La Jornada, 4 agosto 1996

La permanenza dell'EZLN nelle montagne può essere molto più lunga di ciò che pensavamo.

Herman Bellinghausen, inviato, La Realidad, Chiapas, 3 agosto

Benché assicurò che usciranno presto dalla selva membri del comando zapatista, "utilizzando il diritto che conferisce loro la legge del dialogo", il Subcomandante Marcos dichiarò questa mattina: "La strada che sta seguendo con le negoziazioni di pace" da parte della delegazione governamentale "ci fa presupporre che la nostra permanenza fra le montagne sarà molto più lunga di quanto pensavamo".

In una conferenza stampa sufficientemente internazionale, prima della chiusura dell'Incontro Intercontinentale per l'Umanità e contro il Neoliberismo, e circondata da equipes di cineasti canadesi, francesi e statunitensi, reporters provenienti dall'Italia, dal Brasile e da Cuba per giungere fino al Messico, l'inviata del The New York Times, Julia Preston, ha chiesto al capo guerrigliero:

Come va il processo di trasformazione dell'EZLN in forza civile, quando pensate di uscire dalla selva e qual è il futuro di Marcos?

La trasformazione dell'EZLN nel FZLN segue due strade. Da una parte c'è la costruzione del Fronte, cioè, la costruzione di una alternativa con altri zapatisti civili che è già una struttura nazionale in 31 dei 32 stati della Repubblica Messicana.

"L'aspetto principale che dà in eredità l'EZLN al FZLN è che non deve lottare per il potere e che non si può aspirare o ottenere incarichi pubblici o di elezioni popolari. Questo processo di crescita è stato accelerato, soprattutto a cominciare dal foro che si è realizzato a San Cristobal all'inizio di luglio.

"L'altra strada è il dialogo di San Andres, e si riferisce soprattutto alle condizioni politiche e sociali perché l'EZLN possa optare per la via politica per proporre le sue richieste. Lì noi ci scontriamo con il doppio discorso del governo che a livello di dichiarazioni ribadisce che è per la via politica, per la soluzione negoziata del conflitto, per aprire spazi affinché, noi zapatisti, si possa cominciare una vita politica; ma nei fatti aumenta la pressione militare". Marcos non si dimostrò particolarmente ottimista: "Il governo si prepara per la guerra e ogni volta è più chiaro che la sua opzione militare, in accordo con il dispositivo attuale delle forze armate del governo, consiste nel dare un colpo rapido e forte alla testa dell'EZLN, cioè al Comando Generale, puntando sul fatto che il movimento decapitato gli consentirà di negoziare con il corpo senza nessuna difficoltà.

Un altro aspetto di conflitto "è quello locale, dove si insiste nel mantenere un governatore illegale in Chiapas, oltre all'aumento delle "guardias blancas", che sono finanziate dal governo dello stato.

"Per il supremo governo il dialogo si converte nella possibilità di fingere che è d'accordo per la via politica, mentre aumenta la pressione militare nelle comunità indigene. Per il governo il dialogo rappresenta la possibilità di far uscire, apparentemente, il conflitto dalla logica militare per presentarlo ai mezzi di comunicazione come un problema puramente politico. Cerca di ridurre le apparizioni pubbliche dell'EZLN solo al momento in cui è nei dialoghi con il governo, e evita che si conosca la situazione di crescente militarizzazione. Dall'altra parte, mantiene una delegazione governativa capeggiata da Marco Antonio Bernal, che insiste ad allungare il più possibile la soluzione".

Immediatamente offre alcune strade:

"La strada che continua con le negoziazioni ci fa supporre che la nostra conversione in forza politica sarà un fallimento, e che la nostra permanenza sulle montagne sarà molto più lunga di quanto pensavamo. Se solo fosse possibile costruire questa strada di pace dalla parte dei nostri contatti con la società civile e con gli zapatisti civili, la pace sarebbe firmata.

"Evidentemente il governo non vuole firmare la pace, vuole farci pagare cara la sfida del gennaio del 1994, e gli Stati Uniti ci vogliono far pagare l'aver reso evidente il fallimento del TLC, che non significava nessun miglioramento per nessuno dei tre popoli.

"Rispetto a quando usciremo dalla selva, tra poco tempo usciranno membri del comando facendo uso del diritto che gli conferisce la Legge per il Dialogo dell'11 marzo del 1995, nella quale abbiamo garantito il libero transito per la Repubblica Messicana. I compagni che usciranno si dedicheranno a fare un percorso per tutto il Messico per promuovere l'FZLN".

E terminò la tripla risposta alla tripla domanda riferendosi al futuro di Marcos: "Appena termina l'Incontro bisogna mandarlo a dormire perché ha detto abbastanza stupidaggini. Il suo futuro è legato a quello delle comunità indigene, se la soluzione per loro sarà buona, il futuro di Marcos sarà… buono; se la soluzione per loro sarà cattiva, il futuro di Marcos sarà cattivo".

Gianni Minà, vecchio lupo di mare, conosciuto giornalista italiano, formulò la seconda domanda.

- Quali sono le condizioni minime perché il dialogo abbia successo?

"- Primo, un cambiamento nella delegazione governativa, in modo tale che il nostro comando indigeno riceva rispetto, giacché l'attuale delegazione si è dedicata a ferire i suoi sentimenti e la loro dignità, a burlarsi di loro e a ricordare loro in un modo o nell'altro i 500 anni che hanno vissuto da sfruttati.

- La seconda condizione minima sarebbe un compromesso sul fatto che il governo sia disposto a giungere alle ultime conseguenze per raggiungere la pace, cioè, che sia disposto a smilitarizzare la zona e a rendere effettivi i programmi di aiuto sociale nel quale si è impegnato e che sta utilizzando per speculazioni nella borsa valori.

- La terza condizione sarebbe garantire davanti all'opinione pubblica nazionale ed internazionale che rispetti la vita e la libertà degli zapatisti che usciranno a fare politica apertamente, civilmente e pacificamente. Con queste tre condizioni noi assicuriamo che in poco tempo firmeremo la pace e penseremo, per gli zapatisti, un'altra tappa, molto differente da quella in cui siamo ora, mi riferisco alle armi, ai passamontagna e a tutto quello che abbiamo fatto in questi anni".

Sulla lotta internazionale contro il neoliberismo il portavoce zapatista affermò:

"Per poter sconfiggere e opporsi al neoliberismo non è sufficiente la volontà di una nazione o di un popolo, per quanto importante sia, di un gruppo sociale o all'animo di un gruppo di persone. E' necessario realmente costruire qualcosa di nuovo in tutto il mondo che sia basato sulla fratellanza e sulla fraternità. Che si incontrino le differenze, ma che si incontri anche l'incubo che condividiamo in milioni di esseri umani, e che si capisca che il fabbricante di incubi sta dentro le grandi nazioni industrializzate, sebbene anche in queste nazioni ci siano settori della popolazione molto impoveriti e senza diritti politici".

Sopra il socialismo, sul suo fallimento e le possibilità che rimangono al progetto, rispose all'inviato della Gioventù ribelle di Cuba.

"Abbiamo segnalato che quello che si conosce come il tonfo del socialismo fu prodotto da ciò che noi denominiamo terza guerra mondiale, quello che si conobbe come guerra fredda, che fu una guerra totale. Nelle guerre vi è un vincitore ed uno sconfitto; in questo caso fu il campo socialista il perdente, con il suo paese più omogeneo, che aveva costruito il suo potere sulla menzogna, sulla menzogna di un popolo che si supponeva compromesso con un regime e che nell'ora che occorreva difenderlo non lo ha difeso. Questo non significa che come alternativa abbia fallito, significa che questa guerra si perse e che il potere che si generò contro il grande potere del capitale non fu capace di affrontarlo fino alle sue ultime conseguenze con successo".

Qualcun altro chiese a Marcos che avrebbe fatto se avesse incontrato Che Guevara:

"Mi sarei fermato, gli avrei detto che si sedesse e me ne sarei andato".

Riconobbe che "il nemico principale della sinistra, frequentemente è la sinistra", ponendosi con pessimismo nel futuro immediato, però in quello più ampio il panorama gli si schiarisce: "Il futuro della sinistra é il trionfo".

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)

Indice dell'Incontro Intercontinentale