La Jornada 12 agosto 1996

Il governo: si è conclusa la seconda tappa; L'EZLN: ancora no.

Hermann Bellinghausen, inviato, San Andrés Sacamch'en, Chiapas, 11 di agosto

"Non ci sono idee che coincidono ed il tavolo di Democrazia e Giustizia continua", dichiarò il comandante Tacho questa notte al concludersi, senza accordi, la seconda tappa del tavolo 2 del dialogo di pace. Nel comunicato dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, letto dal comandante Zebedeo, si afferma: "Noi abbiamo adempiuto ai patti. La delegazione governativa no".

Il comandante Tacho insistette sulla "mancanza di volontà politica della delegazione governativa per avanzare". A sua volta, le 51 pagine dei " punti di convergenza" presentate dal governo furono qualificate da Luis Hernández Navarro, assessore dell'EZLN, come "temi senza contenuto", o al più " un indice di problemi che non offrono elementi per la negoziazione".

Nelle convergenze impostate dal governo, indicò Hernández Navarro, "non c'è nulla di sostanziale per cominciare un serio dialogo sulla democrazia". Considerò che il problema "è della spontaneità dell'offerta, dato che gli zapatisti non si sollevarono in armi ad esempio perché, le organizzazioni non governative abbiano un aspetto legale o affinché ci sia una scuola per giornalisti indigeni, come offre il governo".

La delegazione governativa, intanto, "identifica 21 basi o tesi di consenso veramente sostanziali e ampie, nei grandi reparti che formano il tema accordato comunemente", secondo un documento di analisi distribuito questa notte dalla delegazione del governo federale.

Nel loro comunicato, gli zapatisti affermano: "Andiamo a consultare i nostri popoli, portando l'atteggiamento espresso dai nostri documenti e portando, separatamente, i documenti della delegazione governativa. La nostra gente dirà la sua parola e con essa ritorneremo alla terza tappa della plenaria risolutiva su questo tema. Speriamo che il governo federale modifichi la sua posizione e permetta la continuazione del dialogo, perché il tema di democrazia e giustizia non si è concluso".

Nel loro comunicato i ribelli chiariscono: "Se la delegazione governativa mantiene la sua posizione sul fatto che non vi sia consulta, non ci sarà la terza tappa della plenaria risolutiva e ciò che seguirà è la tavola 3, si tratta una volta in più, di una dimostrazione d'incapacità di negoziazione e di un tentativo in più per far fallire il dialogo. Non c'è, d'altronde, nessuna base regolamentata e si tratta di una nuova violazione allo spirito e al regolamento stesso".

In un documento definito dagli assessori dell'EZLN, che fino ad ora non avevano fatto una dichiarazione pubblica, si fa la seguente definizione delle circostanze: "Durante lo sviluppo di questa tavola, la delegazione del governo seguì una strategia di silenzio e omissione che giunse, in questa fase, nella pretesa di giungere ad accordi di più basso profilo, in contrasto con la ricchezza e la diversità delle impostazioni che la delegazione dell'EZLN sviluppò durante il dialogo e durante il foro speciale per la riforma dello Stato. La delegazione del governo non dibatté idee, proposte né argomenti, ma tentò, all'ultimo momento, di arrivare ad un accordo a partire da punti di vista strettamente dichiarativi e vuoti di contenuto. Parallelamente la delegazione del governo tergiversò sulla situazione reale del dialogo, accusando l'EZLN davanti ai mezzi di comunicazione di non adempiere al regolamento e di cadere su posizioni intransigenti".

Lo stesso documento indica che, da parte sua, "l'EZLN manifestò dall'inizio di questa fase che c'erano differenze di fondo fra le posizioni delle parti e che i documenti della delegazione governativa, per la loro povertà e imprecisione, non davano spazio per sviluppare un accordo".

In un tono critico, molto a tono con il critico momento che attraversano le negoziazioni di pace in Chiapas, l'équipe di assessori dell'EZLN considera che, essendo questa "un'organizzazione di messicani, per la maggior parte indigeni, per la delegazione governativa non è rilevante giungere ad accordi seri in materia di politica nazionale. Come è successo durante la vita indipendente del paese, l'elites politiche dominanti pretendono di escludere gli indigeni da tutte le decisioni nazionali".

Gli assessori dell'EZLN dicono di avere constatato "la grave difficoltà nel quale si trova il dialogo di San Andrés'' e riconoscono "l'attitudine coerente ed etica dell'EZLN che, davanti alle minacce militari, davanti alle pressioni governative per adempiere burocraticamente ad un accordo insostanziale e davanti ad una politica permanente e sistematica da parte della delegazione governativa di ridurre la portata e il contenuto delle sue proposte, ha preferito sostenere i consensi raggiunti con la società civile perché siano il fondamento dei documenti che porteranno alla consulta tra le sue basi d'appoggio. Gli assessori dell'EZLN sono coscienti della responsabilità che questa decisione comporta e sanno che questa sarà appoggiata dai più ampi settori della società".

Il regolamento di questo processo di negoziazione ha denunciato i suoi limiti, secondo quanto espresso dagli zapatisti nel loro comunicato: "Rispetto alla consulta, non c'è nessun articolo delle regole o sul regolamento che stabilisca chiaramente cos'è ciò che si porta alla consulta. Si intende che ciò che si porta alla consulta sono i risultati della negoziazione, però non solo né necessariamente gli accordi raggiunti; anche le divergenze si possono portare alla consulta".

Prosegue: "Il regolamento attuale, nell'articolo 14, stabilisce che lo scopo della seconda tappa della plenaria risolutiva è 'pattuire i compromessi e gli accordi' e lo scopo della terza tappa, dopo la consulta, è 'ratificare e sottoscrivere i pronunciamenti, accordi e compromessi che le parti hanno pattuito'. Si intende che la consulta serve per tre cose: ratificare gli accordi, rifiutare gli accordi o proporre modifiche agli accordi. La consulta serve precisamente perché le parti confermino o modifichino i loro atteggiamenti".

Una cosa che a quanto pare non dice il regolamento, ma che vuol far valere la delegazione governativa, è una sorta di obbligatorietà per giungere ad accordi, come se si giungesse ad accordi per motivi solamente regolamentari.

"A partire da cosa si può negoziare? Da che basi e che posizioni si può riprendere la ricerca di accordi?", si domanda il comandante Zebedeo.

Nel comunicato di questa notte gli zapatisti sottolineano: "Nel contesto della delicata situazione nazionale, data l'importanza che per il futuro del paese rappresenta il tema Democrazia e Giustizia, data l'importanza che per il futuro politico dell'EZLN rappresenta questo tema sapendo che in questo tavolo si discute della vera apertura di spazi politici nel paese, dove la partecipazione della società civile è stata reale e determinante, l'EZLN, durante questo tavolo, ha dimostrato il suo migliore sforzo di volontà politica, concretizzato nella ricchezza di nostre posizioni e nell'attaccamento alle regole del dialogo. Contrariamente, la delegazione governativa ha fatto tutto il possibile per far fallire la negoziazione".

La delegazione ribelle dichiara che andrà alla consulta perché "la possibilità di ottenere o no accordi in ognuno dei temi dei tavoli di lavoro può solamente essere stabilita definitivamente alla conclusione di tutte le tappe del processo che sono regolarmente previste. Inoltre segnalano che "in nessun luogo" le regole generali pattuite tra le parti a partire dalla dichiarazione di San Miguel "indicano che al non ottenere i risultati sperati in una tappa si debba dar per conclusa il tavolo o tema che si sta trattando".

Per effetto di tutte queste considerazioni, l'EZLN afferma che farà la consulta e propone che le parti siano convocate per la terza tappa della plenaria risolutiva su democrazia e giustizia entro i 20 giorni stabiliti, per il 31 di agosto alle 10 del mattino.

Durante un passaggio nella piazza di San Andrés, il comandante Tacho, rivolgendosi al cinturone indigeno, che oggi era talmente numeroso da poter fare sette turni in un giorno, disse: "Lamentiamo il fatto che tutti stiamo sopportando le conseguenze della mancanza di volontà politica di questa delegazione governativa".

"Stiamo costantemente spiegando il regolamento", disse e aggiunse: "Siamo disposti a portare i loro miserabili documenti e a fare una consulta separatamente".

Il comandante David, accomiatandosi oggi dagli indigeni che compongono il cordone, segnalò: "Vi invitiamo a dire a tutte le genti che è necessario partecipare alla lotta per la democrazia".

Hernández Navarro trae le seguenti conclusioni: "In quattro mesi quelli del governo non hanno costruito una proposta e adesso la vogliono fare all'ultimo momento, senza sostanza. Nella loro concezione non vi è mancanza di democrazia. Tutt'al più la loro visione consiste nel rimodernizzare le istituzioni". Indica che nei documenti consegnati ai ribelli "non c'è nessuna riforma costituzionale considerata. Nemmeno proposte di riforma dell'articolo 115, in materia municipale, in modo che gli zapatisti ricevano il trattamento di una mobilitazione contadina che solleciterà un credito del Procampo".

La chiusura di questa edizione, si è conclusa senza raggiungere un accordo. Mentre la delegazione governativa sosteneva che qui termina la seconda tappa di questo dialogo, la delegazione zapatista insisteva che il tema Democrazia e Giustizia deve ancora concludersi.

La Conai e la Cocopa lavoravano intensamente per ottenere una proposta accettabile dalle due parti, senza riuscire ad ottenere risultati. Si spera nell'epilogo di questa tappa del dialogo per le prime ore di domani.

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)


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