FORO SPECIALE SULLA RIFORMA DELLO STATO

DICHIARAZIONE POLITICA

Già da due anni e mezzo i dimenticati di sempre, gli esclusi di sempre, gli uomini e le donne di pelle scura del sud-est messicano si sono sollevati in armi per far sentire la propria voce. L'intero paese viveva nella fantasia pensando di trovarsi alle soglie del primo mondo e le sue classi dirigenti nell'arroganza di credersi invincibili. Insuperbita dal riconoscimento internazionale, la generazione del (libero) scambio ignorava il danno e la decomposizione che il suo progetto di modernizzazione, autoritario ed escludente, infliggeva alla nostra nazione.

L'insurrezione zapatista commosse i cuori e il pensiero di molti messicani. Ruppe la bolla di falsità in cui viveva il neoliberalismo fatto governo. Fece ricordare al paese l'enorme debito che aveva nei confronti dei suoi popoli indigeni. Mostrò il vero risultato di una via di sviluppo che si voleva considerare l'unica possibile e la stretta relazione tra questa via e un autoritarismo asfissiante. Mise in evidenza il fatto che nel treno della "modernizzazione" c'era posto solo per alcuni.

Con la loro lotta, i contadini e gli indigeni dell'EZLN aprirono un enorme buco in questo progetto e attraverso esso si inserirono una volta di più nella storia. Invece di cercare un luogo esclusivamente per loro, invitarono tutti quelli che - come loro - erano esclusi e oppressi; questo Foro è un momento privilegiato di tale incontro. Convocato dai più piccoli, dai senza volto, ha riunito centinaia di uomini e donne con una grande diversità di vedute, convinti della necessità di realizzare la democrazia, la libertà e la giustizia nel nostro paese. Uomini e donne coscienti del fatto che per raggiungere questo scopo è necessario unire gli sforzi e fiduciosi, a dispetto dei presagi e del nostro passato, sulla possibilità di farlo.

Questo Foro ha dimostrato che è possibile la trasformazione dell'EZLN in una forza politica nazionale di tipo nuovo, autonoma, unendo il proprio destino con quello di migliaia di uomini e donne che per tutta l'estensione della repubblica, si sforzano di costruire l'EZLN. La costruzione del Fronte è uno strumento basilare per ottenere una pace giusta e dignitosa in Chiapas, dato che può rappresentare un grande contributo alla gestazione di un polo di riorganizzazione della resistenza popolare in grado di stimolare la transizione verso la democrazia.

Questo Foro ha evidenziato che nel nostro paese esistono altre vie di sviluppo economico e che una parte essenziale di questo cammino è la soluzione delle 16 richieste essenziali del popolo messicano. Il modello di sviluppo che oggi si sta portando avanti esige una volta di più di rimandare a tempo indeterminato il soddisfacimento di queste domande storiche, condizionando la realizzazione della giustizia sociale alla crescita economica. Al contrario, il nuovo progetto dimostra che solo con la giustizia sociale sarà possibile crescere. Di fronte all'egemonia di un modello economico che condanna la maggioranza degli esseri umani, trasformandoli in variabili dipendenti dalle necessità del mercato, la difesa dell'umanità è oggi la chiave di volta di qualsiasi progetto di civilizzazione. Pertanto in questo Foro si è cominciato a discutere dei compiti necessari per formare le reti di resistenza della comunità e degli individui di fronte a questo modello.

Il vecchio patto sociale che dette luogo alla moderna nazione messicana oggi è rotto e la Costituzione che lo materializza, tradendo il suo spirito originale, è stata modificata fino a divenire irriconoscibile. E' convinzione di questo Foro che la ricostruzione della repubblica richiede un nuovo patto sociale, necessariamente diverso da quello che originò la Costituzione del 1917. Una nuova Costituzione, elaborata da un nuovo Congresso Costituente convocato non dalle forze politiche tradizionali, ma da un'ampia coalizione di forze rappresentative dei sentimenti della nazione.

Il nostro paese ha bisogno di una transizione verso la democrazia e, per quanti cambiamenti ci siano stati finora, tale transizione non è ancora cominciata. Ciò richiede un cambio di regime, la separazione, una volta per sempre, di questi due perversi fratelli siamesi che sono il PRI e lo stato. E' necessario partorire una via inedita, pacifica, che stimoli le iniziative e le azioni della società civile, così come costruire ampie coalizioni di opposizione. Ciò è possibile nonostante la povertà; di fatto è necessario per combatterla.

Il nostro paese è multiculturale, il che gli dà una ricchezza che necessita non solo di riconoscimento giuridico, ma anche di condizioni materiali per la sua riproduzione. In Messico ci sono un'infinità di saperi locali che hanno bisogno di diffondersi. Il nostro paese richiede che i suoi abitanti abbiano il diritto e la possibilità reale di utilizzare gli apporti più rilevanti di una cultura pluralista, partecipativa e democratica, critica e tollerante. A partire da questi elementi, tra gli altri, dovrà nascere una nuova cultura.

Noi cittadini e cittadine del Messico abbiamo diritto ad avere diritti, tutti i diritti compreso quello alla differenza. Non può esserci pretesto alcuno per cui alcuni godano di piena cittadinanza e altri possano accedere soltanto a una parte di essa. I popoli indigeni ci hanno mostrato che la via migliore per far valere i propri diritti individuali è proprio il riconoscimento e l'esercizio dei diritti collettivi. Senza questi diritti non ci sarà giustizia.

L'autonomia intesa come autogoverno, come diritto a darsi o a togliersi i propri rappresentanti e a decidere sul proprio cammino, deve essere stabilita come principio fondamentale del funzionamento politico e sociale. Vogliamo una società autonoma, così come vogliamo uomini e donne che, autonomamente, possano decidere del loro destino.

Dobbiamo continuare a lottare per la democrazia, la libertà e la giustizia nel nostro paese, il che va di pari passo con la lotta per una pace giusta e dignitosa in Chiapas. Ciò che oggi è in gioco è drammatico: il nostro paese si dibatte tra decomposizione e caos o ricostruzione democratica e nuovo sviluppo, tra autoritarismo o democrazia, tra intensificazione dell'esclusione e della povertà o piena cittadinanza. I contadini e gli indigeni del Chiapas ci hanno dato l'opportunità di prendere un posto nella storia senza rinunciare al nostro essere. Hanno liberato un'energia sociale che aspettava soltanto lo spazio per esprimersi. Ci hanno invitato ad unirci all'arcobaleno politico capace di costruirci un posto nel futuro. Accettiamo l'impegno. Costruiamo la nuova patria.

Coordinamento del Foro e delegati del CCRI-CG dell'EZLN

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)


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