II Incontro Americano per l'Umanità e Contro il Neoliberismo

Dichiarazione Finale

11 dicembre 1999

Infine è venuta la fine dell'incontro per cui tanto abbiamo lottato - incontro di sogni, di esperienze e di volontà.

Nella città di Santa María de Belém sono arrivati i combattenti di 24 paesi di America ed Europa per realizzare ai margini del potente Rio delle Amazzoni, il II Incontro Americano per l'Umanità e Contro il Neoliberismo.

A questo grande avvenimento hanno partecipato circa tremila compagni e compagne.

Dagli indigeni canadesi ai lavoratori argentini.

Dai neri, indigeni e senza terra brasiliani fino agli zapatisti messicani.

E' stato un incontro ampio e diverso.

Si sono espresse differenze e scontri, a volte in forma acuta, così come si è espresso lo sforzo congiunto di mutua comprensione affinché le differenze non venissero oscurate e tutti queste hanno contribuito alla ricerca degli obiettivi comuni che ci hanno portato a Belém.

Lo stesso sforzo di ricercare l'unità attraverso il conflitto e la diversità, è una conquista dell'Incontro, per quanto riconosciamo, tutti e tutte, che abbiamo ancora molto da imparare.

Il II Incontro si è avuto in un momento in cui l'America rabbrividisce di indignazione e si rivolta.

Nelle orecchie di tutti e tutte sono rimbombate le grida delle manifestazioni di Seattle durante la riunione dell'Organizzazione Mondiale del Commercio.

Là, il cammino dell'unità del popolo per porre fine all'impero del capitale ha dimostrato di essere più che azzeccato.

Per tre giorni, militanti di diversi movimenti - sindacale, indigeno, delle donne, dei neri, per il libero orientamento sessuale e molti altri - hanno combattuto gomito a gomito con la polizia e la Guardia Nazionale nordamericana, protestando contro l'esistenza della OMC del BID, del FMI e di altri strumenti dei grandi capitalisti per promuovere la povertà su scala mondiale.

Il II Incontro si è avuto in un momento di estrema gravità per il nostro continente.

L'imperialismo nordamericano - cuore e braccio armato del grande capitale- attacca tutti i poveri d'America.

Oltre a mantenere l'odioso embargo economico contro un paese sovrano come Cuba, allarga il suo raggio d'azione promuovendo azioni destabilizzatrici del processo politico che si muove in Venezuela; si allea con il governo messicano nell'aggressione ai popoli indigeni del Chiapas e a tutto il movimento popolare e rivoluzionario del Messico e ancor più grave, tenta di ampliare il suo intervento militare contro la ribellione popolare in Colombia.

Per questo installa basi in paesi vicini ai governi di Brasile, Argentina, Perù ed altri per imbarcarli all'avventura dell'invasione del territorio colombiano.

Sotto il pretesto di combattere il narcotraffico - un grande affare finanziato da ricchi impresari- inviano contingenti sempre più numerosi di consiglieri militari che si dedicano ad azioni di controinsurrezione contro "o povo em armas".

Fermare questa scalata aggressiva è il compito più urgente per i popoli d'America.

Per questo lotteremo, fianco a fianco, contro queste aggressioni.

Nello stesso senso il II Incontro si è manifestato a favore dell'autonomia territoriale e dell'autodeterminazione economica, sociale, politica e culturale dei popoli.

Nel II Incontro si sono ascoltate molte voci.

Quelle dei movimenti sindacali, che cercano di trovare nuove vie per affrontare i dannosi effetti dello sfruttamento sfrenato provocato dalla mondializzazione della giornata di lavoro.

Quella dei giovani del continente, che all'inizio della vita affrontano il lavoro infantile, vedono negati i propri diritti alla salute e all'educazione e, se sopravvivono, sono obbligati a convivere con il fantasma della disoccupazione.

Quella dei piccoli agricoltori oppressi dai progetti di cui beneficiano solo i latifondisti, e da un sistema che nega il credito e l'assistenza tecnica e che gli applica interessi da usuraio.

Quella dei lavoratori senza terra che, con il loro coraggio e la loro organizzazione lottano per un pezzo di suolo per seminare e vivere.

Abbiamo ascoltato il clamore degli indigeni in lotta per recuperare le proprie terre ataviche, difendere la natura e affermare la propria cultura.

Si è anche sentito forte il grido del popolo nero che non si è mai arreso e che continua a lottare contro le nuove forme di schiavitù.

Allo stesso modo è scesa nel profondo, nel cuore dei delegati, la determinazione del movimento delle donne, degli omosessuali e di chi necessita cure speciali, che lottano con valore per conquistare uguali diritti e dignità.

Infine, all'incontro realizzato nella capitale dell'Amazzonia non potevano mancare le voci della foresta.

Erano presenti: quella dei raccoglitori di gomma e quella degli ecologisti che ci hanno ricordato che è necessario esigere la fine del saccheggio alla natura, in particolare nella regione amazzonica, combattendo ogni forma di bio-pirateria e saccheggio del ambiente naturale e lottando per la riforma agraria sotto il controllo dei lavoratori.

Allo stesso modo abbiamo manifestato la nostra disponibilità alla lotta contro tutte le opere e i progetti che distruggono in maniera massiccia l'ambiente.

Lo sappiamo tutti: il capitalismo è un male che attenta contro l'esistenza del pianeta.

Le parole sono state molte.

L'obiettivo è lo stesso: il neoliberismo, nuovo nome del vecchio capitalismo che secoli fa si trasformò nella garrotta che asfissiava l'umanità.

Questo sistema che trasforma l'uomo in lupo può usare molte vesti democratiche, come la cosiddetta "terza via", senza alterare il suo contenuto di sfruttamento e oppressione.

Per questo la fine di questo sistema è una condizione necessaria per costruire un mondo in cui l'educazione, la salute, la casa, per esempio, siano effettivamente diritti, e non merci trafficate impunemente.

In Belém abbiamo deciso che il movimento degli incontri deve continuare come uno degli spazi di articolazione della lotta di resistenza dei popoli americani.

Per questo abbiamo ricevuto con il cuore contento la nobile offerta dei fratelli anishnabaia canadesi per essere sede del III Incontro per l'Umanità e Contro il Neoliberismo.

Così, fra breve ci vedremo, questa versa sulle pianure del nord americano, ricevuti da guerrieri e guerriere che lottano per la propria libertà da più di 500 anni.

A Belém abbiamo deciso che il movimento degli Incontri deve essere uno strumento di organizzazione della nostra lotta.

Per questo invitiamo tutti i Comitati Preparatori a continuare la lotta, assumendosi il gravoso lavoro che si annuncia per l'anno 2000: la partecipazione al movimento "Brasil, 500 Años de Resistencia Indigena, Negra y Popular".

L'anno prossimo unitevi tutti e tutte ai duemila indigeni che appariranno a Porto Seguro per alle autorità che da questo momento, in Brasile "saranno altri 500".

L'importanza di questa lotta non si riduce al Brasile.

Il II Incontro Americano per l'Umanità e Contro il Neoliberismo ha assunto ha espressamente assunto l'eredità dei cinque secoli della resistenza indigeni, nera e popolare, assumendo la responsabilità di salvare e rafforzare il movimento continentale indigeno, nero e popolare, il suo progetto storico e la sua strategia unitaria.

In Belém abbiamo convocato all'incorporazione di tutti e tutte, nei modi più diversi, alla lotta per la libertà di Mumia Abu Jamal, militante della Pantere Negre che si trova detenuto, malato e condannato a morte, per un processo inventato negli USA.

A Belém abbiamo anche invitato tutti i paesi dell'America a partecipare alla "Marcia Mondiale delle Donne 2000 Contro la Povertà e la Violenza".

L'emancipazione del genere umano sarà fertile solo se la dignità e la creatività della donna verranno riconosciuti in tutte le piccole e grandi azioni della vita quotidiana, in queste sfere del privato e del pubblico.

La marcia evidenzierà l'oppressione della donna e la necessità della costruzione di nuove relazioni, non gerarchizzate, tra i generi.

A Belém ci siamo pronunciati in favore della libertà totale nell'accesso all'informazione e alle produzioni culturali di resistenza con tutti i mezzi possibili.

Per raggiungere questo obiettivo, proponiamo di potenziare le reti di comunicazione permanente che permettano l'articolazione delle lotte di organizzazioni popolari che si oppongono alla marea neoliberista, in difesa dell'umanità, esercitando un'intensa vigilanza per l'adempimento dei diritti umani.

A Belém abbiamo deciso di mettere in pratica i principi dell'internazionalismo e dell'unità dei popoli.

Per questo abbiamo deciso di unirci ai diversi movimenti che mettono in questione il debito esterno, presentando la proposta di realizzare un referendum sul pagamento di questo debito.

Questo referendum dovrà essere costruito con lo sforzo di milioni.

E' un compito complesso, che richiederà l'unione di molti fratelli che qui non erano presenti, ma che già percorrono questa lotta.

Siamo partiti da Belém cercando l'inclusione di tutte le organizzazioni popolari del continente per la costruzione di un secco NO al debito illegittimo e criminale.

A Belém abbiamo deciso che la nostra marcia deve continuare e non solo in senso figurato; per questo siamo stati a favore di realizzare una grande "Marcia Americana" che, partendo simultaneamente dal Canada e dal Brasile, attraverserà vari paesi del continente, stimolando e incorporando diverse lotte e manifestazioni locali, aggregando un numero sempre maggiore di compagni e compagne.

Il punto di arrivo deve essere Ciudad Juárez, alla frontiera messico-statunitense, dove si trova l'odioso muro di metalli, protetto da elicotteri, guardie e cani, separando simbolicamente l'opulenza dei ricchi e la miseria dei poveri del nostro continente, compresi quelli degli Stati Uniti e del Canada.

Perché la storia riprenda il suo corso questo muro deve cadere.

In un atto con migliaia di partecipanti di diverse nazionalità celebreremo la nostra unità e sarà ben chiaro che il mondo ha bisogno di girare in un altro modo.

Questo episodio di ripercussione mondiale significherà un grande passo nella nostra lotta.

Una giornata ripiena di sfide vinte dalla luce della nostre bandiere e dei nostri cuori.

Per trasformare questo sogno in realtà terremo, il marzo prossimo, una riunione preparatoria in cui dovremo verificare tutti i rapporti e scegliere i cammini necessari.

A Belém abbiamo assunto questi impegni e questi compiti.

Per questo rimarremo organizzati in modo ampio, democratico, diverso, ampliando al massimo il numero di amici e alleati.

A Belém, tra il 6 e l'11 dicembre del 1999, si è innalzata la torcia accesa in Chiapas, nel 1996, durante il I Incontro Americano per l'Umanità e Contro il Neoliberismo.

La sua luce continuerà ad illuminare il continente.

Belém do Pará, Amazônia Brasileira

11 dicembre 1999


(tradotto dall'Associazione Ya Basta! Per la dignità dei popoli e contro il neoliberismo - Lombardia)



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