"CASCATA DI VOCI"

(tratto dalla Jornada del 2 agosto 1996)

Il veterano dirigente contadino Hugo Blanco, peruviano, gradisce degli zapatisti due cose:" una, l'universalità del suo pensiero e della sua chiamata. Non solo chiamano la sinistra, ma tutta l'umanità che sta contro il neoliberismo". La seconda "è la democrazia. Le sinistre hanno commesso errori che sono sconfitte".

Accetta che la sua generazione abbia ereditato una sconfitta "per l'assenza della democrazia nelle organizzazioni".

Questo annullò molti pensieri, riconosce il peruviano.

Per Blanco, il movimento zapatista "ha ottenuto un metodo rivoluzionario valido per tutto il mondo", e si augura che le nuove generazioni sappiano convertire la lotta in vittoria.

Le parole di Touraine

Gli interventi di Alain Touraine durante il giorno, hanno chiamato potentemente l'attenzione sia di partecipanti come di osservatori.

È il primo a prendere la parola in questa cascata di voci.

Menziona come prima cosa "l'enorme importanza che vediamo nello sforzo di rinnovamento politico, sociale ed intellettuale che rappresenta l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale".

Anche lui si riferisce all'universalità: "Lo zapatismo rappresenta uno dei grandi sforzi sociali, come Nelson Mandela e Martin Luther King".

Hanno evitato "il rinchiudersi in un comunitarismo", in cerca di equilibrio "tra il regionale ed il nazionale. L'Esercito Zapatista deve prendere responsabilità politiche", e per quanto riguarda la minaccia militare, esterna dice:

"Spero che partecipino in molti da tutto il mondo nella difesa di questo movimento indigeno".

L'importante uomo di teatro Jacques Blanc riconosce che condivide dubbi con il Subcomandante Marcos ma ha chiaro che la distinzione chiave del mondo attuale è tra "quelli che sono con la democrazia e quelli che sono contro".

A proposito di cose inspiegabili, non so come possono essere tanto amabili gli intellettuali e i politici, la maggioranza già di considerevole età, sono venuti fino qua a pattinare nel fango e a sopportare scomodità e inconvenienti selvatici".

Tuttavia gli rimane la voglia di parlare bene degli zapatisti. Come Pablo González Casanova, con la voce stanca dopo un lungo giorno, non privo di complicazioni: "Gli zapatisti non solo ereditano la loro propria lotta, ma anche quella del popolo messicano e la storia del Messico, ricreandola e facendola".

Gli riconosce una "immaginazione politica sorprendente" e trova nel loro discorso "le più recenti forme del discorso filosofico universale".

Però ricalca ciò che è più urgente: la lotta per la pace. " Non si giungerà alla pace se non si rispetterà la dignità dei rivoltosi. Per loro, vendersi è peggio che morire".

Il cineasta russo Pavel Luguin, riconosce: "Qui mi trovo fra due tempi e due spazi" e continua dicendo che "già è nato lo zapatismo internazionale".

Ma il suo messaggio è anche un allarme. Forse pochi partecipanti all'Incontro Intergalattico hanno avuto sentimenti più contraddittori di quelli di Pavel Luguin, al quale l'esperienza sovietica e la sete di libertà gli sensibilizzano enormemente la pelle.

"Non bisogna dimenticare che lo zapatismo è in pericolo. Il 6 di agosto ricomincerà il dialogo e sento un vero pericolo. Spero che tra tutti lo potremo controllare", dice seriamente emozionato.

Secondo il Subcomandante Marcos, l'Esercito Federale aspetta che finisca questo incontro " per indurire la sua posizione contro gli zapatisti" e rivela la possibilità che ci sia un attacco al comando zapatista, poiché già esistono corpi scelti delle unità d'assalto, disseminati nella selva.

"Questa mattina è cominciato un movimento di truppe speciali a Guadalupe Tepeyac", ha detto.

Gli zapatisti temono "un inasprimento militare che potrebbe porre in rischio il dialogo, una provocazione, per vedere se rompiamo il dialogo".

Si avvicina, dice, un momento di definizione: "Dobbiamo decidere fra la via militare e quella politica. Quando arriverà il momento, la decisione sarà nostra. Chiediamo comprensione".

Secondo Marcos, l'unica cosa che il governo accetta dagli zapatisti "è la resa".

Frattanto, Danielle Mitterrand considerava che "i giovani dei 43 paesi saranno i vettori della solidarietà con i militanti zapatisti del Chiapas".

Qualcuno domanda a Marcos: che cosa si aspettano gli zapatisti dall'incontro?

"Non abbiamo nessuna maledetta idea", aggiunge inoltre che fino ad alcuni giorni fa aspettavano che cominciasse l'incontro, "adesso vorremmo che finisse".

Si avvicina il momento della verità: la chiusura. Woodstock del terzo o quarto mondo, e dimenticati di Avandaro. Non è la prima, né sarà l'ultima volta.

Those were the days

Qualche volta il comandante guerrigliero Douglas Bravo, il cui interesse nel movimento indigeno del Chiapas è inoccultabile, aggiunse che "da questo luogo selvaggio si è scatenato un movimento che va dalla poesia fino alle armi alla mano, tutto ciò propizia una specie di nuova istituzionalità".

Bravo, che sa tutto ciò, riscatta il fatto che "gli zapatisti hanno una concezione differente della guerra".

Inoltre lo inquieta il destino dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale: "Dobbiamo essere molto preoccupati, perché qualunque governo dell'America Latina sta sicuramente pensando cosa fare perché sparisca un esempio di questa genuinità" nel continente.

( Tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)

Indice dell'Incontro Intercontinentale