Comunicato Stampa del 8 ottobre 1996

CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO

Mai più un Messico senza di noi

Città del Messico, 8 ottobre 1996

Ai mezzi di comunicazione nazionali e internazionali

Alla presenza di più di 450 delegati appartenenti a 25 popoli indigeni di 20 stati della Repubblica messicana, riuniti nel "Centro Medico Siglo XXI", nell'inaugurazione del Congresso Nazionale Indigeno, uno degli oratori, Felix Serdán, veterano della epoca di Jaramillo e con una posizione onorifica nell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), dichiarò: "Il nostro cuore si riempie di allegria, poiché questa giornata é storica. Desideriamo che questo Congresso abbia ripercussione e che chi ci governa capisca che non vogliamo la guerra, bensì una pace giusta e degna, nella quale ci vediamo come fratelli. Vogliamo un Messico unito, nuovo e senza discordia. Che termini la corruzione, che termini la menzogna. I popoli indigeni hanno dato esempio di onestà e verità.

Vogliamo che gli accordi che si raggiungono si mettano in pratica senza mercanteggiamenti, che gli accordi di San Andrés passino al Parlamento per essere approvati. Vogliamo una nuova Assemblea Costituente che ci prenda in considerazione. Vogliamo che questo Congresso ottenga il miglior successo possibile, dato che qui nessuno é inferiore o superiore all'altro. Siamo uniti in questo grande compito: il Congresso é di tutti."

Questa riunione fu inaugurata con una cerimonia tradizionale del popolo ñahñuh (anteriormente chiamato otomí) con musica di tamburo, preghiere e incenso.

L'oratore che diede il benvenuto fu Juan Zimbrón, anziano del popolo tenek, che affermò: "Abbiamo l'impegno di lavorare assieme, con criterio e decisione. Il Messico ha bisogno di cambiamenti con intelligenza e saggezza, disponiamo degli uomini necessari. Il Messico ha bisogno di cambiamenti, di riforme, non di una rivoluzione".

Gli onori alla bandiera messicana e il coro con l'Inno Nazionale furono i momenti più suggestivi dell'inaugurazione. "Questo Congresso pretende riassumere il pensiero e l'azione politica di migliaia e migliaia di persone che vivono nell'anonimato" disse Joel Aquino, abitante della comunità di Yalalag, nello stato di Oaxaca, che inoltre descrisse i lunghi antecedenti di questo congresso che, considerò, é stato organizzato indipendentemente dal governo.

"L'EZLN, quando comparve, si fece portavoce delle esigenze più sentite degli indigeni. Il suo apporto é contribuire a chiarificare e divulgare il pensiero indigeno messicano. Da ciò l'esigenza del riconoscimento dell'autonomia di questi popoli che richiede i cambiamenti necessari alla Costituzione che a tutt'oggi li esclude", aggiunse Aquino. Evidenziò inoltre la necessità di decolonizzare il pensiero di milioni di messicani.

Da parte sua, rappresentando la voce delle donne, Maria Gregoria Catarina dichiarò: "La nostra voce e la nostra lotta deve arrivare a tutti. Siamo gli emarginati, soprattutto noi donne, perché la nostra emarginazione comincia già nelle nostre case e continua da parte dell'autorità. Per noi donne non ci sono leggi né articoli. Abbiamo gli stessi diritti degli uomini e dei meticci. Se vogliamo la pace, deve esserci giustizia per tutti".

Sotto un immenso stendardo, raffigurante la bandiera messicana con il motto "Mai più un Messico senza di noi", Faustino Martinez, indigeno del popolo nahuatl-popoloca, sottolineò: "Vogliamo dire al governo che la coscienza sta nascendo, partendo da una sofferenza che sentiamo e che crediamo nessuno possa toglierci. Riempire il paese e le comunità indigene di militari non é la soluzione".

Durante la cerimonia furono ammessi delegati di diverse regioni indigene. Emerse la difficoltà di organizzare un congresso di questo tipo, poiché i delegati provengono da zone isolate dalle quali a volte necessitano due giorni di viaggio continuo per arrivare a questa città. La maggioranza di queste regioni oggi soffrono per la forte presenza dell'esercito e non dispongono di risorse economiche sufficienti per inviare rappresentanti. Con un minuto di silenzio si ricordarono gli assenti, non soltanto quelli che non hanno potuto venire, bensì pure i morti, le vittime della repressione o delle malattie. In particolare si ricordò Floriberto Díaz, importante leader del popolo mixe che ebbe la visione dell'importanza del diritto indigeno, e Sabino Estrada, dirigente del popolo nahuatl dello stato di Guerrero.

Commissione Stampa

I documenti fondamentali della discussione del Congresso Nazionale Indigeno, così come altri materiali informativi, possono venire consultati alla seguente pagina di Internet:

http://www.laneta.apc.org/cni

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