La Jornada 7-10-1999

400 zapatisti hanno marciato fino alla postazione dell'esercito sul rio Euseba

Esigono il ritiro dei militari da La Realidad

L’intimidazione è l'obiettivo dei pattugliamenti

affermano gli zapatisti che hanno marciato per più di tre ore

Jesus Ramirez Cuevas/speciale per La Jornada, Rio Euseba, Chiapas

Circa 400 indigeni simpatizzanti dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) hanno realizzato una marcia e due presidi davanti alla postazione militare istallata sulle rive del torrente per esigere il ritiro dei soldati distaccati in questo posto, distante cinque chilometri da La Realidad, riconosciuto bastione zapatista.

Dall'Aguascalientes di La Realidad, i contadini zapatisti hanno camminato più di tre ore per arrivare a destinazione. Lungo il tragitto si sono aggiunti altri gruppi di indigeni delle comunità limitrofe. La colonna si è ingrossata in silenzio, i passi risuonavano come il rumore delle formiche in mezzo alla selva.

Prima di uscire dal villaggio, un convoglio di 20 veicoli militari ha percorso come tutti i giorni il cammino. Uno dei partecipanti alla manifestazione ha commentato: "dicono che il convoglio serve per rifornire i soldati che stanno sul rio Euseba, però la strada è interrotta da circa una settimana ma continuano a passare, ciò significa che si tratta di pretesti per giustificare il loro pattugliamento come intimidazione dei contadini".

Con i volti coperti dai passamontagna, gli indigeni, basi d'appoggio dell'EZLN, hanno rotto la quiete di questa regione selvatica arrivando alla postazione militare del rio Euseba, costruita su entrambe le rive dell'affluente, uno dei più importanti della selva Lacandona. Alla testa della marcia zapatista uno striscione portava il loro messaggio: "Soldato, anche tu sei parte del popolo sfruttato".

Decine di uomini, donne, bambini tojolabales sono comparsi sul cammino lanciando in coro slogan a favore dell'EZLN e contro la militarizzazione delle loro terre. Alla testa della singolare marcia, un piccolo gruppo portava una cassa e un modesto apparato acustico alimentato da una batteria da automobile. Questa iniziativa è stata il proseguimento delle proteste contro la presenza militare nelle regioni indigene del Chiapas.

"Soldati, veniamo a dirvi che queste terre sono nostre, alimentano i nostri figli, le abbiamo curate e lavorate per anni: per questo oggi vi diciamo. Vi Chiediamo di andar via da queste terre", ha detto Rufino, uno degli indigeni che ha preso la parola. Una giovane donna ha fatto poi notare: "Siamo contadini e abbiamo poca terra, perciò non ci conviene che ci togliate quel poco che abbiamo".

Il generale Chavero, che è al comando di questo distaccamento, mostrava nervosismo: prima ha ordinato la presenza della polizia militare armata di manganelli, caschi con visiera di plastica e lancia granate lacrimogene si appostassero davanti ai mezzi blindati che proteggono l'entrata di questa postazione di campo. Quando ha verificato personalmente che si trattava di un'iniziativa pacifica ha ordinato il ritiro del suo personale armato ed è rimasto con un gruppetto di soldati all'entrata del acquartieramento. Dietro il recinto, decine di militari facevano capolino per vedere ed ascoltare gli zapatisti. Nei posti di vigilanza che si innalzano dietro il muro, si vedevano militari intenti ad ascoltare.

"Quest'invasione è una provocazione", "soldato difendendo l'oppressore sei diventato un invasore", "soldato, fermati e ascolta, unisciti al popolo che lotta", gridavano gli zapatisti, mentre uomini e donne incappucciati distribuivano i volantini che giunsero anche al generale.

Questo accampamento dell'Esercito Messicano, il più vicino a La Realidad, venne istallato nel 1995, durante l'offensiva militare di quell'anno. Prima occuparono una delle sponde del rio Euseba. Però dopo che venne costruito il ponte per collegare Ocosingo con Las Margaritas, l'anno scorso si stabilirono su entrambe le rive del rio. All'entrata un cartello avverte: "base operativa" dell'Esercito Messicano. Le strutture sono numerose costruzioni di legno in mezzo alla vegetazione tropicale. A prima vista ricorda le immagini della guerra del Vietnam. Lì ci stanno centinaia di soldati, in maggioranza truppe speciali d'assalto, equipaggiate con carri armati, veicoli anfibi, mortai e mitragliatrici.

Humberto, uno degli indios alla guida della manifestazione, ha lanciato un messaggio ai militari: "Soldato, ribellati, disobbedisci, non attuare ciò che ti ordina di perseguitare il tuo popolo, siamo la tua stessa gente!, nelle nostre vene scorre lo stesso sangue, non ubbidire al tiranno che ti ordina di perseguitare, attaccare, assassinare, rubare il tuo popolo povero, che lotta per i suoi diritti".

"Il Chiapas non è una caserma, fuori l'Esercito!", intonavano gli indigeni mentre l'oratore principale ricordava: "Zedillo vuole solo perseguitarci e farci arrendere per sfinimento, per questo sta riempiendo di soldati tutte le comunità indigene".

Al termine dei discorsi, gli indigeni hanno acceso un registratore per fare ascoltare slogan registrati. Dopo hanno proseguito la loro marcia fino all'entrata dell'altro accampamento militare situato dall'altra parte del fiume. Lì hanno realizzato un altro presidio. "Lottiamo per il vostro bene e per quello delle vostre famiglie, non siamo nemici". "Pensa, soldato semplice, di sicuro sei figlio del popolo povero", ha detto ai militari una ragazza dal vestito multicolore.


fonte: http://unam.netgate.net/jornada/pol4.html


(tradotto dal Consolato Ribelle del Messico-Brescia ezlnbsit@tin.it)



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