IL MANIFESTO 9 Dicembre 1997


D'ALEMA INCIAMPA SUL CHIAPAS

MAURIZIO MATTEUZZI

M ASSIMO D'ALEMA è fuor di dubbio il numero uno del teatrino politico italiano ma quando va all'estero dimostra di essere ancora, nonostante le sue ambizioni internazionali, un pesce fuor d'acqua. Per almeno tre ragioni.

La prima è per l'irresistibile tendenza - come gli altri politici italiani in trasferta - a usare degli scenari stranieri per raggiungere obiettivi di parrocchia; la seconda è per la conoscenza ancora molto sommaria che dimostra di avere lontano dalla mura amiche; la terza è che, nell'ansia di far dimenticare la stigmate comunista originaria, sfoggia uno zelo di moderazione e di centrismo che lo porta alla gaffe. Fu così, un anno fa, quando andò da Netanyahu a parlare della nuova "equidistanza" del Pds, contro "una certa sinistra" antiquata e "primordiale", nel conflitto fra Israele e Palestina. E' così in questi giorni, in cui è andato fino a Città del Messico per fare gli auguri al "suo vecchio amico" Cuauhtémoc Càrdenas che ha assunto la carica di sindaco, ma ha ostentatamente evitato di spingersi in Chiapas.

Si può anche capire che D'Alema non voglia incontrare il subcomandante Marcos, giudicato troppo amico del suo principale nemico italiano, il subcomandante Fausto, e liquidato come "uno Zorro" da Piero Fassino, sottosegretario agli esteri pidiessino. Ma perché D'Alema non ha voluto parlare neanche con monsignor Samuel Ruìz, il difensore degli indios?

E poi una serie di giudizi stupefacenti. Il Pds non ha nulla a che fare con "la violenza"? Ma i suoi consiglieri non gli hanno detto che gli zapatisti si sono sollevati in armi - oltre che per un caso lapalissiano di legittima difesa - non per essere l'avanguardia di ferro delle masse popolari o per appiccare il fuoco dell'insurrezione armata a tutto il Messico, bensì per risvegliare la società civile messicana dalla larvata dittatura del Pri, pronti a riconoscere ad essa la leadership della lotta politica?

Non è andato in Chiapas, ha detto, perché il Prd di Càrdenas, con la sua lotta democratica, "ha avuto più morti dell'esercito zapatista" e quindi si dimostra che fa più paura alla destra "che non certi rivoluzionari". Ma la partita non è fra chi ha più morti e nessuno gli ha detto che nel Chiapas esiste una "guerra di bassa intensità" che ogni giorno distilla morti, e che ormai sono migliaia? Non l'hanno informato che Càrdenas e Marcos mantengono regolari contatti e filano d'amore e d'accordo?

Il problema di D'Alema è che ha bisogno di andare fino in Messico per saldare i conti fra le due sinistre in Italia.

A meno che, come sempre, non sia colpa della stampa. Delle due l'una: o D'Alema ricorre di nuovo all'Ordine dei giornalisti o licenzia i consiglieri.

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