La Jornada 11 dicembre 1999

DIFESA DEI DIRITTI AL CENTRO DEL CONFLITTO CHIAPANECO

XI'NICH, ATTIVISMO DAL SOTTOSUOLO

Blanche Petrich

Solo i vecchi delle comunità della zona di Palenque sanno perché denominarono un gruppo: Xi'nich - formica. Magdalena González, una delle cinque coordinatrici del lavoro delle donne di questa organizzazione, interpreta in questo modo la singolare denominazione: "Le formiche lavorano nel sottosuolo. Non si vede altro che il loro nido, un mucchietto di terra. Se qualcuno tenta di distruggerlo, non si sa come, le formiche escono, si moltiplicano, vanno dappertutto. Dopodiché ci sono altri nidi".

E' la metafora per gli Xi'nich - decorati ieri dal governo francese, a Parigi, per il loro lavoro in difesa dei propri diritti - e per molte altre espressioni del movimento sociale chiapaneco, che esisteva prima del 1994 e sussiste e si moltiplica a cinque anni di distanza dalla sollevazione zapatista nel cuore della zona della "non guerra", in mezzo al costante "fuoco incrociato" tra l'Esercito Zapatista e la militarizzazione dello stato.

La regione che i choles, tzeltales e zoques di Xi'nich chiamano il loro "habitat" o territorio, è proprio la zona in cui si moltiplicano i quartieri, le grandi basi militari di cemento nel mezzo della selva, le manovre militari di accerchiamento, i nuovi insediamenti di soldati; dove gli episodi di repressione contro le organizzazioni civili sono cicliche (1996, 1997, 1999) senza che l'EZLN abbia sparato un solo colpo.

Convivono basi zapatiste, cattolici ed evangelici, militanti di uno o dell'altro schieramento, con comunità non organizzate, con priisti ed inoltre, con paramilitari di Paz y Justicia, il cui controllo si estende dai municipi del nord verso Palenque, le Vallate di Ocosingo e Chilón.

Di come si vive e si lotta nell'occhio dell'uragano, ne parlano con "La Jornada" due dei coordinatori giunti in Francia per ricevere la decorazione: Magdalena, tzeltal di Albino Corzo, e Víctor Guzmán, di Betania.

"Il governo non fa differenza tra zapatisti armati e noi. Ci vede come un nemico. La conseguenza è che patiamo il carcere, tormenti, militarizzazione. E' il costo di camminare accanto ai nostri fratelli zapatisti. Non abbiamo i loro metodi, non apparteniamo alla loro organizzazione, ma condividiamo la loro causa. Abbiamo buoni rapporti che vanno molto al di là della solidarietà. Siamo parte dello stesso" dice Guzmán.

Magdalena aggiunge: "E' ingiusto essere accusati di essere quello che non si è, ma questo accade. La repressione pure".

La sollevazione del 1994 è stata lo spartiacque per questa gente.

Nell'aprile del 1995, quando iniziarono i negoziati di San Andrés Larráinzar, Xi'nich si mise in lista per formare i "cordoni" di sicurezza. Víctor descrive il processo che avvenne: "Piano piano vedemmo che la strada passava di lì. Non ci interessava solo appoggiare il negoziato, ma esserne parte, dalla parte del popolo, degli zapatisti. Vedemmo che non stavano parlando solo il governo e l'EZLN. L'EZLN, con David, Zebedeo, Tacho e gli altri, erano quelli che mostravano la faccia in nome di tutti".

Ma, ricorda, il governo federale aprì un altro tavolo, in cui Dante Delgado Rannauro, allora funzionario federale, distribuiva discrezionalmente risorse alle organizzazioni che rompevano la loro alleanza con lo zapatismo. "Era ovvia la trappola, dividere lo zapatismo dal resto delle organizzazioni. Parte del movimento sociale fu cooptato. Noi dicemmo no".

Questo "no" da parte di Xi'nich fu un cambiamento strategico.

Finirono i metodi precedentemente utilizzati con i quali l'organizzazione gestiva le sue richieste ai tavoli dei negoziati con le istanze governative, in particolare le questioni delle terre e dei finanziamenti, e si optò per la rottura, per non accettare i programmi ufficiali, per cercare una nuova relazione attraverso l'attuazione degli Accordi San Andrés Larráinzar.

Molte altre organizzazioni entrarono nella dinamica del governo. "Noi non vogliamo affermare che quelli che accettarono denaro si resero automaticamente dipendenti o che tradirono lo zapatismo, anche se sì, molti furono cooptati. Noi facciamo una differenza tra quello che fecero i leader e quello che è la base sociale".

Rispetto al suo gruppo, Xi'nich entrò in un "periodo di riflessione". Questo continua.

"Per esempio - dice Víctor - è difficile in questi giorni incontrare i coordinatori a Palenque. Andiamo molto spesso presso le comunità, ci sono molte assemblee. Abbiamo bisogno di avere una coscienza chiara di come di sta evolvendo quello che è iniziato nel 1994. Perché solo così possiamo mantenerci sicuri nei nostri cuori e capire che questa lotta è una lotta a largo respiro, che la nostra gente capisca che non stiamo lottando per un Progresa, un Procampo [programmi governativi di sviluppo n.d.t.], una strada".

"Quello di cui c'è bisogno - riprende Magdalena - è di un nuovo rapporto tra i governi ed i popoli, che questi ultimi dicano quello di cui hanno bisogno e quello che vogliono, e che non sia il governo a dire quello che devono fare".

Quando si organizzò la marcia dei 56 giorni, da Palenque a Città del Messico nel 1991, Magdalena aveva 19 anni. Dall'esperienza di questi anni ha imparato che quando i popoli hanno molti bisogni, non possono starsene seduti ad aspettare che il governo venga a soddisfarli, ma devono possedere la libertà di organizzarsi.

Su come intravede il futuro Magdalena González dice: "Abbiamo progredito nella capacità di vedere dove va la nostra lotta, che sarà lunga".


(tradotto dal Comitato Chiapas "cap. Maribel" - Bergamo maribel@uninetcom.it)



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