Marcos: per l'EZLN è vitale il foro sulle riforme dello stato.


La Jornada 22 giugno 1996

Elio Henriquez, corrispondente.

La Realidad, 21 giugno 1996. Il Subcomandante Marcos afferma che il futuro politico e militare dell'EZLN e la rotta dei dialoghi di San Andres si definiranno nel foro speciale per le riforme dello stato, che si terrà alla fine di questo mese a San Cristobal. In una conferenza stampa ha detto che la riunione, i cui risultati saranno portati dalla Cocopa al Congresso dell'Unione, al massimo il 10 di Luglio, sarà l'occasione per avanzare nella costituzione di un fronte di organizzazioni di sinistra - se ancora esiste qui in Messico - che non si proponga la presa del potere. Ad una risposta precisa risponde che ancora non è giunto il momento per discutere del disarmo e del processo di amnistia per gli zapatisti, dunque "i compagni pensano che il problema dell'EZLN non sia un problema di amnistia né di oblio o di amnesia, ma piuttosto delle cause che ci costrinsero a prendere le armi, che vanno risolte, affinché non sia più necessario ricorrere alle armi per reclamare i diritti".

Circa il foro che si terrà a San Cristobal dal 30 di giugno al 6 luglio, Marcos ha spiegato che sarà uno spazio attraverso il quale gli zapatisti invieranno al Congresso, tramite la Cocopa, la loro posizione, "che non pretendiamo essere l'unica o la migliore su ciò che dovrebbe essere la riforma dello stato e concretamente la riforma elettorale."

Aggiunge, inoltre, che servirà anche per esplorare le possibilità di azione politica, ora che sono stati convocati i comitati civili di dialogo del FZLN (Frente Zapatista di Liberazione Nazionale), per fare in modo che l'EZLN incontri sempre di più la società civile organizzata e si possa sempre più seriamente progettare il passaggio da un'organizzazione politico-militare ad una di carattere politico-civile, nonché come costituire un fronte di organizzazioni di sinistra.

"Chiaramente, per rimanere alla moda, qualcosa bisognerà concedere al centro, allora ci sarà anche da discutere o da lanciare iniziative di ciò che sarebbe il fronte ampio oppositore."

Rende noto che, "grazie alle iniziative" della Cocopa e della Conai e a questo ambiente, "che è riuscito a costituirsi nonostante il governo del Chiapas, il foro sarà un punto di partenza importante per definire il futuro politico e militare dell'EZLN, da un lato, e per definire in maniera chiara la rotta di San Andres. Per vedere se San Andres continuerà ad essere il luogo dove la delegazione del governo reiteri il suo disprezzo verso le comunità indigene, mostrando la sua turpitudine politica, oppure diventerà il luogo dove trovare la pace, giusta e degna, che tutti meritiamo." Aggiunge poi, che il foro potrebbe essere un punto di partenza, forse definitivo, per l'EZLN.

Dopo la sua esposizione, accetta di ricevere le domande.

- Quanto sarà lunga la vita dell'EZLN, all'interno della civiltà politica?

- Lo stesso periodo di tempo, durante il quale si risolveranno le condizioni, che ci hanno obbligato all'illegalità. Non speriamo che il governo risolva il problema agrario e quello della salute in tutte le comunità, però si potrebbero aprire spazi in questo senso. Il periodo sarà tanto più breve, quanto lo stato e le forze sociali si impegneranno ad aprire questi spazi di partecipazione politica. Tre grandi tempi politici: quello dei politici legati alle elezioni, quello della società civile che si appropria del suo cammino per concretizzarsi e il tempo dell'EZLN o il tempo indigeno. In un modo o nell'altro dobbiamo scontrarci con questi tre grandi tempi, e possiamo costruire un cammino inedito nella storia mondiale su ciò che è un processo di pace. Se storicamente abbiamo lasciato un precedente mondiale su ciò che è uno scontro armato, un sollevamento armato, credo che possiamo farlo anche per ciò che è un processo di pace. Insistiamo perché la Cocopa e la società civile comprendano che il dialogo di San Andres deve essere anche il loro dialogo, però ancora non lo capiscono. -

- Subcomandante, nell'amnistia ci potrebbe essere una via per cui il potere giudiziale freni le investigazioni e gli ordini di cattura, garantendo in qualche modo che il negoziato non torni a paralizzarsi? -

- Noi, dopo aver ascoltato questa proposta, abbiamo detto che era prematuro pianificare la legge di amnistia ora, soprattutto all'interno del contesto in cui eravamo riuniti. Ci sono stati scontri sanguinosi a Simojovel e a Tila, a noi non pare il momento per discutere di questo, abbiamo deciso di posporlo, non neghiamo che vada discusso, ma pensiamo che questo non sia il momento, né all'interno del dialogo, né nella situazione attuale. Reitero quindi la posizione dei compagni, di come l'EZLN non sia un problema di amnistia né di oblio o di amnesia, ma piuttosto delle cause che ci costrinsero a prendere le armi, che vanno risolte, affinché non sia più necessario ricorrere alle armi per reclamare i diritti. È evidente che ad un certo punto questo sarà da discutere, ma non è questo il momento. -

- E il fatto delle armi? -

- In nessun modo!! Non siamo disposti a discutere di ciò, inoltre in nessun momento la Cocopa lo ha fatto, non è il suo ruolo quello di pianificare il problema del disarmo, ma di coadiuvare il processo di dialogo. Pianifichi quello dell'amnistia, ma si ricordi di non toccare questo. Il problema delle armi e del disarmo non può essere in discussione ora, momento in cui è palese l'ingovernabilità e le guardie bianche sono libere di agire. Il problema, insisto, non è con l'Esercito Federale, ma con i gruppi paramilitari che agiscono nello stato. -

- State contemplando la necessità di uscire dal Chiapas, quando si firmi la pace? -

- Sì. Evidentemente l'EZLN e il suo contatto con ciò che sarà il FZLN dovrà non solo uscire dal Chiapas, ma anche dal paese per creare contatti. Nella misura in cui si tratti di rafforzare il processo di pace e di trasformazione politica, sarà ben chiaro chi vuole la pace; chi vuole la guerra, anche se siamo qui incastrati, ci persegue fino a che non ci ammazzi. -

- Qualche giorno fa lei ha firmato un comunicato indirizzato alla commissione organizzatrice del FZLN, significa che lei assume già fin da ora la titolarità della direzione del Fronte? Se no quale è l'organigramma del Fronte? -

- Vuol dire che il mio protagonismo non si arresta! (risate) No, vuol dire semplicemente che l'EZLN è direttamente implicato direttamente nella organizzazione del Fronte. Il Comitato ha incaricato un gruppo di ufficiali per seguire questa organizzazione: i Maggiori Moises, Mario, Rolando e Anna Maria. Ancora l'organigramma del Fronte non è definito, solo sono stati definiti i comitati di dialogo per incontrarci. Siamo nuovamente in un periodo di scarsa chiarezza, non abbiamo l'ottimismo del 9 di giugno, quando stavamo preparando tutto per l'esilio, per una vacanza meritata, perché subito la situazione si va a deteriorare, con i fatti di Simojovel e Tila. Da qui in avanti o le cose vanno bene o vanno male, non ci posso essere più soluzioni intermedie. Il grigio non può più continuare a dipingere San Andres, o si definisce per una dei due contrasti, o tutto si sfascia. - conclude.

(tradotto dal Comitato Internazionalista Che Guevara - Bologna)


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