Conferenza stampa del 17 luglio 1996 a San Andrés

Buona notte e saluti a tutti, fratelli e sorelle, compagni presenti. Oggi vogliamo dirvi che chiediamo la vostra comprensione per essere usciti tardi. Ieri notte siamo usciti pure molto tardi, per tutto quello che è successo con la commissione governativa ed oggi a causa dei computer che non volevano aiutarci a tirar fuori il documento. Oltre a tutto ciò fratelli, vogliamo con tutto il cuore ringraziarvi per tutto ciò che voi state facendo in questi giorni, perché giorno e notte continuate ad assicurare il cordone di pace, di sicurezza, uomini e donne, come sempre, disposti a collaborare in questo processo. Siete fermi, dimostrate l'entusiasmo di voler andare avanti. Così ringraziamo tutti i presenti, i fratelli e le sorelle che partecipano ai cordoni di sicurezza, i componenti della Croce Rossa Messicana, tutti i fratelli e le sorelle che ci aiutano lungo tutti i dialoghi... e pure i mezzi di comunicazione presenti, che hanno avuto la pazienza di aspettarci fino a quest'ora di notte. Ringraziamo pure per la sua collaborazione il Comitato Internazionale della Croce Rossa, che pure ha dato il suo contributo. A tutti vada il nostro saluto.

Dopo di questo, vogliamo dirvi che oggi è terminata questa plenaria per stabilire le basi del dialogo programmato per il 6 agosto di quest'anno.

Vogliamo dirvi che nonostante tutto, come già sapete, c'è stato uno scambio di documenti, per questo vogliamo presentarvi un comunicato di questa delegazione dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e cedo la parola al compagno comandante Tacho perché dia lettura di questo comunicato.


Comandante Tacho:

Buona notte, compagni e compagne.

Leggerò il seguente comunicato dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.


COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO

COMANDO GENERALE DELL'EZLN

Al popolo del Messico

Ai popoli ed ai governi del mondo

Alla stampa nazionale ed internazionale

Fratelli:

Questa delegazione dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale vuol fare conoscere alcuni elementi centrali della nostra proposta di Democrazia e Giustizia che abbiamo consegnato, in un documento di 37 pagine, oggi al Tavolo di San Andres.

Oggi in Messico non esiste giustizia né democrazia. Un presidenzialismo autoritario, la subordinazione dei poteri legislativi e giudiziari al comando presidenziale, l'esistenza di un partito di Stato, il controllo degli organismi e dei procedimenti elettorali, il funzionamento corporativo delle organizzazioni sociali, l'assenza del federalismo e dell'autonomia municipale sono elementi di un regime che ha tolto ai messicani il diritto di decidere degli affari pubblici e di governarsi da se stesso.

La sovranità è la decisione del popolo messicano di riconoscersi come fonte di potere. Di fronte a un governo convertito in un mero esecutore di politiche stabilite all'estero e contrarie agli interessi nazionali, il recupero della sovranità passa attraverso la democrazia, cioè significa dare in mano ai messicani la capacità di decidere sui principali affari economici e politici che riguardano la Nazione.

Lottiamo oggi per la democrazia cioè per il potere del popolo. La democrazia che vogliamo costruire non è un regime dove il popolo abbia il potere solo per poi lasciarlo in mano ad altri che lo governino. In questa prospettiva la democrazia è molto più che procedimenti elettorali trasparenti: ha a che vedere con una partecipazione cittadina e popolare che si estende in tutti gli ambiti della vita sociale, produttiva, politica e culturale del nostro paese; ha a che vedere con una forma di vita con cui quotidianamente noi messicani decidiamo il nostro presente ed il futuro.

Il sistema dei partiti e delle rappresentanze corporative esistenti nel paese difficilmente esprimono la volontà di ampi strati di cittadini e delle organizzazioni sociali. Il Messico non ci sta più in questo sistema, al punto che la sua persistenza è uno dei principali fattori d'instabilità politica. La democrazia dal basso è tanto un'esigenza quanto una necessità per ricostruire il nostro paese. Questa democrazia esige una nuova relazione tra governanti e governati, in cui quelli che si assumono il ruolo di rappresentare i cittadini devono comandare obbedendo. Questa idea di democrazia implica il riconoscimento del diritto alla libera associazione dei cittadini per la difesa dei propri interessi e il diritto ad intervenire per tutto ciò che riguarda la vita pubblica. Ciò stesso presuppone affrontare il vecchio e nocivo corporativismo, eliminando l'affiliazione collettiva e forzata degli individui a determinati raggruppamenti sindacali o di partito.

Senza negare o diminuire l'importanza che i partiti hanno nella vita nazionale, una visione nuova della democrazia contempla l'apertura di spazi cittadini non politici nella lotta politica. La nostra proposta parte quindi proponendo la necessità che a livello costituzionale si riconosca non solo la democrazia rappresentativa, ma pure la democrazia diretta e la democrazia sociale e partecipativa. Devono stabilirsi le basi per l'esercizio di forme di autogoverno, come quelle che derivano dagli accordi di autonomia e libera determinazione a cui si è giunti nel Tavolo su Diritto e Cultura Indigeni, gli stessi devono essere ratificati ed arricchiti in questo stesso Tavolo.

La nostra proposta presenta la necessità che la società civile abbia piena libertà di associazione, affiliazione e di diverso tipo di azioni, in comitati, reti di cooperazione, centri e spazi di ricreazione, forum politici e culturali. I Comitati Civili potrebbero essere la base o le cellule di questa nuova maniera di organizzarsi in Associazioni Politiche locali, regionali e nazionali che non abbiano necessariamente l'obiettivo della partecipazione elettorale. Queste organizzazioni di nuovo tipo dovrebbero unirsi con altre associazioni o organizzazioni non governative, o con partiti politici, per intraprendere campagne civiche, educative, culturali, o d'altre indole. Potrebbero promuovere convegni con istituzioni accademiche, non governative, o d'altro tipo, che possano canalizzare risorse per lo sviluppo, o portare avanti qualsiasi altra attività che non abbia fini di lucro.

Nel quadro della democrazia diretta, bisogna arrivare all'approvazione costituzionale delle figure del referendum, del plebiscito, dell'iniziativa popolare, dell'azione popolare, sia nell'ambito federale che statale e municipale. E' necessario che si legiferi su questo affinché i cittadini, i popoli e le comunità possano partecipare liberamente ed attivamente alla programmazione dello sviluppo, così come al controllo ed alla vigilanza nell'utilizzo del denaro pubblico e degli investimenti sociali e produttivi. Per questo proponiamo la formazione di organismi cittadini di vigilanza e di controllo sociale, che siano autonomi rispetto ai poteri ed agli organismi formali del governo e delle rappresentanze politiche; proponiamo che i preventivi dei poteri Esecutivi, sia federali che statali, possano essere vigilati dalla cittadinanza, con differenti modalità; e proponiamo, di conseguenza, che esista un procedimento per rendere conto, un meccanismo cioè che possa obbligare un qualsiasi funzionario ad informare sui suoi atti pubblici. Se un funzionario o un rappresentante politico non adempie ai suoi doveri, dovrà essere destituito dalla cittadinanza. per questo proponiamo pure l'approvazione della figura della revoca del mandato, applicabile sia a livello federale che locale.

Aggiungiamo alle nostre rivendicazioni e proposte, alcune delle più sentite da molto tempo da ampi settori sociali della città e delle campagne. Fra le altre, il rispetto pieno per la libertà d'associazione sindacale, sopprimendo il registro obbligatorio dei sindacati, affinché non si sia condizionati da parte delle istituzioni governative e dello Stato. Condividiamo la necessità che i lavoratori emigranti abbiano condizioni favorevoli d'organizzazione lavorativa e possano beneficiare del sistema nazionale d'educazione e di salute.

Pure l'istituzione municipale deve essere trasformata a fondo. Il municipio deve essere concepito come la base reale del nostro edificio statale. Per questo è necessario legiferare ampliando le sue attribuzioni, competenze e risorse finanziarie, estendendo l'ambito della partecipazione democratica agli abitanti. La legge deve permettere che due o più municipi possano aggregarsi per partecipare coordinatamente a piani regionali di sviluppo, senza necessità che i poteri esecutivi e legislativi statali diano la sanzione; questo deve essere possibile pure per due municipi vicini che facciano parte di differenti stati. Su questa stessa base, il municipio deve avere la capacità di negoziare prestiti, e lo stesso deve essere possibile per municipi collegati.

Il municipio deve trasformare la sua struttura organizzativa e di rappresentanza politica. Deve essere sviluppata la figura della giunta aperta, e la costituzione di delegazioni che permettano l'elezione di rappresentanti delle comunità, dei quartieri, dei borghi. Gli agenti municipali devono essere nominati direttamente dagli abitanti, attraverso il voto segreto e diretto, o attraverso i meccanismi democratici già stabiliti dai municipi indigeni. Deve pure trasformarsi l'attuale sistema fiscale, in nessun caso la partecipazione dovrà essere inferiore al 20% per i municipi e al 20% per le entità federali.

Il Potere Giudiziario deve essere realmente indipendente. Questo implica avere autonomia nell'amministrazione e nell'utilizzo delle risorse finanziarie, però pure e soprattutto deve essere indipendente dal potere esecutivo. Deve pure garantirsi la piena autonomia delle Commissioni per i Diritti Umani.

Le Camere dei Deputati e dei Senatori devono costituirsi attraverso un sistema di diretta rappresentatività proporzionale, per evitare la preponderanza di partiti artificialmente sovrarappresentati. Si dovrà stabilire un registro elettorale affidabile e l'Istituto Federale Elettorale dovrà istituirsi come organismo autonomo pienamente cittadino. I popoli indigeni non possono rimanere fuori da questo sistema di rappresentanza. Si dovrà assicurare la partecipazione di rappresentanti indios nell'Istituto Federale Elettorale, in maniera che la loro sia una reale partecipazione alle Camere federali e statali. Per questo è indispensabile arrivare ad una nuova ridistribuzione nazionale, che risistemi le delimitazioni territoriali per favorire la rappresentatività politica di questi popoli.

Sempre sul piano della riforma elettorale si deve garantire la piena autonomia e la cittadinizzazione degli organi elettorali e sopprimere la prerogativa statale di registrare i partiti politici. Bisogna concedere il voto ai messicani che risiedono all'estero. Alla flessibilità dei requisiti per la formazione di coalizioni e per la presentazione di candidature comuni, deve aggiungersi la creazione della figura dei candidati indipendenti; dev'essere pure garantito e delimitato il delitto elettorale, e ridurre al minimo possibile le costose e inutili spese durante le campagne elettorali.

La corruzione ed il favoritismo devono essere cancellati da tutto il procedimento elettorale. Per questo, si devono proibire i finanziamenti anonimi ai partiti e deve essere limitato considerevolmente il finanziamento privato. All'inizio della loro campagna elettorale, i candidati devono essere obbligati a presentare pubblicamente una relazione sulle loro risorse patrimoniali. Deve esserci equità nell'uso dei mezzi di comunicazione fra i partiti e le associazioni politiche. Il Distretto Federale deve trasformarsi in uno stato in più del paese, trasformando le sue delegazioni in municipi e la sua Assemblea dei Rappresentanti in un Congresso locale con pieni diritti legislativi.

Questi sono, fra gli altri, alcuni elementi principali della nostra proposta democratica. Si deve cambiare il Messico, dalle radici: con il ritmo e la ragione del suo popolo, del nostro popolo, affrontando le irrazionali ed autoritarie idee e decisioni di un piccolo gruppo di persone che oggi, per disgrazia, sgovernano il nostro paese. La forza e la saggezza popolari si esprimono e si esprimeranno per l'alternativa e per il cambiamento e, adesso lo sappiamo, seguiranno il loro cammino fino al trionfo: mai più senza di noi; mai più senza democrazia e senza giustizia!

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!

Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-

Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

San Andres Sacamchen de Los Pobres, 17 luglio 1996


Il compagno comandante Guillermo darà lettura ad un altro comunicato stampa di questa delegazione.


Comandante Guillermo:

Buona notte a tutti compagni e compagne presenti. Voglio dare lettura a questo comunicato che dice ciò che segue:



Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO

COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

Al popolo del Messico

Ai popoli ed ai governi del mondo

Alla stampa nazionale ed internazionale

Fratelli:

Oggi abbiamo ricevuto un documento in due parti della delegazione governativa. Alla delegazione governativa bastano otto pagine per rispondere al nostro sforzo e agli sforzi di centinaia di fratelli, che con noi si sono riuniti per elaborare relazioni e proposte e discutere in modo serio e responsabile sulle cause che hanno dato origine alla sollevazione zapatista e che condannano tutti i messicani a vivere senza democrazia e senza giustizia.

I documenti di lavoro presentati dalla delegazione governativa hanno la pretesa di ubicare i temi della discussione nel contesto di Democrazia e Giustizia per il paese e per il Chiapas. Il loro sviluppo dei temi omette una parte rilevante dell'agenda concordata il giorno 11 marzo '96 per quel tavolo, in cui si trova: la questione dei rapporti fra sovranità e democrazia, il modello socioeconomico e i suoi nessi con la democrazia e la giustizia sociale.

In senso stretto, i documenti evadono i problemi di fondo: in Messico non c'è democrazia e non c'è giustizia. La delegazione governativa non ha una posizione per confrontarsi con questi problemi. I suoi temi centrali sono troppo generali, appena enunciativi ed i contenuti sono poveri.

Sul tema della democrazia, la delegazione governativa evade problemi sostanziali come quello della necessità di un cambio di regime e della separazione fra il partito ufficiale e lo Stato. Elude pure la definizione di un nuovo patto sociale e la necessità di smantellare il corporativismo autoritario. Non tratta i temi della sovranità e della costruzione della cittadinanza. Altri temi, come il presidenzialismo, il federalismo, la riforma elettorale e la giustizia sono trattati in maniera superficiale.

Il documento del governo imposta il problema di mantenere l'equilibrio fra i poteri sulla base della delimitazione delle funzioni del potere Esecutivo, quando il problema è molto più complesso. Non dice nulla sulla proibizione espressa al fatto che l'Esecutivo continui a detenere funzioni metalegali o di fatto; non si segnala la necessità di proibire che sia simultaneamente capo dello Stato il capo del partito ufficiale, né sullo stabilire dei controlli reali sulla conduzione, praticamente discrezionale, delle risorse economiche. Non si menziona l'assegnazione di nuove facoltà agli altri poteri, soprattutto al legislativo, né si propone l'eliminazione della clausola della governabilità, che permette la sovrarappresentatività di una forza politica.

Il documento del governo elude il problema di una riforma municipale e la definizione di meccanismi che permettano di ampliare le attribuzioni, le competenze e le risorse finanziarie locali. Allo stesso modo nulla dice sulle competenze dei municipi nell'ambito dello sviluppo; né sulle possibilità di associazioni fra vari municipi, o della partecipazione degli abitanti ai compiti di governo, d'amministrazione e di controllo.

Per ciò che si riferisce alle questioni elettorali, rimane molto più indietro di ciò che il governo ha sostenuto nei negoziati con i partiti politici. Evade elementi sostanziali per la riforma elettorale come: la necessità di equità e la trasparenza, l'indipendenza dell'IFE (Istituto Federale Elettorale), la fine del monopolio della partecipazione elettorale dei partiti politici, la flessibilità delle coalizioni elettorali, il riconoscimento della candidatura cittadina e l'eliminazione della prerogativa governativa di decidere sulla registrazione dei partiti. Rimane pure più indietro di ciò che si era accordato nel Tavolo 1 del Dialogo di San Andres, in ciò che si riferisce alla revoca del mandato e alle candidature cittadine.

Rispetto alle organizzazioni sociali e cittadine, il documento del governo presenta gravi omissioni e insufficienze. Passa sopra a tutta la complessità organizzativa del tessuto sociale e delle sue rappresentanze, e i temi abbordati si restringono a quelli del fondamento teorico e dello statuto giuridico.

Si confonde democrazia partecipativa (che si riferisce alla partecipazione sociale e degli individui a controllo, gestione e definizione delle politiche pubbliche) con la democrazia diretta, che si esprime in istituzioni come il referendum, il plebiscito e l'iniziativa popolare.

Nel capitolo che si riferisce alla Giustizia non si menzionano i cambiamenti necessari nelle organizzazioni da dove più chiaramente proviene la violazione dei diritti umani (come la Procura di Giustizia e le corporazioni di polizia), o nei tribunali incaricati della protezione di queste garanzie, o nella legislazione corrispondente. Neppure c'è alcuna approssimazione a che cosa sarebbe il rafforzamento delle Commissioni per i Diritti Umani.

Non si fa riferimento alla forma che dovrebbe assumere il potere giudiziario per poter effettivamente, e non solo a parole, essere autonomo e dare piena sicurezza giuridica.

Commenti simili si merita il documento che tratta delle proposta per il Chiapas. Il problema non si riduce, come segnala il documento del governo, a rinnovare il patto sociale ma è invece necessario elaborarne uno nuovo. Ancor meno si tratta di democratizzare lo stato attraverso la via del rafforzamento di un sistema di partiti che non esiste, ma attraverso una ristrutturazione profonda della struttura del potere nella regione. Tra le gravi carenze del documento si trova l'inesistente riferimento alle situazioni dei diritti umani nella regione e delle organizzazioni sociali. Tra gli assurdi che propone si trova la "partecipazione cittadina alle elezioni".

Il Documento sul Chiapas mette a fuoco l'ottusità delle sue osservazioni con il rafforzamento di un sistema di partiti, che, come si è detto, non esiste, proponendo pure iniziative che violano in modo chiaro la vita interna dei partiti politici. Gli ambiti sociali della problematica chiapaneca non esistono nella prospettiva di questo documento. Si ignora che la pluralità si esprime in questo ambito allo stesso modo che nella sfera dei partiti. Dal punto di vista del documento governativo non è necessario prendere in considerazione la situazione dei diritti umani nella regione. L'attuale documento si colloca al di sotto degli accordi già pattuiti al Tavolo su Diritti e Cultura Indigeni.

La delegazione dell'EZLN ha presentato le sue proposte e ha adempiuto ai compiti concordati per questa Fase, come lo ha fatto in tutte le fasi anteriori. Invece, i documenti della delegazione governativa risultano troppo insufficienti e superficiali per poter costituire un apporto serio per porre le basi di un negoziato.

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!

Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-

Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

San Andres Sacamchen de Los Pobres, 17 luglio 1996


(registrazione e traduzione a cura del Comitato Chiapas di Torino e di Massa Carrara e del Consolato Ribelle del Messico di Brescia)


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