Note sul 2° incontro americano per l'umanità e contro il neoliberismo

Belem (Para' - Brasile) 6-11 Dicembre 1999

Dare un giudizio definitivo su questo incontro prima di avere preso visione di tutti i documenti presentati per la sessione conclusiva e non letti ma promessi negli atti (e forse già prima sul sito WEB dell'incontro) potrebbe non essere opportuno, tuttavia è possibile e lecito dare una valutazione su alcuni fatti inoppugnabili.

Potrei dire che l'incontro ha avuto tre fasi distinte. Partito con le redini tenute strette dagli organizzatori ed in particolare dalla locale Prefettura governata dalla sinistra del PT (il Partito dei lavoratori), apertosi ad una maggiore partecipazione della base dopo una aperta contestazione provvisoriamente ricomposta, ha visto l'organizzazione e i gruppi di base preparare parallelamente i documenti finali dell'incontro. Tuttavia è in questa contrapposizione che può individuarsi l'aspetto più positivo dell'incontro dimostrando che una parte dei partecipanti era fortemente desiderosa di discutere liberamente ed a tutto campo al di fuori di programmi precostituiti. e la presenza ai vari momenti è stata attiva e continuativa. In effetti le sessioni plenarie della mattina erano appannaggio degli oratori invitati mentre le tavole rotonde del pomeriggio avvenivano su temi già programmati e con un eccessivo tempo a disposizione dei relatori ufficiali a scapito del dibattito.

Su questa seconda parte è stato costruito il compromesso basato sull'offerta di nuove tavole rotonde proposte dai partecipanti e su una riduzione del tempo agli oratori, compromesso tornato in ballo sulla questione del documento conclusivo che alcune indiscrezioni anticipavano come scialbo e formale.

Assente il Movimento dei Sem Terra, l'incontro ha risentito anche di una debole partecipazione di gruppi non brasiliani. 10 paesi erano rappresentati senza avere avuto neppure l'onore di essere menzionati nella sessione di apertura, e con una presenza stimata a non più del 10% di non brasiliani (argentini, cileni, peruviani, italiani, greci, spagnoli, francesi e qualche altro oltre naturalmente ai messicani, 2 dell'EZLN e 4 del fronte zapatita. Presenti invece rappresentanti di molti popoli indigeni brasiliani (ufficialmente 32), gruppi della sinistra comunista di vario orientamento, rappresentanze molto attive negre e libertarie. Assenti per cause di forza maggiore i rappresentanti colombiani del FARC, bloccati alla frontiera dalla polizia brasiliana, e una più nutrita rappresentanza messicana, ostacolata in modo non precisato nel suo percorso via terra. Più chiara, analizzate le varie informazioni spesso discordanti, mi pare ora la motivazione reale dell'assenza dei Sem Terra, inascoltati di fatto nella loro richiesta di più ampia partecipazione di organizzazioni campesine latino americane e di una nutritissima loro presenza, possibilmente in un contesto diverso da quello della organizzazione, del resto molto carente, da parte della Prefettura di Belem.

Apertosi la sera del 6 in una piazza cittadina con un messaggio videoregistrato di Marcos (la storia delle domade più un saluto all'incontro) , seguito da un breve messaggio dei due indigeni dell'EZLN, Abram e Lucia, subito riposizionati in ultima fila sul palco, dietro un interminabile sequenza di rappresentanti di partiti e sindacati della sinistra regolarmente intervenuti tutti, l'incontro ha mostrato subito lo spirito con cui era stato organizzato, complici i due rappresentanti del Fronte Zapatista messicano presenti nella commissione preparatoria, Velasco ed Elorriaga. Nessuno spazio invece per la parola ai gruppi citati ne alle delegazioni estere. Questa impostazione è stata confermata anche per quanto riguarda i rappresentanti europei chiamati a parlare ufficialmente nei giorni successivi: a parte l'ottimo Girardi, gli altri sono stati Danielle Mitterand (contestata dai neri presenti), un rappresentante della CGIL italiana (alquanto in difficoltà a conciliare politica in Italia e avanguardismo in Brasile) ed uno del partito comunista catalano. Nessun altra voce era stata programmata.

Cosa è rimasto dello spirito dei primi due incontri intercontinentali e del Primo americano? Certo non l'autorganizzazione da parte dei gruppi di base, svincolata dall'ipoteca dei partiti e dei sindacati, i quali, seppur di sinistra, hanno riconfermato la specificità delle loro problematiche di potere (visibilità elettorale e controllo ideologico) invece dell'impostazione più partecipativa della società civile.

E' coerente dopo queste premesse parlare degli spetti positivi dell'incontro stesso? Si a mio parere. Innanzi tutto le voci brasiliane più legate al discorso neozapatista, neutralizzate in sede preparatoria, sono riemerse nella fase contestativa e rielaborativa, mentre la presenza dei rappresentanti dell'EZLN ha dato luogo a svariati incontri di gruppi informali partecipati che hanno permesso di puntualizzare le carenze, chiarire il percorso alternativo degli incontri precedenti e aprire un percorso nuovo del quale dovrebbero essere nati i semi (costituzione di una rete orizzontale di lotte e di comunicazione, nascita di un sito web latinoamericano, maggiori scambi con la rete europea etc). La grande disinformazione sull'esperienza zapatista in Chiapas e sulla rete europea dovrebbe essere ora così essere meno consistente ed è positivo il fatto che l'incontro abbia prodotto al suo interno gli anticorpi che hanno portato a due giorni finali di intenso lavoro autonomo di nutriti gruppi omogenei per problematiche, al fine di preparare documenti svincolati da quello previsto dall'organizzazione per la conclusione, e che fra questi quello preparato da un gruppo più internazionale per composizione (brasiliani, cileni, argentini, spagnoli, italiani e francesi) ed inserito nella linea dei precedenti incontri, abbia poi raccolto consensi o attenzione anche da parte di altri gruppi, mi sembra l'inizio di un discorso promettente che dall'incontro e dai suoi limiti ha di fatto ricevuto un impulso acceleratore. Se i rapporti di comunicazione ora nati fra le due sponde dell'oceano, integrati con quelli già in atto con il Messico, proseguiranno e troveranno ascolto più largo, l'incontro sarà stata una occasione fruttuosa di crescita.

Credo che fra qualche settimana con la disponibilità dei vari documenti elaborati sarà possibile un esame più critico ed esauriente dell'incontro, come sarà possibile verificare se l'appello di Girardi, affinché la rete qui nata assuma l'impegno di rinforzare la lotta indigena, negra e popolare nata a livello continentale in occasione dei 500 anni della conquista per imprimerle nuovo slancio, sarà stata accolta.

Per la cronaca l'incontro internazionale organizzato nei giorni precedenti a questo dalla rivista America Libre a Caxias, nel Parana, con circa 600 partecipanti, inclusi i Sem Terra, ampiamente coinvolti nell'organizzazione, sembra essere stato di grande interesse e sarebbe auspicabile saperne di più da qualche partecipante. Questo a conferma della esistenza anche in A.L. di una molteplicità di voci diverse e di ricerche plurime di nuovi percorsi politici. Anche qui come in Europa il problema di trovare un collegamento fra le varie voci alternative, pur nella salvguardia delle diversità, è un problema aperto che potrà portare a nuovi passi avanti nell'elaborazione di alternative efficaci. Il decennio di ritorno alla democrazia nei molti paesi latinoamericani non si chiude con un grande bilancio dal punto di vista della giustizia sociale e dello sviluppo, e siamo certamente di fronte ad un quadro composito in forte ebollizione, aperto a possibili diversi sviluppi, che sarà importante seguire con attenzione e, ove possibile, fornendo, con modestia e intelligenza, possibili appoggi. Non ultimo quello di una più ampia e corretta partecipazione in Europa. I due incontri delle popolazioni indigene, l'uno a livello brasiliano e l'altro invece continentale, previsti a primavera, sono momenti ricchi di potenzialità e meritevoli di adeguata nostra attenzione.


Quanto sopra esprime un punto di vista personale che mi piacerebbe vedere arricchito anche con critiche da parte di altri partecipanti italiani (non molti in verità: forse una quindicina).

BUON ANNO!

Aldo Zanchetta, Coordinamento Toscano di Appoggio alla Lotta Zapatista

aldzanch@tin.it


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