11 settembre 1999 - Bollettino "Chiapas al día" n. 173 - di Gustavo Castro

Tra il dire e il fare - Tra la pace e la guerra

Il discorso della pace

Il sette settembre il governo federale ha lanciato una "nuova" strategia di "pace" in Chiapas con elementi "nuovi". Il Ministro degli Interni, Diodoro Carrasco Altamirano, accompagnato dal governatore Roberto Albores Guillén e dal coordinatore delle istanze governative per il dialogo e il negoziato, Emilio Rabasa, ha dato lettura della proposta governativa per mezzo di una lettera aperta all'EZLN.

Faremo alcune riflessioni sulla proposta.

Secondo il documento, il "Governo Federale svolge un'intensa politica sociale ed economica contro la povertà, di aiuto umanitario ai rifugiati e di appoggio alle comunità emarginate dello Stato, insistendo sulla ripresa del dialogo con l'EZLN. Il Presidente Zedillo ha ribadito che 'saranno la legalità e mai l'autoritarismo; la tolleranza e mai lo scontro violento; la responsabilità sociale e mai l'insensibilità o l'indifferenza', i mezzi per continuare a risolvere i conflitti che preoccupano i messicani".

Su quanto detto, basta ricordare quanto è evidente: che la povertà in Chiapas, la persecuzione militare e l'acutizzazione dei conflitti sono arrivati a un estremo tale che si temono scontri tra indigeni e scontri tra questi e l'Esercito federale in qualunque momento. La maggioranza dei più di 21 mila rifugiati che non si accordano con le politiche statali, non ricevono l'aiuto umanitario che il governo statale e federale dicono di offrire. Quello che il Governo Federale offre veramente sono nuovi accampamenti militari e soldati per le comunità indigene.


La proposta governativa si basa su 6 punti. Analizziamoli uno a uno:


1. "Il Governo della Repubblica è sempre stato convinto della necessità di adempiere agli Accordi di San Andres che ha sottoscritto con l'EZLN nel febbraio del 1996. Per onorare il suo impegno ha inviato al Congresso dell'Unione una proposta di riforma costituzionale su diritti e cultura indigena. Da parte sua l'EZLN ha manifestato la sua approvazione alla proposta della COCOPA". "Allo scopo di proseguire verso la soluzione del conflitto, il Governo sollecita al Senato della Repubblica di determinare il meccanismo per cui le commissioni giudicatrici integrino la sua analisi con altre legislazioni e informazioni in materia di diritti e cultura indigena, alla luce degli Accordi di San Andrés Larrainzar. Questi documenti potranno essere inviati congiuntamente, dal governo e dall'EZLN. Nello stesso modo chiede che le commissioni stabiliscano la possibilità di ascoltare i nuovi punti di vista dell'EZLN e delle altre organizzazioni e persone interessate". "Con questi nuovi elementi, potremmo chiedere al Senato della Repubblica di considerare l'emanazione della riforma costituzionale su diritti e cultura indigena durante l'attuale periodo ordinario di sessioni". E' come dire: "facciamo un'altra proposta basata su tutte le proposte, leggi e su tutto quello che uno voglia dire". Nel comunicato congiunto dell'oggi scomparsa Commissione Nazionale di Intermediazione (CONAI) e della Commissione di Concordia e Pacificazione (COCOPA), del 22 gennaio 1998, in cui si stabilivano le 10 condizioni strategiche per salvare il dialogo dopo il massacro di Acteal, si affermava per prima cosa, l'adempimento degli Accordi di San Andrés: "la concretizzazione degli Accordi di San Andrés in materia di diritti e cultura indigena, è il punto centrale della crisi in cui attualmente si trova il dialogo. Dal loro adempimento dipende fondamentalmente la ripresa dello stesso; quindi la strategia per riattivarlo dovrebbe essere, in primo luogo, l'attuazione delle riforme legislative in materia indigena". Per la CONAI e la COCOPA, l'iniziativa di legge su Diritti e Cultura Indigena (Tavolo 1) basata sui risultati del dialogo di San Andrés e formulata dai legislatori della COCOPA nel novembre del 1996, su richiesta dell'EZLN e del Governo Federale, è il documento che entrambe le parti dovrebbero presentare al Congresso dell'Unione per la sua approvazione. L'EZLN ha annunciato la sua posizione il 1° marzo del 1998 in un comunicato su questo punto che forma parte di una delle cinque condizioni per la ripresa del dialogo: "Decidendo (il Presidente Ernesto Zedillo) di presentare al Congresso dell'Unione la sua iniziativa di legge indigena il Governo Federale non adempie gli Accordi di San Andres per due motivi: uno perché gli Accordi stabiliscono che deve essere presentata all'istanza di dibattito nazionale in maniera congiunta; e due perché la proposta dell'Esecutivo disconosce i documenti firmati dai suoi rappresentanti a San Andrés e si basa sulla concezione che ha lo stesso Esecutivo federale del problema indigeno e non sul progetto di nuova relazione tra i popoli indigeni e la Nazione messicana così come è stata concordata al tavolo del dialogo. Questi accordi hanno ricevuto l'appoggio della società civile nazionale e internazionale, delle camere dei deputati e dei senatori, della Commissione Nazionale di Intermediazione e della COCOPA. Con la sua 'nuova' strategia, il Ministero degli Interni prende in giro tutti. (...) L'azione unilaterale di presentare un progetto di legge indigena -la cui approvazione è già stata decisa con legislatori affiliati al signor Zedillo-, senza il consenso della controparte -l'EZLN e i popoli indigeni-, non significa che si salvi il processo di dialogo. Al contrario, se continua ancora lo farà collassare definitivamente. Con questa azione si distruggono la fiducia e la credibilità: non si può dialogare e negoziare per arrivare ad accordi se non c'è fiducia su quanto le parti dovranno rispettare". Il Governo Federale quindi tende una ragnatela e una trappola alla memoria storica del processo. Propone che il senato integri altre legislazioni, analisi e informazioni che sono già state integrate, discusse e su cui si è riflettuto ampliamente al processo di negoziazione del Tavolo 1 con centinaia di proposte e tavoli di discussione per generare consensi. E' proprio questo processo a cui ha ampiamente partecipato la società civile quello che il governo non ha voluto accettare. Cosa garantisce che il governo lo compia oggi con la riscrittura di nuove opinioni? In qualunque modo, tenta di trasferire lo scenario della discussione della Camera dei Deputati e dalla Commissione di Concordia e Pacificazione (COCOPA), formata dai legislatori dei partiti politici, alla Camera dei Senatori controllata dalla maggioranza priista, ovvero, dal Potere Esecutivo. L'aspetto "nuovo", l'inserimento di un attore, il Senato, controllato dal Presidente Ernesto Zedillo, è in realtà l'ultima trincea relativamente facile per approvare altre iniziative di legge. D'altra parte propone l'approvazione delle modifiche legislative in materia di diritti e cultura indigena nel prossimo periodo di sessioni del Congresso dell'Unione, quando sarà imminente l'arrivo dei segretari di stato e l'analisi della 5 Relazione Presidenziale così duramente criticata il 1° settembre.


2. "Si convoca l'EZLN per concertare un programma scadenzato per dare pieno adempimento agli altri impegni definiti a San Andrés, specialmente quelli che si riferiscono allo sviluppo delle comunità indigene dello Stato del Chiapas. E' come dire: "Adesso che ho già formato nuovi municipi, che ho stabilito unilateralmente una legge statale di Diritti e Cultura Indigena, che ho fondato i tribunali di pace, che amnistierò i paramilitari, che ho aumentato la militarizzazione, avete altro da aggiungere?" Il governo federale e quello statale hanno lanciato un'offensiva legislativa in cui hanno portato avanti azioni unilaterali in alcuni casi in modo illegale e contro quanto concordato negli impegni di San Andres:

  1. l'Esercito continua ad aumentare di numero e ad avanzare di posizione;

  2. i nuovi municipi recentemente creati, in qualche caso con processi imposti, irregolari e illegali nel meccanismo, così come le loro recenti autorità;
  3. i tribunali di pace;

  4. la legge statale di Diritti e Cultura Indigena da poco approvata;

  5. l'imposizione di strade controinsorgenti come nel caso di Amador Hernández e ora l'allerta che si annuncia nel municipio autonomo "Che Guevara", nella comunità di Moisés Gandhi, dove l'esercito vuole far passare una nuova strada;

  6. la legge di amnistia ai gruppi paramilitari. Così quello che fino a ora è chiaro per i messicani e per l'opinione pubblica è la poca volontà del governo per migliorare le condizioni sociali, politiche, economiche e militari che facciano riprendere il dialogo per la pace.


3. "Il Ministero degli Interni, seguendo il Diritto, chiede alle istanze competenti la liberazione di membri o simpatizzanti dell'EZLN che non siano implicati in fatti di sangue o violazioni". "Per dar vita a questo processo, consideriamo necessario esaminare con l'EZLN i casi di persone che riconosca come proprie basi di appoggio e che siano state accusate di infrangere la legge con il proposito di rivedere le denunce contro di loro". Come dire: "per adesso so che ci sono dei prigionieri politici, ma non so se chi ho messo in galera era zapatista". La liberazione dei prigionieri zapatisti era una delle 10 condizioni della CONAI e della COCOPA e una delle 5 dell'EZLN per la ripresa del dialogo. Adesso possiamo festeggiare il fatto che il governo abbia la volontà politica per la loro liberazione. Tuttavia il governo vuole che l'EZLN paghi un conto molto salato: vederlo seduto ad un tavolo di negoziazione per ascoltare quello che tutto il mondo sa già: i nomi dei detenuti della Voz de Cerro Hueco che chiedono di essere scarcerati. Se l'EZLN si siede per discutere di questo, il governo può non accettare la lista dei detenuti e sarebbe costosa un'altra rottura del dialogo.


4. "Il governo analizzerà attentamente le denunce di persecuzione e altri illeciti stilate da differenti organizzazioni dei diritti umani, dalle stesse comunità o dalle persone colpite. La PGR stabilirà un programma speciale per conoscere ed analizzare questi casi, offrendo ai testimoni la protezione necessaria per mezzo di un ufficio sito nello stato del Chiapas". "Contemporaneamente si prenderanno le misure necessarie per assicurare che in nessun caso ci sia impunità per i gruppi o le persone che abbiano delitto". "Nelle attuali condizioni dello Stato del Chiapas, questa azione esige curare particolarmente le misure per evitare che la persecuzione dei colpevoli sia il pretesto di nuove ingiustizie o irregolarità. E' pertinente analizzare, in modo congiunto, le azioni che debbano intraprendere il Governo Federale, il Governo dello Stato, le comunità e l'EZLN, indipendentemente dall'affiliazione politica o dalle simpatie sociali". E' come dire "se ti siedi a negoziare, seguo la legge". E' già un obbligo per il governo e per le istanze che si occupano di giustizia non lasciare impuniti i delitti. E' un compito che avrebbe dovuto essere stato realizzato anni fa, quando le comunità, i testimoni, i morti, i rifugiati, le prove e le migliaia di denunce erano più che sufficienti per agire in conformità al diritto. L'applicazione della legge non si negozia, né si condiziona per poter stabilire un dialogo. La giustizia non è un favore delle autorità alle comunità indigene né alla società, non è una concessione, è un obbligo costituzionale. Così, il processo per castigare i colpevoli del massacro di Acteal non è finito, come altri casi ancora in sospeso.


5. "Il Governo Federale ha particolare interesse nel garantire l'efficacia del dialogo ed è d'accordo con la nascita di una nuova istanza di intermediazione, civile e apartitica, formata da messicani di riconosciuta imparzialità, dotata della sufficiente capacità convocatoria, intorlocutrice e decisionale, per facilitare incontri costruttivi tra e con le parti. Ribadisce anche l'importanza del lavoro di coadiuvo della COCOPA e l'ha invitata a intensificare l'importante compito che la Legge per il Dialogo le conferisce. Procederemo nella ricostruzione della delegazione governativa nella Commissione di Seguito e Verifica, COSEVER, e solleciteremo che riprenda i lavori. In questo punto sembra che il governo veramente voglia riattivare tre strumenti fondamentali per il dialogo:

  1. la Mediazione che ha distrutto nel giugno del 1998 e che, con elementi ora proprosti, voglia scartare subito il ritorno del vescovo Samuel Ruiz o della Commissione Episcopale o di qualunque altra chiesa, come vollero a loro tempo le chiese evangeliche; i partiti politici e qualunque organismo internazionale come rischiesto da diverse persone nel paese:

  2. Il Coadiuvo dei legislatori della COCOPA che mantiene al suo interno il suo stesso annullamento: il consenso dei partiti politici di prendere decisioni e pronunciarsi pubblicamente, per cui, con il veto priista, questa istanza si è congelata per sempre.

  3. Il Seguito e Verifica di alcuni accordi che non sono ancora stati rispettati.

Anche la riattivazione della COSEVER è stata una delle 10 proposte della CONAI e della COCOPA che, in quel momento, affermavano che dipendeva, in buona misura, e soprattutto, non tanto dalla rappresentanza governativa nell'organismo, che non si era voluto discutere, né agire nonostante le richieste di alcuni membri, ma dalla materia per agire e che avrebbero potuto essere le stesse 10 condizioni. Inoltre, in un comunicato pubblico del 1° aprile del 1998, titolari, supplenti e invitati, membri della COSEVER da parte dell'EZLN manifestarono le ragioni per cui detta Commissione era rimasta inattiva.


6. "La rappresentanza governativa che potrà incontrarsi con l'EZLN avrà sufficiente capacità decisionale e volontà negoziatrice. Sarà disponibile a stabilire un'agenda di negoziazione in modo congiunto con l'EZLN che comprenda diversi metodi per dare aiuti immediati e urgenti alle comunità che sono state maggiormente colpite dal conflitto, come il rientro dei rifugiati nelle comunità di origine e un meccanismo di comunicazione permanente tra le parti". E' come accettare "Prima ti ho ingannato. Adesso mando qualcuno per negoziare sul serio". Questa è una delle 5 condizioni che mise l'EZLN per la ripresa del dialogo. Festeggiamo la volontà politica del governo di dialogare e negoziare. Tuttavia il governo pone l'enfasi sulle risposte immediate e non sulle cause. Il problema non è come possano rientrare i rifugiati, perché potrebbero farlo da soli, ma come applicare la giustizia ai gruppi paramilitari che li hanno fatti fuggire, e a chi li ha appoggiati, aiutati, protetti e finanziati. Così come al ritiro degli accampamenti militari, anch'essi causa degli spostamenti.


Una settimana dopo la 5 Relazione Presidenziale, in cui i grandi temi dell'agenda nazionale sono rimasti fuori dal discorso di Ernesto Zedillo, come il caso del Chiapas; a diverse settimane dall'aumento della violenza nella Zona Norte, provocato dalle divisioni interne al gruppo paramilitare Paz y Justicia, che potrebbe sgorgare in fatti violenti; a 24 ore dai fatti del capoluogo municipale di Palenque, in cui un'organizzazione contadina ufficialista ha fatto scoppiare la violenza accusando della cattiva gestione di fondi pubblici il presidente municipale priista, lasciando a terra un morto e diversi feriti; a una settimana dall'inizio di una delle maggiori incursioni militari dell'Esercito a Ocosingo e Altamirano; a pochi giorni dalla nuova rottura del cessate il fuoco da parte dell'Esercito federale con un saldo di diversi feriti nella comunità di San José La Esperanza; a poche settimane dall'inizio della tensione ad Amador Hernández; ecc., il governo pretende di far sedere di nuovo l'EZLN al tavolo dei negoziati.

E' difficile credere nella volontà di dialogo del governo e nella sua parola. Come è possibile che speri in una risposta dell'EZLN quando questi sta seminando l'Esercito federale che lo insegue per tutta la Selva Lacandona per evitare spargimento di sangue. E noi possiamo chiedere perché il governo fa questa proposta adesso? Nella sua analisi ha sempre sostenuto che l'EZLN non accetta inviti al dialogo perché vuole avere influenza nelle elezioni statali e federali del 2000 in maniera contraria agli interessi del governo e del partito ufficiale. Potremmo quindi formulare un'ipotesi: se il governo non prevedesse una sconfitta ma un rafforzamento nelle elezioni, potrebbe comunque continuare la sua politica di sfascio senza tentare un avvicinamento al dialogo. Ma al contrario ci farebbe pensare che questa proposta potrebbe essere fatta per evitare che il conflitto in Chiapas sia una delle culle più importanti che causino problemi nelle elezioni del 2000.


Per riassumere, tra le 10 condizioni che la CONAI e la COCOPA hanno posto nel gennaio del 1998 per risolvere la sospensione del dialogo e le 5 condizioni dell'EZLN, il governo dovrebbe adempiere già alla seguente agenda che si richiede da anni:

  1. Liberare i prigionieri politici;

  2. Ritirare le posizione militari di avanzata che le forze militari hanno realizzato dopo la Legge per il Dialogo e la Negoziazione;

  3. Eliminare le azioni unilaterali del governatore supplente Roberto Albores: la legge statale di diritti e cultura indigena, la remunicipalizzazione, la legge di amnistia ai gruppi paramilitari;

  4. Applicare la giustizia per il massacro di Acteal e indennizzare le perdite materiali;

  5. Adempiere agli Accordi di San Andrés modificando la Costituzione Politica della Repubblica Messicana in accordo alla proposta fatta dai legislatori del PRI, del PAN, del PRD e del PT che formavano la COCOPA;

  6. Nominare un nuovo coordinatore per il dialogo con la capacità di negoziazione e di decisione;

  7. Applicare la legge ai gruppi paramilitari e a chi li appoggia;

  8. Fare una proposta seria per continuare il Tavolo 2, Democrazia e Giustizia, processo sospeso un passo prima della formulazione di accordi definitivi.


Compiuti questi impegni si potrebbe parlare di volontà politica e allora sarebbero possibili i passaggi seguenti, al meno: un incontro tra il Governo Federale e l'EZLN per definire l'agenda immediata e formare una nuova Mediazione.

D'altra parte, questa proposta governativa ci dice che la strategia che porta avanti il governatore supplente Roberto Albores Guillén non ha funzionato: tentare di ridurre il conflitto al Chiapas, essere l'interlocutore con l'EZLN e stabilire un coadiuvo e una mediazione statale, tra gli altri. La situazione del Chiapas è arrivata a un grado tale che il conflitto torna ad essere di competenza nazionale e prioritario.

Perdere la memoria storia può avere un prezzo molto elevato per il processo di pace. Quando il governo lanciò l'offensiva nel febbraio del 1995, l'Esercitò federale penetrò nelle regioni indigene e conquistò nuove posizioni. Una volta raggiunto l'obiettivo di avanzare militarmente, ebbe la "volontà" di negoziare le regole del dialogo dalla sua nuova posizione, non senza molte difficoltà e violenze. Durante i negoziati del Tavolo 1 e del Tavolo 2, la violenza e le provocazioni del governo e dell'Esercito federale raggiunsero quanto voluto: la sospensione delle negoziazioni.


Così il processo di pace ha avuto almeno due caratteristiche:

  1. Un parallelo aumento della violenza, della provocazione e della crisi degli indici sociali (maggiore divisione, più rifugiati, più detenuti, più paramilitari, più militari, ecc.);
  2. L'inadempimento di quanto concordato.

Adesso succede qualcosa di simile, si rafforza la strategia legale e militare contro l'EZLN e la società, e si chiede alla controparte un nuovo dialogo.

La settimana prossima, tra il 15, 16 e 17 settembre, le organizzazioni contadine e indigene invitano la società ad una marcia dal capoluogo municipale di Ocosingo alla comunità di Amador Hernández dello stesso municipio, per esigere l'uscita dell'Esercito federale, la rinuncia di Albores e un governo comune di transizione. Convocano: la Coalizione de Organizzazioni Autonome di Ocosingo (COAO), il Fronte dei Partiti Politici di Ocosingo (FREPPO), la Centrale Indipendente degli Operai Agricoli e Contadini (CIOAC), la Organizzazione Contadina Emiliano Zapata di Ocosingo (OCEZ), Le Regioni Autonome Plurietniche del Chiapas (RAP-ANIPA), la Associazione dei Debitori verso le Istituzioni di credito di Cintalapa (ADICCIN), l'Organizzazione Proletaria Emiliano Zapata (OPEZ-BFP), l'Associazione dei Debitori verso le Istituzioni di Credito del Chiapas (ADITOCH), il Movimento Studentesco Rivoluzionarie Internazionaliste (MERI), l'Unione dei Produttori Indipendenti del Caffè (UPIC), il Coordinamento dei Cafetaleros de Soconusco (CCS) e la UNORCA del Chiapas.

Prossimamente, a livello nazionale, e con la partecipazione del Chiapas, la società civile organizzata, con decine di organismi civili (Ong), organizzazioni contadine, indigene, ecc., elaborerà e discuterà l'agenda civile per costruire un progetto di nazione. A quanto sembra le organizzazioni tornano a trovare una via per canalizzare le stesse richieste e rafforzare il potere sociale.

Adesso aumenterà la guerra della carta, la lotta per la credibilità delle diagnosi sul paese, della verità e della menzogna sullo scenario pubblico dei mezzi di comunicazione per generare consenso. Di questo parleremo in altre occasioni. Per adesso, l'8 settembre, in un'occasione senza precedenti nella storia del paese, i quattro precandidati del partito ufficiale alla presidenza della Repubblica, in un dibattito pubblico e televisivo in cui si sono accusati a vicenda, sono riusciti ad avere consenso su una questione che potrebbe essere una risposta alla 5a Relazione Presidenziale: quanto fatto fino ad ora è stato generare più povertà, emarginazione e ingiustizia nel paese.


[Fonte: CIEPAC, A.C. - Centro de Investigaciones Económicas y Políticas de Acción Comunitaria

Eje Vial Uno Numero 11 - Col. Jardines de Vista Hermosa - 29297 San Cristóbal, Chiapas, MEXICO

Tel/Fax: en Mexico 01 9 678-5832 - fuera de Mexico +52 9 678-5832]


(tradotto da "si.ro" si.ro@iol.it Associazione Ya Basta! Per la dignità dei popoli e contro il neoliberismo - Lombardia)



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