Relazione finale dei sottotavoli di Madrid

1/A ( lavoro e mezzi di produzione)

e

1/B (la creazione di condizioni per una vita dignitosa)

I . INTRODUZIONE

Noi ci siamo riuniti per cercare di costruire un mondo di dignità e giustizia, di benessere per tutta l’umanità. Questo dovrebbe includere la dignità, la partecipazione democratica di tutti, uomini e donne, nella produzione di ciò che necessitiamo, la redistribuzione ricchezze, la educazione dei nostri bambini e il rispetto l’uno con l’altro. Ma il neoliberismo offre a noi miseria e sfruttamento, cosicché lavorare diventa creazione di una catena di povertà e di sottomissione per la maggior parte di noi e ricchezza per pochi.

Il sistema di lavoro capitalista è un sistema di divisioni e gerarchie : individui isolati competono l’uno contro l’altro all’interno della economie nazionali che a loro volta competono tra loro, gerarchie tra uomini e donne, tra nord e sud e all’interno di questi , attraverso razza e nazionalità, attraverso salario e tipo di lavoro. Quindi le nostre lotte contro il lavoro devono superare anche queste divisioni per essere vincenti.

I mutamenti nella natura del lavoro sotto il neoliberismo sono di per sè contraddizioni. Da un lato, il lavoro è più necessario che mai per poter sopravvivere. Ma tuttavia il lavoro è sempre più difficile trovarlo e anche sempre meno retribuito. Questo crea le condizioni per una radicalizzazione del conflitto contro il lavoro salariato capitalista.

Così noi discutiamo in questo tavolo per socializzare le nostre idee rispetto al lavoro sotto il capitalismo e per sviluppare le idee, le strategie, le rivendicazioni, le reti di comunicazione e di lotta che ci permetteranno di andare oltre il capitalismo e creare un mondo diverso e più giusto, azzardandoci ad inventare il nostro futuro.

II . IL LAVORO

1) MUTAMENTO DELLE RELAZIONI NORD/SUD/EST

Le relazioni tra nord e sud e all’interno sia del nord che del sud stanno cambiando nell’ambito del lavoro, della produzione e di tutte le sfere sociali. Oggi ci sono molte similitudini e differenze nelle forme di sfruttamento tra nord e sud. Le similitudini stanno crescendo, ma restano vecchie forme di imperialismo che ora stanno attraversando una fase di ristrutturazione attraverso il neoliberismo. Il neoliberismo stimola sia sviluppo che sottosviluppo, nel nord come nel sud, cosicché noi troviamo il nord nel sud e il sud nel nord. Inoltre i/le lavoratori/trici dell'est sono stati preparati a varie forme di sfruttamento dalle multinazionali del nord. I/le lavoratori/trici del nord non ottengono benefici sostanziali dall’imperialismo - è la classe dominante e le multinazionali, in particolare i capitali finanziari speculativi che ne beneficiano - , ma c’è molta complessità e iniquità nelle relazioni tra la classe lavoratrice del nord e la classe lavoratrice del sud. I/le lavoratori/trici in ogni parte del mondo perdono sotto il capitalismo ma i/le lavoratori/trici del sud perdono di più.

Le strutture, l’organizzazione e le relazioni di lavoro stanno cambiando sia al nord che al sud. una ragione sta nella immigrazione, specialmente dal sud al nord e dalle campagne alle città, di persone costrette ad abbandonare le proprie terre, e dovuta alle immense sacche di povertà create dalle politiche neoliberiste di austerità e dall’apertura di mercati. Frattanto gli investimenti capitalistici trasferiscono alcuni tipi di lavoro dal nord al sud alla ricerca di mano d’opera più a buon mercato e per evitare le normative sociali e ambientali.

Coloro i quali detengono il potere politico ed economico hanno in mano le organizzazioni centrali che organizzano gli aggiustamenti strutturali, obbligano il pagamento dei debiti esteri, impongono il cosiddetto "libero commercio" e la privatizzazione, e pianificano la riorganizzazione del lavoro e degli investimenti. Queste organizzazioni includono il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Mondiale (BM), l'organizzazione mondiale per il commercio (WTO), il consiglio economico del Pacifico Asiatico (Asian Pacific Economic Council: APEC), MERCOSUR, e i trattati del NAFTA e di Maastricht. Le istituzioni socialdemocratiche e i cosiddetti "partiti socialisti" d'America, Africa, Europa, Asia e Oceania, e molti sindacati burocratizzati hanno accettato il neoliberismo e collaborato con le agenzie mondiali, le multinazionali e i governi per imporre i dettami del neoliberismo. Noi ci opponiamo a tutti questi gruppi e istituzioni e ai loro piani per il nostro sfruttamento e la nostra morte.

2) LE MOLTE FORME DEL LAVORO

I capitalisti tentano di incentrare tutta l’attività umana intorno al lavoro e al consumo nel mercato. Il lavoro capitalista è vero sfruttamento, così come la domanda di lavoro capitalista e domanda di sfruttamento . Molte strategie sono utilizzate per imporci questo sfruttamento. Tuttavia il lavoro per gli essere umani significa produrre e riprodurre le proprie condizioni di vita ed è strumento di relazioni con gli altri. La strada umana del lavorare non è fatta di individui atomizzati in competizione tra loro, ma di individui sociali che lavorano in strutture cooperative, degne e democratiche. La questione del lavoro umano perciò ci porta alla questione politica della democrazia diretta dal basso, per l’autodeterminazione della produzione e della riproduzione delle nostre vite. Tuttavia noi tutti dobbiamo vivere, e vivere oggi richiede a volte di prendere parte a una delle molte forme di lavoro capitalista.

Oggi, il capitale si appropria di ogni tipo di lavoro nei sui sforzi per l’estirpazione dei benefici dalle vite delle persone. Molto del lavoro nel mondo, forse quello della metà della popolazione mondiale, è fatto in forme che non sono direttamente o immediatamente parte del mercato. Questo comprende soprattutto le forme di lavoro e di vita agricola, ma include anche molte aree di economia informale. Il dominio della moneta sussume questo lavoro in forme di sfruttamento, produce da esso profitto e lo riporta sotto in controllo del mercato.

In questa fase più recente dello sviluppo capitalista, cresce la schiavitù sia al nord che al sud, così come molte forme di lavoro sono forme di semi-schiavitù, come per esempio la "schiavitù per indebitamento", il lavoro minorile, la prostituzione forzata, il lavoro nelle carceri, il lavoro obbligatorio per i poveri assistiti. Nelle zone di "libero commercio" il lavoro si realizza in condizioni simili a quelle della schiavitù.

Il Neoliberismo dipende dallo sfruttamento crescente di lavoro non salariato e dalla creazione di più lavoro non retribuito per tutti. Il lavoro non-salariato include tutto il lavoro tradizionalmente fatto dalle donne in casa per crescere i bambini, preparare l'uomo per il lavoro fuori casa, assistere i malati, curare gli anziani e riprodurre l'intera sfera domestica. Esso include il lavoro straordinario obbligatorio non pagato, il tempo speso alla ricerca di un lavoro e il lavoro imposto per i possidenti terrieri e i boss politici locali. Inoltre il neoliberismo sbiadisce le differenze tra il lavoro salariato e la semi-schiavitù attraverso l'imposizione dell’orario flessibile, del lavoro a chiamata, dell'autosfruttamento, del lavoro a casa - tutte forme nelle quali l'intera vita è, come nella schiavitù, ridotta al lavoro per il capitale.

Senza una fondamentale redistribuzione dell'orario di lavoro in modo equo, ci saranno sempre più lavori nei servizi dove i lavoratori sotto pagati lavoreranno per i lavoratori con un salario maggiore. Oggi noi vediamo donne immigrate dal sud del mondo, che lavorano nelle case dei ricchi del nord come hanno fatto per generazioni nel sud, mentre spesso gli uomini sono giardinieri o si prendono cura della proprietà dei ricchi.

L'offensiva neoliberista rimuove le leggi di protezione dei lavoratori che pongono limiti alle ore di lavoro, garanzie sul contratto di lavoro e sul minimo salariale. Esso impone il "workfare" attraverso il quale il lavoro capitalista viene svolto in virtù dell'esigenza di ottenere il riconoscimento di disoccupato e i relativi benefici d'assistenza. Per di più, supersfruttamento e forme insicure di lavoro sono imposte in particolar modo alle donne e aumenta lo sfruttamento della famiglia. Queste politiche sono imposte sia al nord che al sud e producono condizioni nel nord più simili a quelle del sud.

Ci sono anche molte aree di lavoro socialmente distruttivo, come lavorare nell'esercito, nella polizia, nelle prigioni, nelle strutture del sistema sociale-burocratico e nei mezzi di comunicazione capitalisti. Queste forme di lavoro distruggono la dignità di chi lo compie e, inoltre, attentano alla dignità e spesso alla vita di coloro i quali lavorano contro essi. Inoltre ci sono forme di lavoro socialmente inutili, come per esempio il lavoro in banca, in assicurazione, nel commercio , il lavoro di controllo su chi detiene ogni parte del capitale, così come esistono forme di lavoro che esistono solo perché altri sono obbligati a fare lavori eccessivi: come per esempio nei fast-foods. I lavoratori di questi settori devono essere aiutati nella ricerca di altri impieghi.

Noi abbiamo bisogno anche di considerare attentamente la tecnologia, per determinare quale tecnologia è utile per l’uomo e quale è distruttiva, quale produce meno lavoro e quale produce più lavoro, quale è ecologicamente sostenibile e quale non lo è. Il neoliberismo usa la tecnologia non come un mezzo per la liberazione dell’umanità dal lavoro inutile e tedioso, bensì come arma nella guerra competitiva, come un mezzo per il controllo e l’imposizione del lavoro. Così noi dobbiamo considerare le forme di tecnologia, modificandole qualora risulti necessario per i fini umani.

Infine, il lavoro capitalista e la ricerca di un’occupazione crea competizione tra noi. La strategia neoliberista cerca di ridurci in individui isolati e di distruggere le nostre comunità e la nostra solidarietà in modo da farci incapaci di resistere al lavoro capitalista. Sopravvivere sotto tale situazione è una forma di lavoro sociale e emozionale in quanto noi cerchiamo di sconfiggere questi abusi. Inoltre, il lavoro capitalista porta alla distruzione dell’ambiente e alla convivenza con le conseguenze di questo.

In risposta alla schiavitù, alla semi-schiavitù, alla schiavitù salariata e a tutte le forme di sfruttamento, rivendichiamo la necessità di democrazia, di controllo aperto della produzione, cosicché noi tutti possiamo vivere una vita dignitosa, inclusa anche la vita lavorativa, eliminando il lavoro inutile e distruttivo.

3) IL CONSUMO

Il lavoro capitalista e il consumo capitalista sono strettamente correlati, ma sono mediati dal mercato, cosicché il consumo richiede denaro. Solo quelli con il denaro sono liberi di consumare nel libero mercato. Qui c’è una grande iniquità sia nel nord che nel sud e tra nord e sud. Una società organizzata in funzione della produzione del profitto crea consumi superflui e vite devote al consumo. Alcune forme di consumo non sono ecologicamente sostenibili oppure socialmente positive, e queste devono essere ridotte o eliminate. Il neoliberismo inoltre manipola la produzione per creare nuovi bisogni e nuovi mercati: ciò impone forme di produzione come l’agricoltura a monocolture per esportazione mentre distrugge la produzione di alimenti per la sussistenza. Enormi aree di terra sono destinate alla produzione di carni e questo non è globalmente sostenibili; infatti miliardi di persone vivono sull’orlo della fame o con minimi mezzi di sussistenza. I loro bisogni devono essere affrontati, ma in forme che diano dignità e sostenibilità sociale ed ecologica.

Questi problemi, in ultima istanza, non possono essere risolti all’interno del mercato capitalistico. Per risolvere le questioni del consumo, dobbiamo ottenere un controllo democratico e autogestionario sulla produzione. Per arrivare a questo, dobbiamo essere capaci di riorganizzare il consumo su basi più collettive e ecologicamente sostenibili, in modo da considerare il consumo non in termini di più o meno, ma in termini di qualità della nostra vita. Dunque gli aspetti politici ed etici del consumo dovrebbero essere presi in considerazione, come ad esempio i costi reali dei nostri consumi per il produttore, per gli altri consumatori e per l’ambiente.

III. LOTTE E ALTERNATIVE: RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO E
CREAZIONE DI LAVORO NON-CAPITALISTA

Le lotte per la riduzione dell’orario di lavoro, per il controllo della terra e degli altri mezzi di produzione e per la costruzione di forme alternative di produzione e riproduzione della nostra vita, possono unire differenti persone contro il vampiro inumano chiamato Capitalismo neoliberista. Noi riconosciamo che per sopravvivere ci impegniamo in molte lotte particolari su bisogni immediati, ma quando queste battaglie sono connesse, possono aprire la strada a battaglie più ampie e profonde.

Perciò abbiamo bisogno di sviluppare principi con i quali possiamo analizzare le nostre lotte per vedere se queste ci mettono in una posizione più avanzata per sconfiggere le inumane forme di esistenza cui siamo costretti, se queste riducono le gerarchie e creano spazi più ampi di partecipazione democratica. Alcuni di questi principi includono: la riduzione del rischio di essere cooptato dal capitale; la sicurezza che le nostre lotte e le nostre rivendicazioni siano adatte a molti settori, bisogni e aspirazioni; la sicurezza che esse incorporino il principio di liberazione umana. Perciò noi dobbiamo essere sicuri che la riduzione dell’orario di lavoro in un paese non si traduca nell’espansione del lavoro in un altro luogo. Noi possiamo anche sviluppare gli elementi che ci permettono di distinguere tra i progetti imposti dall’alto e dall’esterno attraverso il capitale e quelli fatti dal basso e dall’interno delle stesse popolazioni.

La battaglia per la riduzione dell’orario di lavoro significa anche più tempo per combattere contro il capitale e più tempo per sviluppare alternative di produzione, di vita e di redistribuzione del lavoro domestico. Noi simultaneamente rivendichiamo salari più alti e l’uguagliamento dei salari tra uomini e donne, tra cittadini e immigrati, tra nord e sud, tra i differenti tipi di lavoratori, tra i gruppi etnici. La battaglia per la riduzione dell’orario di lavoro non è una lotta solo dei lavoratori salariati, ma è anche dei non salariati, dei milioni di agricoltori, braccianti, studenti, disoccupati, anziani, casalinghe e indigeni di tutto il mondo. Per esempio, la costruzione di un pozzo può tradursi in una riduzione di molto lavoro faticoso, sia per gli uomini che per le donne. Quando riduciamo il tempo di lavoro, dobbiamo assicurarci che ci sia un’equa ripartizione del lavoro che riteniamo necessario; dobbiamo anche insistere sul fatto che questo lavoro si svolga in modo sano e dignitoso.

IV . STRATEGIE E AZIONI

Il reddito garantito è un diritto di tutti i residenti di una nazione al fine di assicurare una vita dignitosa. Diciamo residenti perché questo diritto appartiene agli immigrati oltre che ai cittadini: tutti abbiamo il diritto di ereditare la ricchezza e le conoscenze che sono frutto di secoli di attività collettiva umani. Questo diritto esiste indipendentemente dall’obbligo di lavorare per il capitale. Si può conquistarlo senza lavorare, attraverso varie lotte come l’occupazione delle case e delle terre, la riappropriazione e il rifiuto di pagare i vari servizi.

Nel Sud e in alcuni luoghi del Nord, il diritto alla terra, all’acqua e ad altri mezzi di produzione agricola sono essenziali per una vita degna e per la creazione di società giuste. Questi diritti non possono essere limitati dall’obbligo di produrre per il mercato capitalista. La creazione di spazi alternativi per la produzione e la vita sociale è un’ottima cosa di per sé, perché permette di relazionarsi fuori e oltre il mercato. Inoltre può frenare l’espansione capitalista e sostenere la creazione di spazi dove le lotte possono crescere ed essere protette. In questo modo possiamo costruire molte forme di organizzazione delle nostre vite e della produzione. Il soddisfacimento dei nostri bisogni fuori dal diretto controllo del mercato ci permette di lottare contro il capitale su un terreno più favorevole. Queste alternative possono sorgere dalle forme tradizionali del lavoro, anche se alcune di queste forme tradizionali implicano lo sfruttamento e pertanto devono essere eliminate. Molte forme del settore No-profit (ipoteticamente indipendente dal mercato e dallo stato) non sono reali alternative al lavoro capitalista, bensì nuove forme di lavoro capitalista con salari più bassi.

Tutte queste lotte - la riduzione dell’orario di lavoro, il reddito garantito, il controllo dei mezzi di produzione, lo sviluppo di alternative, si possono impiantare sia nel Nord che nel Sud, ma in modi diversi a seconda delle diverse situazioni specifiche. Queste lotte possono essere contraddittorie, cosicché dobbiamo considerare il modo in cui si possano supportare e rafforzare reciprocamente, invece di essere utilizzate l’una contro l’altra. Le nostre lotte sono più forti quando sono connesse tra loro, perché così le rivendicazioni individuali non possono essere isolate o sussunte. Dobbiamo costruire un processo di arricchimento e di estensione delle nostre lotte, processo che avviene attraverso un’analisi attenta e una discussione aperta. In questo processo e importante trasformare le relazioni tra uomo e donna nella vita politica e personale. Per fare ciò, non solo le donne, ma anche gli uomini devono assumersi questa battaglia.

Per lottare con successo e costruire un nuovo mondo, necessitiamo di molte forme di organizzazione . Insistiamo sul diritto di tutte le persone ad auto-organizzarsi ed all’autodifesa contro gli attacchi degli stati, delle multinazionali, dei gruppi fascisti e paramilitari.

Per conseguire le nostre rivendicazioni e avanzare verso un mondo che contenga molti mondi, dobbiamo sviluppare strategie e analizzarle alla luce dei nostri principi e dei nostri obiettivi. Dobbiamo analizzare le istituzioni e i processi neoliberisti nelle sue forme finanziarie, politiche, militari, ideologiche e culturali , oltre che nelle sue forme di produzione e di consumo. Sappiamo che il sistema capitalistico e neoliberista è solo una delle molte espressioni del potere di sfruttamento, e che alcune di queste sono precedenti al capitalismo stesso, come il patriarcato, il razzismo e le distinzioni di casta. Noi ci assumiamo il compito di lottare contro tutte le forme di sfruttamento e di oppressione.

Siamo concordi nel costruire reti come forma fondamentale di organizzazione, piuttosto che partiti o altri tipi di organizzazione. Vediamo queste reti come un modello orizzontale e partecipativo, come un modo di prefigurare il futuro per il quale lottiamo, anche se riconosciamo che queste reti di per sé non risolvono le questioni del potere e della democrazia nel nostro modo di autorganizzarci. Ma ci sono molte domande sul miglior modo per procedere:

Le azioni coordinate al di là delle frontiere nazionali attraverso una rete o delle lotte, possono assumere molte forme, tra le quali:

Con questi ed altri metodi, possiamo intraprendere azioni contro le istituzioni e le pratiche che ci attaccano. Il tavolo 1a e 1b riconosce che si sono molte azioni degne di appoggio, però vogliamo esprimere qui il nostro appoggio esplicito ai seguenti :

V . CONCLUSIONI

Ci siamo riuniti per aiutare a costruire un mondo di dignità e di umanità. La ricchezza delle nostre discussioni, il calore dei nostri interscambi e la umanità delle nostre esperienze e lotte, ci hanno dimostrato che siamo soggetti dignitosi. Ma questa dignità è scacciata da noi quando la macchina del lavoro capitalista ci usa per i suoi fini. Abbiamo un’idea sui principi generali che potranno dar voce a un NO!, a un dissenso collettivo e forte a questa forma inumana della vita. Però sappiamo che esistono anche molti SI!, molte visioni differenti ma compatibili intorno a come esercitare il potere sulle nostre vite come vite umanamente degne. Vogliamo che fioriscano questi SI!

Su queste fondamenta dobbiamo sviluppare, discutere e dibattere rispetto alle strategie che possiamo utilizzare, nelle nostre distinte circostanze, per creare un mondo di giustizia, di democrazia diretta dal basso e di dignità. Speriamo che il prossimo incontro si concentri su queste strategie e che riprenderà il lavoro che avremo fatto da oggi fino ad allora.

Un NO! Molti SI!

31 Agosto 1997, Madrid, Spagna
Terzo pianeta del sistema solare

P.S.: infine volevamo ringraziare i compagni e le compagne che hanno organizzato questo incontro per l’enorme lavoro che hanno fatto. Questo sforzo silenzioso ha reso a noi la possibilità di incontrarci e di costruire, al di fuori del brutale mondo capitalista che ci circonda, ciò che un membro del nostro tavolo chiama questa preziosa "bolla di comunismo".

(traduzione ed invio a cura di <fcaruso@benevento.peoples.it>)

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Indice del 2° Incontro Intercontinentale