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COMUNICATO DELLA DIOCESI DI SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS SUGLI ULTIMI FATTI ACCADUTI IN CHIAPAS

22 giugno 97

Alla Comunità Cattolica del Messico

Ai Fratelli di altre Chiese Cristiane

All'Opinione Pubblica

Ai Mezzi di Comunicazione

Mossi dall'urgenza della Pace e dell'Unità che ci impone la situazione in cui si trova il nostro paese, condividiamo con franchezza la situazione che viviamo in Chiapas e che sappiamo che vivono altre Diocesi in Messico.

1.- Fatti:

La nostra Diocesi di San Cristobal de las Casas, dopo la visita del Presidente della Conferenza Episcopale Messicano e della Commissione Episcopale per la Pace nello Stato del Chiapas, sta vivendo una nuova ondata di attacchi al suo lavoro pastorale.

Detta visita ha evidenziato l'unità dei vescovi e la loro preoccupazione per la situazione di guerra di bassa intensità che si vive in Chiapas, specialmente a Los Altos, nel Nord e nella Selva.

Questi attacchi non sono una novità; quello che sorprende è l'insistenza in accuse evidentemente false, come quelle dirette contro il nostro Vescovo, Don Samuel Ruiz Garcia, segnalato come la causa della violenza e dell'instabilità politica e sociale che vive lo Stato, accusato inoltre di distribuire armi, dirigere l'insurrezione e tutte le azioni destabilizzanti.

Accuse simili sono state fatte, su differenti mezzi di comunicazione, contro il nostro Vescovo Coadiutore, Frate Raul Vera Lopez, e contro gli agenti pastorali che esercitano l'azione evangelica nelle differenti parrocchie e missioni, così come contro i catechisti, i prediaconi e diaconi, esponendoli a false accuse, ad aggressioni, minacce di morte e processi giuridici ingiusti che arrivano fino alla privazione legale della libertà, come nel caso dei due fratelli gesuiti e dei due catechisti di Palenque, il 7 marzo passato.

Ci preoccupa profondamente che varie Organizzazioni Non Governative che si sono caratterizzate specialmente per il lavoro a favore della Pace e al servizio del popolo povero, siano anch'esse vittime di intimidazioni e accuse calunniose.

Di fronte a questa situazione di persecuzione, facciamo un breve racconto dei molteplici oltraggi ricevuti dal gennaio 1994:

Nella cosiddetta zona di conflitto (Ocosingo, Margaritas, Altamirano), abbiamo subito nelle nostre parrocchie e pure nell'Ospedale di Altamirano, saccheggi intimidazioni e minacce che ci hanno inseguito anche nelle visite che realizzavamo nelle comunità. L'esercito ci minacciava, ci perquisiva, filmava e registrava le celebrazioni.

In molti municipi, presunte "marce per la pace", capeggiate da sindaci, dirigenti del partito ufficiale e allevatori, diventavano aggressioni verbali e minacce al Vescovo e agli agenti pastorali.

Un altro grave caso è stato il tentativo di violenza ad una religiosa.

La Diocesi ha subito campagne diffamatorie massive da parte dei mezzi di comunicazione come quando stampa, radio e televisione all'inizio del conflitto diffondevano false testimonianze di persone che piangendo accusavano il Vescovo, i sacerdoti, i missionari ed i catechisti.

In un momento molto critico di questa campagna diffamatoria è avvenuta un'aggressione contro la residenza del Vescovo, sede della Curia Diocesana da parte di gruppi priisti della popolazione di San Cristobal de las Casas, autodenominatisi "autenticos coletos"

La tensione è giunta ad un tale grado che i missionari stranieri vivono sotto la costante minaccia di essere espulsi; le autorità li perseguitano controllando tutti i loro movimenti, facendoli presentare in continuazione agli uffici di immigrazione, privandoli dei loro documenti e sequestrando loro il visto. Tutto ciò non è rimasto esclusivamente sul piano delle minacce, ma si è tradotto in fatti concreti con deportazioni ingiuste e rifiuti di permessi per ritornare alla Diocesi. In questo momento sono già 7 i sacerdoti (il 12% del totale diocesano) esiliati arbitrariamente. Il più recente caso è quello del presbitero scozzese: Hanry McLaughlin. Alcuni sono stati espulsi con l'accusa di esercitare azioni al di fuori del proprio ministero e Padre Hanry per celebrare l'Eucarestia senza il permesso del governo. Ma il vero loro delitto è servire i poveri come ha fatto Cristo.

La zona nord - Tila, Sabanilla, Tumbalà, Palenque, Salto de Agua, Bachajon e Chilon - è stata il laboratorio della Guerra di Bassa Intensità con attentati alle case parrocchiali e alle chiese con bombe molotov, sobillando i conflitti interni nelle comunità o fra organizzazioni con la presenza intimidatoria di soldati e polizia, attraverso aggressioni di gruppi paramilitari, vedasi "Chinchulines" o "Paz y Justicia", i cui delitti rimangono impuniti...

Si giunge a conflitti politici che si vogliono far passare come scontri religiosi, pretendendo di associare i cattolici con lo zapatismo o con il PRD, e i fratelli di altre confessioni con le guardie bianche priiste che in modo irrazionale aggrediscono e attaccano i cattolici, facendoli fuggire dalle loro comunità, bruciando e distruggendo cappelle di campagna, immagini sacre e simboli religiosi, arrivando a profanare il Santissimo Sacramento. Gli sfollati sono stati testimoni di come i gruppi paramilitari nei loro attacchi siano protetti dalla Sicurezza Pubblica o dall'Esercito. Queste istituzioni armate hanno occupato alcune cappelle ed edifici appartenenti alla Chiesa Cattolica.

Alcuni catechisti sono stati condannati sommariamente, torturati o incarcerati per non aver voluto firmare documenti nei quali accusavano il Vescovo e i sacerdoti di essere coloro che distribuiscono armi ai ribelli. Alcuni sono stati assassinati.

Coloro che non vogliono integrarsi con i gruppi paramilitari devono pagare delle multe fino a duemila pesos e sono sottoposti a continue minacce.

Di fronte a qualunque tentativo di denuncia della società civile o risposta per frenare attacchi alle comunità, immediatamente si segnalano come responsabili i Vescovi e i sacerdoti; e tali affermazioni sono state fatte anche da alcuni ufficiali dell'Esercito che sono arrivati persino a dichiarare calunniosamente che abbiamo benedetto le armi degli zapatisti.

Le denunce penali presentate dalla Diocesi per le aggressioni, sono state inutili.

I dati apparsi recentemente su alcuni articoli di quotidiani locali fanno supporre l'uso delle intercettazioni telefoniche come mezzo di spionaggio sulle nostre attività.

Abbiamo fatto riferimento ad alcuni degli attacchi diretti alla Diocesi di San Cristobal de Las Casas nell'impossibilità di enunciarli tutti; ma sono presenti nel nostro cuore le sofferenze di molti fratelli e sorelle che per cercare una vita degna, giusta e per essere leali verso la propria fede cattolica vivono in costante minaccia, esposti ad ogni tipo di aggressione. Non sono pochi i fratelli evangelici che sono sottoposti a situazioni simili e ci sentiamo vicini anche a loro.

Alcuni di questi attacchi non arrivano direttamente da funzionari governativi. Esistono altri attori, ma l'impunità di cui godono, nonostante le denunce, rendono le autorità responsabili e complici.

Tutto questo ha generato un ambiente che mette in continuo rischio le nostre vite e ostacola il nostro lavoro di evangelizzazione, riconciliazione e promozione umana. Per questo consideriamo questa situazione come una reale persecuzione verso la Chiesa, non solo verso la nostra Diocesi ma verso la Chiesa Cattolica in Messico.

2.- Interpretazione

La lettura di questi fatti nel contesto dell'atteggiamento del governo verso la Diocesi in questi ultimi anni ci fa dire che:


In questo contesto ci rendiamo conto che dopo la visita della Commissione Episcopale a Tila e la sua presa di posizione chiara e coraggiosa a favore della pace, i funzionari governativi hanno radicalizzato ancor più i loro discorsi e le loro azioni contro la nostra Chiesa Diocesana.

Ci preoccupa il fatto che in altre occasioni, l'aumento di questo tipo di attacchi è stato il preludio di forti colpi contro il popolo più povero, gli indigeni e i contadini.

La logica di questo atteggiamento delle autorità civili e militari ci dimostra che purtroppo non si sta cercando una soluzione politica, come viene detto, ma che sempre più si vanno esercitando azioni di forza lasciandole nell'impunità, facendo in modo che si giunga ad una situazione irreversibile ed irrefrenabile che legittimi una soluzione militare.

In conclusione crediamo che cerchino di screditare una istanza che può significare un freno ad una azione di massacro e genocidio contro il popolo chiapaneco.

E dobbiamo aggiungere che è certo che il superamento della crisi generalizzata che vive attualmente il nostro paese, passa attraverso una soluzione adeguata della crisi chiapaneca. Senza una soluzione reale per il Chiapas, non ci sarà mai una soluzione reale per il Messico.

A questa Diocesi che vuole servire il popolo e continuare a difendere i diritti dei poveri, tocca condividerne la sorte.

3.- Convocazione:

Invitiamo i cattolici e i fratelli di altre confessioni a prendere coscienza che tutte queste aggressioni alla Diocesi di San Cristobal vanno contro il processo di pace e si oppongono alla legittima speranza di una vita degna e giusta dei più poveri.

Allo stesso modo, di fronte alla campagna del silenzio posta sui gravi fatti che si vivono in Chiapas, o al tergiversare su di essi, invitiamo la società civile a prendere iniziative per diffondere informazioni vere e denunciare il progetto di morte di coloro che a tutti i costi vogliono mantenere i loro privilegi.

Esortiamo a manifestare creativamente per un efficace appoggio e solidarietà alla Diocesi di San Cristobal e al suo progetto pastorale che nasce da una opzione evangelica ed ecclesiastica.

Invitiamo le autorità federali e statali a rivedere le loro politiche attuali e ad orientare le azioni verso una soluzione delle vere cause dei conflitti che vive il nostro paese. In questo modo sarà possibile la riconciliazione e la collaborazione di tutte le istanze della società per rendere possibile una Pace vera.

Da parte nostra, offriamo e vogliamo articolare le nostre azioni con tutte le istanze che cercano di difendere la dignità della persona e per costruire una società di fratelli, dove tutti si siedano alla stessa tavola per condividere il pane della verità, l'amore e la giustizia, dove colui che presiede sia il nostro fratello maggiore Gesù Cristo.

Per confermare il nostro impegno con la Verità e la Pace, volgiamo i nostri sforzi e limiti alla generosa protezione di Santa Maria di Guadalupe, perché interceda per il nostro popolo di fronte a Dio.

Fraternalmente

Per la Diocesi di San Cristobal de Las Casas:

+ Samuel Ruiz Garcia - Vescovo della Diocesi di San Cristobal

+ Fr. Raul Vera Lopez, O.P. - Vescovo Coadiutore della Diocesi di San Cristobal

Pbro. Felipe de Jesus Toussaint Loera

Per il Consejo Presbiteral

P. Oscar Salinas Najera, S.M.

Por el Consejo de Pastoral

Hna. Margarita Sanchez Di'az, M.F.

Per la Vicaria

Fr. Gonzalo Ituarte Verduzco, O.P.

Por el Consejo de Vicarios

Pbro. Eugenio Alvarez Figueroa

Pbro. Joel Padron Gonzalez

Pbro. Heriberto Cruz Vera

Pbro. Jose' Luis Chanfon, S.M.

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MAS INFORMACION SOBRE MEXICO:

http://www.derechos.org/nizkor/mexico

Informe sobre denuncias de torturas en ca'rceles clandestinas:

http://www.derechos.org/nizkor/mexico/limeddh/20txt

Informe 1997 del Observatorio Internacional de Prisiones sobre las

condiciones de detencio'n de las Personas Encarceladas.

http://www.derechos.org/nizkor/mexico/limeddh/prisiones.html

Observaciones sobre el informe sobre Torturas de la ONU

http://www.derechos.org/nizkor/mexico/limeddh/tortura.htm

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tradotto dal Comitato Chiapas di Torino

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