignità e come modo di guadagnarci la vita.

Anche in questa situazione, la nostra proposta non è di rinunciare a cambiare la struttura attuale della proprietà e dell'uso delle terre. La terra non è di nessuno, è un dono della natura per dare la vita alle persone e per produrre alimenti. Non è bene che se lo accaparri una minoranza.

2.- L'agricoltura attuale costituisce solo un settore dentro al sistema agroalimentare globale. Per questo difendiamo una politica concreta di trasformazione e per una commercializzazione giusta nel settore agrario.

Oggi l'agricoltura dei paesi dipende dalle decisioni che sono prese sempre più da interessi estranei agli Stati. Queste decisioni si prendono e si applicano da dei super-Stati a livello mondiale, (trilaterale, multinazionali, gruppo dei sette...) che a loro volta sono controllati, fondamentalmente dagli Stati Uniti. Sotto il suo controllo sono i canali di commercializzazione, la decisione dei prezzi, la vendita di macchinari e prodotti (sementi, fertilizzanti, ecc.), per i quali possono imporre le loro condizioni.

Senza cambiare questa struttura di potere non è possibile una Riforma Agraria.

Non si può vivere della terra dipendendo dalla economia globale, dalla AGROINDUSTRIA basata sui mercati internazionali e sullo scambio della rapina capitalista: bisogna vivere della terra però con autosufficienza alimentare. Si tratta di rompere sempre di più la dipendenza dalle imprese multinazionali che sfruttano gli agricoltori e tosano la natura. Queste decisioni devono prenderle quelli che vivono della terra, attraverso organizzazioni controllate dai contadini. Di giorno in giorno perde sempre più forza la proprietà della terra come elemento di potere a beneficio di chi controlla i canali di commercio e di approvvigionamento. I proprietari di terre non decidono la politica agraria, quelle che la decidono sono le grandi imprese agroalimentari che comprano, trasformano, selezionano, vendono e approvvigionano il settore.

3.- Le nostre risorse e produzioni escono fuori dall'Andalusia. Non vengono trasformate sul nostro suolo, impedendo il nostro vero sviluppo rurale in accordo alla nostre possibilità e ricchezze. Le nostre risorse sono sempre servite per sviluppare altre zone e altri paesi.

Una Riforma Agraria che non sostenga una infrastruttura industriale di trasformazione dei nostri prodotti e ricchezze non raggiungerà dei buoni obiettivi. Al contrario: è evadere le nostre ricchezze a beneficio di altri interessi. Parallelamente a questa industria di trasformazione si dovrebbe andare verso un miglioramento generale delle infrastrutture a tutti i livelli: nelle strade, nelle comunicazioni, nei trasporti, ecc... In concreto si propone che la Riforma Agraria del SOC sia AGROECOLOGICA e scommetta non solo sulla materia prima ma pure su:

1) Una infrastruttura di trasformazione dei nostri prodotti.

2) Una produzione di attrezzi, macchinari e prodotti necessari per sviluppare una agricoltura sostenibile.

3) La creazione di Istituti Pubblici di piante e sementi autoctone per la ricerca e quindi la selezione.

4) Il recupero del nostro allevamento autonomo, non solo per la creazione di posti di lavoro ma pure per il suo potenziale in fertilizzanti per l'agricoltura e per la trasformazione dello sterco in composto e altri derivati.

5) Il recupero della pastorizia nei nostri monti, in modo razionale, con ciò che questo significa per l'equilibrio nell'ecosistema.

Una Riforma Agraria come quella che difendiamo deve tener conto della ricchezza ecologica che nascondono i nostri monti, e a partire dalla razionalità che esiste l'ecosistema, proteggere e guidare le nostre risorse senza distruggerle. Per questo esigiamo:

* L'espropriazione e il passaggio a proprietà pubblica di tutta l'area forestale andalusa.

* La creazione di cooperative di stagionali disoccupati per la riforestazione, il taglio, la pulizia, le barriere anti-incendio... sui nostri monti.

* La pianificazione di vivai dedicati alla coltivazione di piante autoctone per la riforestazione del bosco mediterraneo.

* Caldeggiare la trasformazione della biomassa dei nostri campi e monti (resti di abbattimenti, potature, ecc.) in combustibile organico; così come lo sviluppo di altre energie rinnovabili: eolica e solare delle quali in Andalusia c'è un grande potenziale.

Però non bastano queste misure, manca pure una seria politica idrologica. L'Andalusia è una terra con poca acqua e pertanto bisogna amministrarla con rigore. Per questo diventano imprescindibili varie misure:

a) La distribuzione sociale dell'acqua, facendo finire le vecchie concessioni che permettono il monopolio della maggior parte delle risorse da parte dei "possessori d'acqua".

b) Esigere le competenze dallo Stato delle Confederazioni Idrografiche del Sud e del Guadalquivir; però non si può fare nessuna politica di irrigazione senza acqua.

c) Cambiare le vecchie infrastrutture di condutture d'acqua per non disperdere l'acqua durante il percorso.

d) Utilizzare l'irrigazione solo per quei prodotti agricoli che hanno realmente necessità d'acqua e non utilizzarla indiscriminatamente con l'obiettivo d'ottenere incrementi di produzione in coltivazioni su terreni non irrigabili.

e) Applicare tecniche di irrigazione che abbiano come obiettivi:

- che non si sprechi l'acqua,

- che non salinizzi la terra,

- che non s'inquinino le nostre falde acquifere.

Tutte queste misure devono essere incluse nel Piano Andaluso d'Irrigazione che tenga conto delle necessità delle infrastrutture rispettose dell'ecosistema e al servizio di una agricoltura sostenibile. Sappiamo che l'acqua è un bene naturale al servizio di tutti; pertanto è un bene pubblico e non privato. Per questo proponiamo che per tutto quello che si riferisce a concessioni d'acqua, infrastrutture, irrigazioni, perforazioni, ecc... si deve modificare il Consiglio Andaluso dell'Acqua, dotandolo di rappresentatività e di competenze per realizzare una politica idrologica seria, razionale e nel rispetto della natura.

4.- Un'agricoltura con nuove tecniche di produzione, per impedire il deterioramento dell'ecosistema. Esiste il rischio di passare, agricoltura chimica che ci rovina da decenni, ad un'agricoltura biotecnologica, che oltre ad avvelenare i campi attenta contro la varietà delle piante, la biodiversità. Difendiamo le tecniche limpide, rispettose della natura, assumendo la logica che la terra non serve per diventare ricchi, ma invece è un bene del quale noi ci alimentiamo e godiamo. Noi, come gli animali e le piante, facciamo parte della terra, e pertanto dobbiamo vivere in armonia e equilibrio.

Una riforma agraria come quella che difendiamo deve avere in mente questi principi. La terra, l'acqua, l'aria, non è di nessuno, è per vivere in lei e di lei generosamente, non per avvelenarla, terminare le sue risorse e distruggerla.

5.- Questo tipo di Riforma Agraria non ci sta dentro il sistema capitalista, per cui dovremo cercare mediante azioni-negoziati di strapparla un pezzo dopo l'altro e di ottenere allo stesso tempo le trasformazioni delle attuali strutture sociali, economiche e politiche. Ed anche, naturalmente, (mentre arriviamo all'obiettivo finale della Riforma Agraria che vogliamo) il SOC deve avere come obiettivo il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori della campagna, nel suo duro e lungo cammino verso la terra ed una società senza classi.

Pertanto è pure un obiettivo politico di questa Riforma Agraria incominciare a costruire un potere nostro che conquisti e sviluppi una società più giusta ed uguale dove si possa conseguire questo obiettivo.

SINDICATO DE OBREROS DEL CAMPO

Y DEL MEDIO RURAL DE ANDALUCÍA.

logo

Indice del 2° Incontro Intercontinentale