12 Febbraio 1998

Sotto osservazione

P. L. S. - ROMA

Si chiama "Commissione internazionale di osservazione", partirà domenica 15 febbraio per il Messico, è formata da circa centocinquanta persone di diversi paesi europei (e non solo), ed è un'iniziativa assai singolare. L'idea l'hanno avuta, all'inizio di gennaio, i gruppi catalani di solidarietà con gli indigeni del Chiapas, l'hanno lanciata e sostenuta con un appello che ha raccolto firme in tutta Europa: si trattava di mettere insieme personalità o semplici rappresentanti della società civile perché andassero in Messico, appunto, ad osservare, farsi spiegare e testimoniare al loro ritorno della effettiva situazione politica e dei diritti umani in Chiapas.

L'idea ha avuto successo, anche perché - nel messaggio con cui ha salutato la mobilitazione mondiale dopo la strage di Acteal - lo stesso subcomandante Marcos ha assicurato che "le comunità indigene danno il benvenuto alla Commissione internazionale". Così, tra sabato e domenica prossimi saliranno su aerei, per ritrovarsi domenica sera a Città del Messico, francesi e spagnoli, baschi e italiani, greci e danesi, tedeschi e belgi, ma anche nicaraguensi e brasiliani, argentini e canadesi.

Monsignor Gaillot

Tra loro, per fare qualche nome, ci saranno monsignor Gaillot (il vescovo francese) e don Albino Bizzotto (dei Beati i costruttori di pace) e il parlamentare italiano Niki Vendola (di Rifondazione), ma in generale una lunga teoria di sindacalisti, giornalisti, docenti universitari, attori, registi, avvocati, qualche sindaco e molti militanti dei gruppi di solidarietà e di associazioni per i diritti umani. Tutti, allo stesso titolo, autori di una cosa forse mai vista: testimoniare con la loro presenza fisica che il mondo ha lo sguardo fisso sulle montagne e la selva del Chiapas.

Il loro programma è fittissimo. La Commissione - che formerà gruppi di lavoro e di documentazione - incontrerà rappresentanti del governo federale, del governo chiapaneco, dello stesso esercito e perfino dei gruppi paramilitari semilegali (se sarà possibile), e anche, ovviamente, la diocesi di San Cristóbal, le associazioni dei diritti umani e di sostegno agli zapatisti. Ma, soprattutto, in dieci giorni visiterà tutti i luoghi "di conflitto", le cinque municipalità (le Aguascalientes) zapatiste, ma anche i luoghi dove sono accampate le migliaia di profughi in fuga dai paramilitari (come Polhó) o la zona nord del Chiapas, dove due mesi fa il vescovo Ruiz subì un attentato.

Nel corso di questo viaggio, un gruppo di ingegneri italiani studierà più da vicino il progetto per dotare di elettricità, attraverso elettroturbine, il villaggio di La Realidad: progetto sostenuto dai comuni di Venezia, Trieste e Padova. Inoltre, si preparerà il terreno per l'ulteriore iniziativa dell'associazione Ya basta!, il charter per il Chiapas a fine aprile.

Ma c'è ancora bisogno di tanta attenzione sul Chiapas? Per rispondere, basta questa circostanza: che il governo federale ha fatto avere a Conai e Cocopa (diocesi di San Cristóbal e commissione parlamentare) il testo delle sue "obiezioni" agli Accordi di San Andrés sui diritti indigeni, perché fosse consegnato all'Esercito zapatista. Due giorni dopo, la Conai ha fatto sapere: non possiamo consegnare il testo alla comandancia dell'Ezln a causa dell'aggressiva presenza dei militari nelle comunità indigene.

Da : Il Manifesto del 12 febbraio 1998

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